Dopo anni di speranze, petizioni e dubbi, finalmente ha debuttato nel mondo la Zack Snyder’s Justice League, la versione originale del film uscito nel 2017.

Nel bene o nel male questa recensione è frutto di un primordiale movimento che, se darà i suoi frutti, potrà scatenare un effetto domino in quel di Hollywood di dimensioni bibliche. Un prodotto richiesto a gran voce dalla community, un’estesa cerchia di fan estremamente delusa da quanto accaduto pronta a ergersi di fronte a una delle major cinematografiche più imponenti solo e soltanto per avere in dono quel che tanti, tutti in cuor loro desiderano di visionare: la vera, unica Justice League di Zack Snyder. Una pellicola dal travaglio perpetuo e doloroso, segnata dall’abbandono del regista a causa della drammatica scomparsa della figlia, consegnata frettolosamente nelle mani di Joss Whedon che non riuscì in alcuna maniera a dare un minimo senso di continuità autoriale a quanto prodotto fino a quel momento. Il risultato finale fu sotto gli occhi tutti, e onestamente trovo ridondante e scadente star qui a parlarne per l’ennesima volta. Tutto qui.

Amo le premesse, lo sapete, e mai come stavolta trovo necessario argomentare un personale pensiero prima di procedere con una diretta e severa analisi della pellicola. La recensione qui presente è frutto di un’onesta e oggettiva critica intellettuale non influenzata in alcuna maniera da un becero tifo da stadio palesatosi a più riprese nei confronti di Zack Snyder e di questa Justice League. Mi rivolgo ad ambedue le fazioni, con un leggero indirizzo a chi per passatempo ha solo e soltanto schernito l’operazione senza avere tra le mani alcun dato certo del risultato finale: qui non troverete nulla di tutto questo, personalmente non darò vita a questo teatrino svilente e personalmente non alimenterò il fanatismo in ambedue le posizioni nei commenti su Comics Universe o privatamente. Qui si fa critica seria, non chiacchiere da bar e lo sottolineiamo solo e soltanto perché io, e sono certo l’intera Redazione, ha passione in quel che pensa, osserva e scrive. Stop.

Un atto d’amore e di coerenza professionale, spoglio da ogni egocentrismo

Si, inizio subito con un’esclamazione che manderà in escandescenza tanti lettori. Sono conscio di quanto scritto e lo ribadisco, la Zack Snyder’s Justice League è un commovente atto d’amore nei confronti della cosa più cara posseduta dal regista: Autumn, sua figlia. Questo è il motore che ha animato un’operazione così tanto coraggiosa e unica nel suo genere, non l’egocentrismo additato a più riprese a Snyder (ma anche se fosse, detto tra di noi, che male sarebbe? In cuor nostro, anche se lo nascondiamo furbescamente, siamo tutti degli animali pronti a primeggiare sull’altro per ego personale e nulla più) bensì un’emozionante chiusura a un cerchio che per tutta la vita non farà dormire la notte l’uomo, prima del professionista. Tornare a lavorare su di un qualcosa che ricordi costantemente una dolorosa perdita è stata la sola maniera che ha avuto Snyder per omaggiare la memoria di sua figlia. Non ho mai utilizzato simili retoriche nei miei articoli, mai, ma stavolta è stato necessario perché questo ho percepito in tutta la durata del film. Amore e passione.

Andiamo diretti al punto: ne è valsa la pena?

Justice League

Personalmente reputo la Zack Snyder’s Justice League un’operazione tanto insolita quanto sorprendentemente riuscita sebbene, sarei disonesto a non pensarlo e scriverlo, manchi di alcuni elementi e pecchi in una sproporzione ritmica tra scene d’azione e sproloqui narrativi. Non voglio dire più di tanto a livello informativo perché ci sono state tante aggiunte a quanto visto nel 2017 e ciò ha comportato la conseguente durate di quattro ore. C’è finalmente una coerenza tra quel che si vede e dice, con un’oscura palette di colori finemente utilizzata atta a immergere lo spettatore nel mood “dark” ben noto anche nelle precedenti pellicole firmate da Zack Snyder (Man of Steel e Batman v Superman: Dawn of Justice). 

Tutti i personaggi sono finalmente incasellati nel giusto binario narrativo – sempre se ci sarà per molti un futuro, ma ne parleremo in chiusura – e i minuti di pellicola spesi su ciascuno di loro rendono ad esempio giustizia a una complessa figura come quella di Cyborg (uno degli aspetti più positivi del prodotto). Lo stesso Flash – per quanto non mi faccia impazzire la conferma del mood scanzonato scelto per il giovane Barry Allen  – ha ora un senso logico grazie a sprazzi del suo background condito da tante strizzate d’occhio (la battuta sul comprendere il linguaggio dei gorilla m’ha strappato un grande sorriso, a buon intenditor poche parole) ed anche le informazioni spese su Aquaman danno ancor più senso logico alla successiva pellicola stand-alone dedicata ad Arthur Curry. Anche Batman, interpretato come sempre magistralmente da Ben Affleck, ha finalmente quella centralità che sposa amabilmente la figura del Pipistrello di Gotham. Insomma, c’è quella profondità autoriale mancante proprio nel lavoro svolto da Whedon e che ovviamente ne ha penalizzato la resa finale. 

Elemento penalizzante della Zack Snyder’s Justice League è il suo essere nettamente introduttiva, un mettere semplicemente dei pezzi su di una scacchiera narrativa pronti a essere mossi non ora bensì in un futuro. La definisco, fumettisticamente parlando, un equo punto d’inizio per i neofiti del DCEU con prospettive, purtroppo, avvolte da una nebbia molto, ma molto fitta. Credo di non essermi mai trovato di fronte a un buon lavoro senza sapere in alcun modo se, e quando avrà mai un continuo, una giusta evoluzione. Un bizzarro controsenso produttivo che macchia di molto il giudizio dell’operazione e che, stavolta è giusto, mi porta a puntare il dito su chi ha permesso che accadesse tutto questo. 

Un potenziale così sprecato è un insulto stesso per la DC Comics oltre che per gli attori e sceneggiatori che hanno lavorato a questo e altri progetti antecedenti e conseguenti alla Justice League, fa riflettere non trovate? Case history perfetta di come non gestire un brand di tali proporzioni. Tutto perché si voleva rincorrere un diretto competitor, i Marvel Studios, senza rendersi conto che era già presente un’alternativa valida, differente che poteva dare i frutti senza alcun problema. Di certo non avrebbe portato gli stessi risultati dell’Infinity Saga ma, sono certo, sarebbe stata profittevole nelle giuste mani. 

Tanta amarezza per quel che, forse, non sarà e per quel che è stato

La Zack Snyder’s Justice League non è in alcun modo uguale al prodotto uscito al cinema, anzi, è un qualcosa di energicamente e volontariamente diverso. Oserei dire che è la volontà autoriale fatta pellicola, un moto atto a contrastare scelte non personali (e completamente fallate visti i risultati passati) che lascia davvero tanto, tantissimo amaro in bocca per quel che non sarà. Gli ultimi 30/40 minuti della Zack Snyder’s Justice League aprono così tanti spiragli narrativi da lasciare inermi lo spettatore, almeno col sottoscritto è accaduto, a causa della concreta consapevolezza che salvo miracoli non avrà un seguito nulla di questa primordiale idea. 

Un paradosso o, meglio, un fallimento in cui perdono tutti. Se ritenente che Zack Snyder vinca dopo questa mossa sbagliate di grosso, fidatevi che il primo sconfitto è proprio lui. Un’idea monca è il peggior tormento che uno sceneggiatore possa provare, che tutto questo sia d’insegnamento per tutti gli addetti ai lavori. Godetevi quest’operazione, discutetene con ardore e infine riflettete sull’intrinseco messaggio lasciato. Che peccato. 

Nota finale, un consiglio per una buona visione. La Zack Snyder’s Justice League è suddivisa in capitoli di Tarantiniana memoria, per questo motivo vi consiglio di fare una simbolica pausa dopo il terzo e successivamente immergervi fino alla conclusione. Fidatevi. 

Zack Snyder’s Justice League - la recensione dal retrogusto amaro
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