Si è conclusa su Sky Atlantic la prima stagione di Watchmen, ambiziosa serie TV realizzata da Damon Lindelof per HBO.

So bene che vi avevamo promesso ben altro percorso d’analisi ma, a causa dell’inattesa evoluzione qualitativa del prodotto, ho deciso di scriverne nuovamente dopo averla finita di vedere in tutta la sua amabile compiutezza. Sarà una recensione molto netta, con giri di parole centellinati vista l’estrema facilità nel parlare di un qualcosa che, dopo qualche giorno di riflessione perenne, mi porta a esternare questa solenne certezza: Watchmen è la serie televisiva del 2019 e, per rimanere in tema di classifiche, può serenamente essere classifica come una delle migliori opere d’impatto seriale realizzate nell’ultimo decennio.

Damon Lindelof è riuscito nell’impresa titanica di oltrepassare, con sommo rispetto sia chiaro, il capolavoro editoriale firmato da Alan Moore & Dave Gibbons inscenando un prodotto di altrettanta rilevanza che, posso serenamente mettere la mano sul fuoco, segnerà la via ad altri sceneggiatori su come, azzardando a più non posso, si possa ancora far rimanere letteralmente a bocca aperto lo spettatore grazie a un coerente e perfetto intreccio narrativo. La serie di HBO riesce infatti, sfruttando costantemente il flashback come alternatore di ritmo, a concludersi, in sole nove puntate, in una maniera tale da dare tutte le risposte a ogni domanda posta nelle puntate antecedenti al finale. Una stagione autoconclusiva che, perdonate la schiettezza, dovrebbe rimanere tale per quanto sia perfetta nella sua semplicità. Per assurdo, non voglio vedere in alcuna maniera una (quasi certa, il business è pur sempre l’ago della bilancia per decisioni del genere) seconda stagione di Watchmen: non ne sento il bisogno e, anzi, rischierebbe di intaccare uno degli avvenimenti più importanti della serialità televisiva contemporanea.

Ora, con questa accorata premessa, vi porto a scoprire (per chi ancora fosse dubbioso di quanto detto fino ad ora) o ricordare quali siano i punti di forza di questo prodotto. Tenterò di rimanere vago nei dettagli narrativi onde evitare spiacevoli spoiler ma, fidatevi, mai come stavolta sarà dura visto che, se ancora non si è compreso bene, la trama è il punto di forza maggiore di Watchmen. Ho detto una banalità? Forse, ma chi se lo sarebbe aspettato fino a qualche mese? Se avete la memoria corta ci penso io: nessuno. Tutti, me compreso, erano terrorizzati da questo progetto.

Dal passato al presente, Watchmen è da sempre lo specchio della realtà che ci circonda

Se l’opera originale di Moore & Gibbons poneva la lente d’ingrandimento sulla realtà frammentata degli anni ’80, la serie televisiva di HBO trasporta Watchmen nel presente che noi tutti viviamo: una realtà che vive d’apparenze, di incoerenze e, soprattutto, che teme l’ideologia estrema. Anche il concetto stesso di maschera viene del tutto reso inerme passando da un simbolismo eroico a un qualcosa di spaventoso, diabolico e, semplicemente, corrotto. Chi controlla i controllori? Questa frase viene ripetuta dall’inizio alla fine della serie televisiva e, man mano che andrete avanti, comprenderete bene lo scopo di questo interessante ribaltamento culturale attuato da Lindelof stesso.

Se ci pensate bene, focalizzandovi sulla nostra realtà e non fantasticando, è il più classico dei modus operandi per cambiare l’attenzione mediatica e instillare nuove paure e necessità. Il simbolismo della maschera di Rorschach viene completamente spogliato della sua moralità per essere capovolto completamente. Il tema del razzismo, infine, viene ripreso nuovamente sfruttando Tulsa e i fatti realmente accaduti negli anni ’20 per empatizzare ancor più la delicata, e mai attuale come negli ultimi tempi, tematica. 

La fortuna aiuta gli audaci

Damon Lindelof, in nove episodi, ha completamente effettuato una devastante tabula rasa su tutto quel che Alan Moore aveva inscenato nella sua opera madre. HBO ha letteralmente dato carta bianca all’autore vincendo, visti i risultati, una folle scommessa se ci si sofferma a pensare. Chi poteva avere il coraggio di intaccare un prodotto che, non esagero nel dirlo, è uno dei caposaldi del fumetto degli ultimi 35/40 anni? Onore agli audaci.

Ogni personaggio ben noto, vedasi Adrian Veidt (menzione d’onore per l’interpretazione del grande Jeremy Irons) e il Dottor Manhattan, viene infine relegato da una parte grazie alla precisa volontà di snaturalizzare la loro narrativa centralità e raccontare, senza tanti giri di parole, la storia d’origine di Angela Abar.

Un escamotage che azzera completamente il passato e che, proprio come un orologio scocca l’inizio di un nuovo giorno, fa ripartire completamente il corso degli eventi con una protagonista che, forse non lo sapremo mai, cambierà in meglio le sorti della Terra. Proprio per la sua perfetta conclusione, al momento una seconda stagione non ha proprio ragion d’essere e, concludo, andrebbe a ledere la visione stessa di Lindelof e del suo coerente racconto in questa serie. Watchmen HBO è stato un vero e proprio miracolo. Dategli una chance, non vi pentirete del tempo speso.

Watchmen, recensione dell’iconica serie televisiva firmata HBO
95%Overall Score
Reader Rating 6 Votes
70%