Watchmen, serie sviluppata da Damon Lindelof per HBO, ha debuttato nella notte tra domenica e lunedì negli Stati Uniti e in Italia (su Sky Atlantic). Ecco il nostro commento senza spoiler.

Primo disclaimer: questo articolo su Watchmen è frutto della visione della prima, e unica al momento, puntata andata in onda su Sky Atlantic Italia. Non è una recensione dell’opera bensì, metaforicamente parlando, un semplice commento dopo aver assaporato l’antipasto della serie televisiva prodotta da HBO.

Secondo disclaimer: ci riaggiorneremo a tappe e, dopo un saggio punto della situazione a metà del percorso, andremo infine a concludere la recensione (con un possibile voto simbolico) dopo aver visionato la nona e ultima puntata della stagione. I giudizi potranno dunque mutare a seconda di quel che accadrà, è importante sottolineare questo aspetto onde evitare spiacevoli polemiche.

Terzo disclaimer: Comics Universe ha sempre rispettato un sacro dogma, non ci saranno spoiler di alcun tipo e, se ne sentiremo davvero il bisogno in funzione di una critica ancor più costruttiva e completa, avvertiremo il lettore in maniera repentina. Insomma, state tranquilli.

Watchmen

Tick Tock, Tick Tock, Tick Tock…

Silenzio e tanto pensare, questo mi ha dato la prima puntata di Watchmen targata HBO. Un misto di sensazioni positive, che hanno spazzato di netto un mio personale timore verso questa produzione, e che, dopo tanto tempo, mi hanno fatto salire di netto la “scimmia” nel saperne di più. Mai come stavolta, la suddivisione di una sola puntata a settimane, sarà veramente tosta da sopportare. Ma come mai esordisco con questa precisa espressione? Semplice, perché il Watchmen di Damon Lindelof tutto vuole tranne quello che di subire in maniera passiva la pesante eredità lasciata da Alan Moore.

Non per partito preso eh, ma vorrei escludere di netto la versione cinematografica di Zack Snyder in questo “confronto” sebbene ci siano, già in una sola puntata, dei leggeri richiami anche verso quel prodotto Lindelof utilizza in maniera intelligente quel che già sappiamo non scadendo nel banale bensì, per i più attenti e amanti dell’opera originaria, ponendo il citazionismo come ciliegina sulla torta di un dolce ben gustoso e, proprio come il ritmo della prima puntata, mai pesante sullo stomaco. Insomma, un mix soddisfacente tra il passato e il presente.

Quel che accade e che accadrà, o forse no?

Lindelof gioca con l’inesorabile ticchettio dell’orologio che scandisce il tempo e, portandoci in un baleno dal 1921 al 2019, immerge il pubblico in un contesto non apatico bensì frenetico e ricco, sin dalla prima puntata, di intrecci narrativi, di colpi di scena e di tanti, tantissimi dubbi: non vi diciamo oltre (magari ne potremo discutere assieme nei commenti) per non rovinare la sorpresa.

Sappiate solamente una cosa, badate bene a quel che accade (e non è finzione eh, pura realtà della nostra storia) in occasione della strage razziale a Tulsa, Oklahoma. Quei fatti incideranno totalmente con il Watchmen HBO, proprio come accadde col Vietnam nell’opera originale. Un confronto che mi sembra doveroso porre all’attenzione visto che, per scelta diretta del regista, è la vera e proprio apertura “teatrale” (con una sublime parentesi di cinema muto) all’intera sua opera. Non sottovalutate questo intermezzo, le prossime puntate potranno confermare o smentire la mia sensazione a riguardo.

Interessante parlare brevemente anche del presente e di una scelta alquanto gradito: il rovesciamento totale della medaglia in termini di vigilanza. Dopo quel che è accaduto a New York negli anni ’80 (armistizio USA/Unione Sovietica) e dalle azioni del Dr. Manhattan, l’Oklahoma di Lindelof vive un rovescio della medaglia alquanto inusuale: il corpo di polizia, per preservare la propria identità, utilizza delle maschere gialle per tutelare la propria vita, e quella dei propri cari, arrivando addirittura a inscenare delle vere e proprio vite a doppia identità. Fa pensare molto questa scelta del regista, ricordando come i vigilanti sono ormai divenuti illegali dopo le celebri manifestazioni passate in quel di Washington. Ma proteggersi da chi? Da un sovversivo movimento noto come la Settima Cavalleria, ispirato per aspetto e ideale al celebre Rorschach e al suo illuminante e veritiero diario.

Tanti richiami all’opera madre, utili e mai soffocanti a questo nuovo prodotto. Per il momento. Con questi piccoli spunti, e come da titolo di questo breve paragrafo, è ben chiaro come, essendo la prima puntata, tutto viene presentato al grande pubblico in funzione di un progetto narrativo diluito in più puntate: al momento il ritmo funziona, vedremo come si evolverà.