La scorsa settimana ha debuttato al cinema Venom: La Furia di Carnage di Andy Serkis, con Tom Hardy e Wood Harrelson.

Ci sono pellicole che rimangono impresse per la loro magnificenza, altre invece al contrario, a causa di un mix di elementi così bislaccamente composti da risultare essere un qualcosa di così negativamente unico da dover essere preso in esame e analizzarlo nella maniera più ponderata e riflessiva possibile. Reputo che elogiare un prodotto è un qualcosa che tutti possono fare, criticare un prodotto fallato invece porta il soggetto (che sia un giornalista, opinionista o quel che volete) in una sottile linea tra la professionalità e la goliardia tanta amata nel web ai giorni nostri. Venom: La Furia di Carnage mette davanti a questa scelta e io, dopo averci riflettuto sopra per ore ed ore, ho deciso di sposare la linea della serietà trovando un equo e oggettivamente corretto modus operandi nel recensire una pellicola che, lo anticipo fin da ora, mi ha lasciato basito e sconcertato. 

Andiamo per punti, sottolineando come sempre che l’articolo è rigorosamente NO SPOILER se non per il paragrafo finale – che verrà evidenziato così da evitare spiacevoli sorprese durante la lettura – dedicato a un pensiero riguardante l’unica scena post-credit. So bene che per molti è il “segreto di Pulcinella” a causa della distribuzione anticipata negli Stati Uniti rispetto al Bel Paese ma è sacrosanto rispettare la community nel suo insieme, soprattutto chi per motivazioni personali ha giustamente deciso di arrivare completamente all’oscuro di tutto questo prima dell’arrivo della pellicola nelle sale cinematografiche italiane.

Il problema è la forma, non il contenuto 

Venom: La Furia di Carnage

Ma cosa ho visto in sala?“. Questa è la domanda che durante e soprattutto dopo rimbomba nella mia testa a casa di Venom: La Furia di Carnage. Le risposte sono molteplici – alcune che non possono per etica scritte tra queste righe – ma opterei per riassumere il tutto affermando che Andy Serkis ha messo in scena uno dei peggiori cinecomics di sempre o forse, dato il budget a disposizione (110 milioni di dollari) estremamente più elevato rispetto ad altre produzioni cinematografiche di genere del passato come Ghost Rider o Daredevil, il peggiore. 

No, non esagero e non voglio che passi questo come finto sensazionalismo “acchiappa click o commenti” poiché di ragioni per demolire questo prodotto ce ne sono e, pur rispettando il gusto altrui, è oggettivo non riscontrare delle debolezze proprio nelle basi su come si debba costruire un film tra sceneggiatura, personaggi ed altro.

Non si tratta in alcun modo del contenuto – ormai lo sanno anche i sassi che della canonicità o del rispetto verso il Venom fumettistico non sia importato a nessuno in sede di produzione sia del primo che del secondo capitolo – bensì della forma e messa in scena. Questo è grave, gravissimo e mi sconcerta pensare che un prodotto del genere possa avere il via libera di approdare nelle sale cinematografiche nel 2021. Forse sarebbe stato “apprezzabile” negli anni ’90 ma ora no, mi spiace e mai nessuno potrà convincermi del contrario. 

Il problema è la forma, non il contenuto e Venom: La Furia di Carnage porta allo spettatore un’ora e trenta circa di ritmo forsennato e caotico. Una precisa scelta autoriale che lascia il fianco a così tanti errori e rimpianti – come lo spreco totale di un iconico attore come Woody Harrelson – da chiedersi se il sottoscritto o qualsiasi altro lettore di Comics Universe potesse fare un lavoro migliore al minimo sforzo. 

Non c’è alcun approfondimento dei personaggi se non rapidi flashback del passato, non c’è interazione, non c’è empatia, non c’è sofferenza (in un prodotto che invece dovrebbe averne a secchiate), non c’è sfida ingaggiante tra i Simbionti e infine non c’è alcun senso logico nella creazione di Carnage e nelle sue motivazioni insite. Tutto volutamente fumoso e proprio per questo, fatemelo dire, provo invidia per chi vedrà questo prodotto spoglio di ogni conoscenza pregressa del personaggio. Se lo godrà, a differenza del sottoscritto e di tanti altri che metaforizzeranno Venom: La Furia di Carnage come una costante e dilaniante pugnalata al cuore. Si, dovevo dirlo. 

Un costante maltrattamento del (gran) materiale e disposizione

Sapete realmente cosa mi ha profondamente deluso? Questo voluto e ricercato spreco del gran materiale a disposizione. Spesso e volentieri il fallimento di una pellicola è da inputare anche a delle reference di poco interesse e/o a un casting non consono ai personaggi che si vogliono raccontare ma qui, assurdo dirlo, c’era un così alto potenziale da poter dare alla luce un bel prodotto. Tom Hardy, Woody Harrelson, Stephen Graham (per capire la reale bravura di questo attore basta semplicemente aver visto Boardwalk Empire) e tutto il resto dovevano essere messi nelle condizioni – eccetto il primo che è complice assieme a Serkis di tutto questo – di poter esprimere al meglio il loro reale valore. Troppa CGI, troppe esplosioni, troppo caos e poca interpretazione: mancano dialoghi quantomeno apprezzabili, frasi memorabili o qualsivoglia elemento che possa lasciare allo spettatore qualcosa per cui ricordare quell’attore o meno.

Venom: La Furia di Carnage è un EGC piatto, morto senza alcuna scintilla che dia entusiasmo a chi lo osserva.

L’altro elemento su cui vorrei fermarmi è inerente alla figura di Venom e di Carnage, un duo che nella controparte cartacea ha da sempre incantato generazioni e generazioni di lettori tra lotte efferate e team-up contro Spider-Man. So benissimo che uno dei primi errori mentre si analizza un cinecomics è quello di paragonarlo al Fumetto ma qui, ed è sconcertante dirlo, c’è un netto e arrogante dictat nel rinnegare ogni possibile reference – eccetto qualche easter eggs sparso a casaccio – a causa di una profonda e deleteria sicurezza di sé stessi. Il Venom cinematografico è ormai un “clown”, una figura che affligge lo spettatore con un costante e inadatto humor mentre Carnage è un personaggio uscito fuori “quasi per caso” senza logica e ragione alcune per combattere contro la sua nemesi simbiontica. Non c’è background, non c’è una banale spiegazione – soprattutto per neofiti spettatori ignari dei Fumetti – di tutto questo bensì regna sovrano un dualismo che fin dalle prime battute appare debole, forzato e superfluo. L’impressione data è stata quella di un “contentino” al grande pubblico, come se questo scontro dovesse essere stato organizzato per forza a sfavore del solito e triste teatrino comico tra Hardy e il suo Simbionte. Sulla Shriek di Naomie Harris non voglio spendere alcuna parola se non che, di diritto, rientra i personaggi più stupidi visti sul grande schermo di questo ventennio: un qualcosa di… indescrivibile, da far cadere le braccia.

Rimanete fino alla fine per il paragrafo (con spoiler) dedicato all’unica scena-post credit! 

Venom: La Furia di Carnage

In conclusione…

Non sono mai felice nel criticare aspramente un prodotto ma, data la situazione, Venom: La Furia di Carnage è una secca e frustata bocciatura. Una pellicola pensata unicamente per far numeri, ripudiando la qualità al minimo stadio per abbracciare invece una formula che – botteghino alla mano – risulterà essere nuovamente vincente. Evidentemente hanno la ragione dalla loro parte ma, lo sottolineo anche qui, nulla potrà nascondere delle evidenti falle che rendono questo film semplicemente un autentico disastro. Da vedere in Sala solo per supportare, dato il momento, il Cinema. Mi raccomando.

Analizziamo la scena post-credit di Venom: La Furia di Carnage

Attenzione, lo ripeto, se non avete visto il film vi sconsiglio di continuare a leggere questo paragrafo.

L’unica nota d’interesse di Venom: La Furia di Carnage è senza alcuna ombra di dubbio la scena post-credit che, senza tanti giri di parole, rende ufficiale e canonico questo Venom (e non solo…) all’interno del Marvel Cinematic Universe grazie al recentissimo espediente narrativo legato al Multiverso. Tale scena proietta Eddie Brock proprio alla fine degli eventi legati a Spider-Man: Far From Home, portando all’attenzione un elemento che mi ha suscitato interesse: il cambio repentino di attenzione e umore del Simbionte nei confronti di Peter Parker.

Questo, legato al concetto di “mente alveare” dei simbionti accennato per la prima volta proprio nelle prime battute della scena post-credit, potrebbe portare in scena un “nuovo” Venom (chissà, volutamente modificato dai Marvel Studios dopo quanto visto fino ad ora) verosimilmente più affine alla controparte cartacea. Questo è l’unica speranza che ripongo in una scelta che, di base, non condivido per nulla sia nel meccanismo con cui è stata partorito che con la conseguenze che porterà all’interno del MCU. 

Venom: La Furia di Carnage – La Recensione del film "un grande spreco"
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