Grazie ad un codice review, abbiamo avuto l’occasione di tuffarci nel mondo fantasy del gioco Tiny Tina’s Wonderlands, spinoff del popolare Borderlands; ecco il nostro commento.

Dopo il sorprendente successo del primo Borderlands, uscito nel lontano 2009, le menti geniali (e folli) di Gearbox Software hanno sviluppato un intero franchise, proponendo nel corso degli anni due sequel, un prequel e diversi spin-off e DLC.

Il 25 marzo è uscito l’ultimo di una lunga serie di titoli dedicati a questo universo narrativo: Tiny Tina’s Wonderlands, che mischia l’ormai iconico stile artistico che ha reso popolare Borderlands con delle dinamiche ispirate al celebre gioco di ruolo Dungeon & Dragons, qui ribattezzato come Bunkers & Badasses.

Tiny Tina’s Wonderlands è essenzialmente una versione integrale dell’idea introdotta nel DLC di Borderlands 2 chiamato Tiny Tina’s Assault on Dragon Keep, che ha per protagonista proprio questo adorato personaggio, Tiny Tina all’interno di un nuovo mondo narrativo pesantemente ispirato al genere fantasy.

In pieno stile Borderlands, la narrativa è estremamente divertente e sopra le righe, con tante battute e momenti di leggerezza. Non a caso, il fatto che l’intera avventura sia narrata e gestita da Tiny Tina (chi ha giocato ai precedenti titoli del franchise conosce la sua esuberanza) nelle vesti di Dungeon Master, contribuisce a dar vita a situazioni a dir poco paradossali e folli.

Purtroppo l’assenza del doppiaggio in italiano influisce negativamente, in quanto a volte è difficile seguire i sottotitoli dei tantissimi dialoghi durante gli scontri a fuoco.

A inizio gioco, ci ritroveremo seduti ad un tavolo da gioco insieme a Tina e a due delle sue amiche (Valentine e Frette) durante una partita di Bunkers and Badasses, che terminerà soltanto dopo aver sconfitto il signore dei draghi. Da qui, verremo catapultati nei panni del Tessifato in questa storia dove la stessa Tina, oltre ad essere la narratrice dell’intera avventura, interverrà direttamente nel mondo di gioco, proponendo soluzioni stravaganti e situazioni folli, spesso al limite del demenziale.

La trama è relativamente classica e non brilla per originalità, ma funziona proprio per come viene raccontata e per il suo essere folle sopra le righe, con un sacco di humor ed alcuni riferimenti alla cultura pop.

Wonderlands può essere giocato da soli o in un gruppo di fino a quattro giocatori, sia in locale (grazie a schermo condiviso, dato che Borderlands è uno dei pochi giochi a proporre ancora questa utile funzione) sia via internet grazie al cross-platform.

Anche in multiplayer, il gioco risulta sempre bilanciato, in quanto il livello degli avversari si adatta automaticamente al vostro anche nelle partite dei vostri amici a prescindere dai loro progressi (se siete al livello 5 ed il vostro amico che vi ospita al 20, vedrete gli avversari al vostro stesso livello e non a quello del vostro compagno).

Dal punto di vista del genere, si tratta di un ottimo connubio tra sparatutto e gioco di ruolo, che mantiene l’anima di Borderlands, ma la evolve con una necessaria ventata d’aria fresca.

Non a caso, nonostante sia uno spinoff di Borderlands 3, questa nuova avventura si presenta con una novità sin dalle prime fasi, che rimarca questa maggiore ispirazione ai giochi di ruolo: un editor per la creazione del personaggio, che permette prima di scegliere l’aspetto, una delle sei classi (brrserker, stilomante, domartiglio, sparamagie, brandimorte e guardaspore) e le conseguenti abilità attive e passive.

Per quanto riguarda il gameplay, il DNA di Borderlands è fortemente presente anche in questa nuova avventura, che riesce a bilanciare perfettamente questa sua “doppia natura”.

Per quanto la formula del gioco possa sembrare ripetitiva, la presenza di un vasto numero di bocche di fuoco, meno tecnologiche e più “grezze”, questa volta insieme a incantesimi (che sostituiscono le granate) ed armi corpo a corpo, rendono ogni scontro unico e divertente, in quanto è possibile adottare ogni tipo di approccio.

Anche se la grafica non è al passo con i tempi, lo stile artistico in cel-shading (o meglio, uno stile basato sul cel-shading, ma con alcune aggiunte) di Tiny Tina’s Wonderlands è uno dei maggiori punti di forza, in quanto l’estetica cartoonesca si sposa perfettamente con l’ambientazione fantasy… ed anche con il mondo di Dungeon & Dragons!

Essenzialmente Wonderlands è uno shooter in prima persona ma, rispetto ai precedenti titoli del franchise, in questo caso ci muoveremo tra le varie aree del gioco (più contenute rispetto a Borderlands data l’assenza dei veicoli) nell’Overworld: una mappa ispirata ai giochi di ruolo con visuale isometrica e non più in prima persona, dove controlleremo una pedina super deformata e visiteremo svariati punti di interesse, entrando nelle varie aree per i vari scontri con i boss (alcuni ispirati ed intriganti, altri meno) dove la camera tornerà in prima persona.

Per quanto possa far risultare differente e più “scollegato” Wonderlands rispetto agli altri giochi della serie, l’Overworld è un’aggiunta decisamente intrigante per i fan di Dungeon & Dragons, in quanto include side quest ed aree segrete… senza contare la presenza di lattine, dadi poliedrici, patatine e tanto altro, che lo trasforma in un vero e proprio tavolo di gioco.

Le varie ambientazioni nelle aree di gioco si allontanano quindi da Borderlands e si avvicinano al Fantasy medievale, proponendo scheletri, pirati, troll, viverne e tante altre creature inaspettate… tutto questo senza contare le sorprese di Tiny Tina, che trasformerà anche le ambientazioni più semplici in qualcosa di più complesso e folle, andando a plasmare completamente l’ambiente di gioco.

L’intera direzione artistica è decisamente affascinante, uno degli elementi che abbiamo più apprezzato dell’intera storia da grandi fan del fantasy.

Possiamo definire Wonderlands come una vera e propria lettera d’amore all’universo di Dungeons & Dragons (e più in generale al genere fantasy), che rappresenta una interessante evoluzione dell’universo narrativo di Borderlands.

Un’avventura soddisfacente, divertente e sopra le righe con tanti personaggi buffi e pittoreschi all’interno di una ambientazione fantasy decisamente funzionante. Un esempio eccellente di come si può evolvere il genere dei looter shooter senza snaturarli, ma anche di come si possono proporre degli spinoff realmente interessanti ed innovativi, che puntano ad introdurre dinamiche ed ambientazioni differenti rispetto ad un “more of the same”.

Infine, i tanti omaggi al mondo di Dungeons & Dragons non possono non trasmettere un senso di (piacevole) nostalgia a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, hanno trascorso una serata con gli amici all’insegna della fantasia e del divertimento in qualche gioco di ruolo.

Prima di salutarvi, qualche altro appunto: il gioco ha una longevità variabile, può andare dalle 10 / 12 ore per la trama principale fino alle 20 ore per chi vuole esplorare ogni singolo angolo.

Inoltre, dopo aver raggiunto il level cap (40) ed aver terminato la campagna principale, è presente un intrigante endgame grazie alla presenza della Camera del Caos, ovvero un dungeon randomizzato e personalizzabile che include mini-boss, tanti nemici ed un boss principale, con delle ricompense migliori rispetto a quelle della campagna.

Inoltre, per chi ha acquistato il season pass, da fine aprile debutteranno una serie di contenuti aggiuntivi con altre storie per esplorare ancora di più questo interessante mondo di gioco.

Tiny Tina’s Wonderlands, sviluppato da Gearbox e distribuito da 2K Games, è disponibile dal 25 marzo su PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X / S.