Il 2 agosto ha debuttato in anteprima italiana The Suicide Squad, il nuovo capitolo sulla Task Force X diretto dal noto James Gunn. Scopritelo nella nostra recensione senza spoiler!

Ammettetelo – e sono il primo a farlo in queste prime battute – ma c’era realmente qualcuno che avrebbe scommesso in The Suicide Squad dopo il clamoroso fallimento del primo, anonimo “capitolo” uscito ormai nel lontano 2016? Beh, pur avendo a bordo il buon James Gunn a causa delle ben note vicissitudini con Disney, personalmente credevo poco nella bontà e nel senso di operare su di un progetto già “morto” a pochi giorni dal suo primo avvento cinematografico MA… è bello trovarsi di fronte a un qualcosa di così poco atteso da stupire e cambiare di netto la propria percezione e giudizio. 

Quindi, in parole povere prima di addentrarci per bene nell’analisi, com’è la Suicide Squad di Gunn? Un autentico miracolo, una prova maiuscola di cosa possa fare il regista senza alcun freno inibitorio e con un correlato budget ricolmo di denaro sonante. Non sono d’accordo sul seguire la moda del “è il più bel film di x o y” o del regalare frasi preconfezionate per dei “quotes” pubblicitari bensì sono ben conscio nell’affermare che la pellicola rientra di diritto in una personale – ma in casi del genere in cui è davvero oggettiva la qualità del prodotto – classifica dei dieci/quindici migliori cinecomics della storia del Cinema. 

Esagerazione? Moda passeggera? Nah, mi conoscete bene ormai, dunque potrete ben comprendere quanto sia corretto nel pesare le parole e dare giudizi che non vadano a gettare fumo negli occhi della gente, bensì che diano una corretta informazione per approcciare al meglio un prodotto che – vuoi per i diversi passi falsi della DC sul grande schermo – non ha chissà quale community trainante (sullo stile dei Marvel Studios) che porti il pubblico in sala senza porsi chissà quali domande. In questo momento c’è bisogno di quanta più gente possibile al Cinema per i motivi ben (purtroppo) ben sappiamo ma – con opere di tale livello – è un vero e proprio obbligo andare e non perdersi un film che diverrà nel giro di poco tempo un Cult del suo settore. 

Ultima premessa, in questo articolo non ci saranno spoiler di alcun tipo onde evitare di perdersi questa straniante follia orchestrata da James Gunn. Buona lettura…e mi raccomando, non partite prevenuti solo per il fatto che abbiate in mente il lavoro di Ayer / Warner nel 2016: non è un reboot ma potremmo definirlo tale data la qualità distante anni luce rispetto al suo zoppicante predecessore.

Il Cinema che sa divertire e appassionare sciolto da ogni catena 

The Suicide Squad è proprio questo, un prodotto che sa di liberatorio nei confronti di tante altre controparti di genere e non costantemente vincolate da schemi imposti dall’alto dalle major in un circolo ormai vizioso che, diciamolo, ha davvero stancato e fiaccato la verve di tanti, troppo appassionati. James Gunn azzera molte delle sue certezze, viste a più riprese nei Guardiani della Galassia, per portare in scena uno spettacolo tanto folle quanto geniale nella sua costruzione ed evoluzione in oltre due ore che, fa davvero piacere dirlo, volano senza stancare mai. Ma proprio mai e, anzi, lasciano quel retrogusto agrodolce nel volerne quella porzione in più per gola e non per fame. 

Parlo di un cinecomics adatto per tutti? Sì ma anche no. Lato “contenuti” è un film stand alone che potrà essere compreso anche da coloro che sono completamente neofiti della Suicide Squad, dei prodotti che lo hanno preceduto o su questo determinato genere cinematografico. Sotto l’aspetto dello “stile” invece è davvero difficile affermare come possa essere adatto a dei bambini/e oppure da persone fortemente impressionabili da una efferata violenza condita da splatter, gore e molto altro ancora. 

Gunn va di netto sopra le righe, citando costantemente la “Troma“: un’etichetta cinematografica del passato composta da film di “Serie”B” col solo scopo di divertire il pubblico esasperando di netto elementi quali l’assurdo, la violenza e tutte quelle componenti che alla base hanno poco senso ma che, se inserite nel giusto contesto, possono portare in dono un film senza tante pretese ma con una dose di divertimento e spensieratezza tale da appagare buona parte del pubblico intento alla visione. The Suicide Squad è proprio questo, prendere o lasciare. Non è il solito prodotto e, in un periodo stantio di prodotti a causa del Covid e da una voglia di osare – artisticamente parlando – povera di protagonisti, spicca in maniera così esagerata proprio per il suo così fuori dalle solite righe di un registro, come già detto prima, ormai noto ai più.

The Suicide Squad

Gli Ultimi saranno i Primi, proprio come la Suicide Squad di Gunn

Senza entrare nello specifico c’è da dire una cosa fondamentale alla base del successo dell’ultima opera di James Gunn: la perfetta gestione dei tempi nel dare a ciascun elemento della Suicide Squad una degna ed esauriente caratterizzazione. Molti dei personaggi presenti sono davvero ai margini della DC Comics ma in una manciata di minuti, ed è forse l’elemento che più ho apprezzato della pellicola, il regista riesce a inculcare nello spettatore un rapido knowhow del personaggio e il movente per cui sia parte di questa Missione Suicida capitana dalla brutale Waller. 

Tale caratterizzazione non sarebbe di certo riuscita in tale maniera senza un cast che definire perfetto è quasi riduttivo. Tante le conferme come Margot Robbie, altrettante le sorprese come John Cena (che cresce sempre più come attore di pellicola in pellicola) nei panni di Pacemaker, che riescono a dare un unicum corale di una vera e propria “squadra” affiatata sul campo di battaglia. Gunn, proprio come avvenuto nell’esordio dei Guardiani della Galassia, è riuscito a donare in questo gruppo di “super cattivi” un team building con il risultato infine di ritrovare elementi di empatia, unione e solidarietà tra figure che si ignoravano/odiavano fino a qualche minuto prima dell’inizio di questa nuova Missione Suicida. 

Gli Ultimi saranno i Primi e James Gunn, e non smetterò di sottolinearlo, ha tirato fuori un jolly dal suo mazzo così vincente da scavalcare di netto tante, ma tante produzioni apparentemente ben più blasonate della sua Suicide Squad. Difficile trovare dei difetti, davvero. Fugate ogni dubbio dalla vostra testa e correte in Sala a vederlo altrimenti… arriva King Shark! 

The Suicide Squad – la recensione (senza spoiler) della magna opera di James Gunn
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