Si è conclusa oggi la prima stagione di The Falcon and The Winter Soldier dei Marvel Studios.

Il ritmo serrato imposto nel 2021 dai Marvel Studios non ci sta facendo rendere davvero conto di quanto il tempo sia volato e infatti – dopo aver tirato ampiamente le somme su WandaVision – è tempo di chiudere il cerchio anche su The Falcon and The Winter Soldier analizzandone pregi e difetti. Sapete bene, soprattutto per chi segue la consueta programmazione su Twitch di Comics Universe, quanto ami essere schietto e diretto dunque vado al sodo: in questo articolo troverete sicuramente contenuti sparsi in ognuna delle sei puntate, per questo motivo sconsiglio caldamente la lettura a chi ancora non ha avuto la possibilità o la voglia di investire del tempo su questo prodotto seriale. Il rispetto per il lettore prima delle visualizzazioni o click, sempre. 

Detto questo, prima di andare ad analizzare minuziosamente ogni dettaglio, voglio dare la più classica delle risposte: sono rimasto soddisfatto? Diciamo di sì, dai. Se Malcom Spellman – sceneggiatore e produttore di The Falcon and The Winter Soldier – da una parte è riuscito a condividere appieno il messaggio sociale attraverso le parole e le azioni degli attori in scena dall’altra è inciampato in una sceneggiatura con fin troppe accelerazioni narrative che, soprattutto nella parte finale, risultano essere il vero e proprio tallone d’Achille della serie televisiva. Questo è il pensiero che mi sento di darvi come incipit, ora vado nel profondo. 

Sam & Bucky, dallo scetticismo alla consapevolezza di essere apprezzati se non per…

Scetticismo. Un elemento che ha accompagnato l’arrivo di The Falcon and The Winter Soldier e che, per assurdo, è stato anche presente all’interno del prodotto nelle prime puntate. Proprio come accaduto nella serie, anche tra la community MCU lentamente è sorto il moto d’apprezzamento nei confronti di queste due figure che – per motivi strettamente legati all’appeal e scelte narrative perpetuate nella Infinity Saga – fino a poco tempo fa non avevano fatto breccia in molti spettatori. 

Rivalsa. L’elemento che dona infine questa serie ad ambedue le figure che – pur non brillando appieno a causa di una sceneggiatura non eccelsa – riescono infine a imporsi negli Stati Uniti dell’MCU e parallelamente anche nella nostra realtà. Un percorso di redenzione, quello di Bucky, che ha portato infine a scacciare i propri fantasmi affrontando la realtà ad occhi aperti per poter, finalmente, andare avanti. Un altro percorso è stato di accettazione, quello di Sam, dentro una società che da sempre lo ha minimizzato e messo all’angolo per il suo ruolo secondario “a sinistra” di Steve Rogers e…per il colore della sua pelle. 

Caduta. Come, già finita la parabola ascendente dei protagonisti principali? Ahimè, si. Motivo? Tutto quel che ruota attorno a loro due, in particolar modo US Agent e Zemo, risultano essere semplicemente di un livello completamente diverso. Superiore. Un controsenso assurdo, lo so bene, ma che non può non inficiare nel mio personale giudizio. La serie avrà donato dei momenti toccanti sia su Bucky che su Sam ma, a conti fatti, tutto passa in secondo piano dinnanzi ad altre figure e prove attoriali. Tutto qui, ed è un peccato.

Falcon and The Winter Soldier

John Walker e Zemo, i valori aggiunti di questa serie

Cosa? Possibile che personaggi apparentemente secondari siano invece il punto di forza del prodotto? Strano ma vero è così, e potrete da soli comprendere ancor meglio quanto detto prima: involontariamente, per un mix tra attori di prim’ordine e scrittura azzeccata del personaggio, John Walker e Zemo risultano essere il grande, grandissimo valore aggiunto di questo prodotto seriale.

L’introduzione di Walker è stata senza alcuna ombra di dubbio la miccia che ha fatto esplodere la serie donando momenti introspettivi interessanti e d’azione – basti pensare allo scudo insanguinato nel quarto episodio – che hanno reso in poco tempo la serie oggetto di discussioni e trend su ogni possibile social network esistente. Personaggio completamente azzeccato, peccato nella solita accelerazione narrativa che lo ha portato in pochissimo tempo a vivere tante, troppe personalità che potrebbe minare la comprensione ai più di US Agent: prodotto ultimo, partorito proprio in conclusione di TFWS e che sarà protagonista indiscusso del futuro prossimo del MCU…Qualcuno ha per caso detto THUNDERBOLTS?!

Su Zemo c’è davvero poco da dire, la fortuna di avere un attore di questo stampo nei panni del Barone è semplicemente una fortuna per tutti quanti noi. Un personaggio non sfruttato al meglio, soprattutto nella parte finale ma che sarà parte integrante dei prossimi progetti del MCU vista l’importanza di questa figura. Diciamo che è stata la conferma – oltre alla scoperta delle sue doti da ballerino – a quanto di buono visto in Civil War.

Falcon and The Winter Soldier

Il definitivo salto autoriale del MCU, una grande prova di maturità 

Ampiamente prevedibile fin dalle premesse, ancor più lampante dopo i primissimi minuti di The Falcon and The Winter Soldier: lo Scudo di Steve Rogers, ereditato inizialmente da Sam alla fine di Avengers: Endgame, è stato per buona parte della serie l’elemento cardine su cui molti fili narrativi si sono intrecciati. Le tematiche trattate sono state un costante sussulto emotivo dato che nessuno di noi – anche a chi ha letto la controparte cartacea presa in riferimento per la scrittura – avrebbe mai pensato di vedere la Disney e i Marvel Studios spingere così tanto sul pedale del realismo parlando apertamente di quanto negli Stati Uniti la discriminazione razziale sia ancora oggi una seria problematica da affrontare: tra emozionanti riferimenti alla vicenda di George Floyd e non solo, lo Scudo di Captain America è divenuto un Simbolo pregno di tante luci quanto altrettante ombre. Un rischio, soprattutto di questi tempi, che ha pagato in fine dato il risultato ottenuto. 

Personalmente ho davvero apprezzato tutto questo, e lo scrivo pensando nuovamente alla commozione provata in alcune scene. C’è tanto cuore in questa serie, e lo si vede anche dalla ricerca di personaggi storici della Casa delle Idee ripresi e, perfettamente, inseriti nell’ecosistema MCU dandogli la giusta importanza. Di chi sto parlando? Ovviamente di Isaiah Bradley, primo Captain America di colore (piccolo consiglio letterario, recuperate quanto prima “The Truth” per conoscere al meglio le genesi del personaggio creato da Robert Morales e Kyle Baker) che con la sua testimonianza gioca un ruolo fondamentale nella crescita di Sam Wilson e nel suo conclusivo percorso di accettazione del peso che solo lo Scudo di Captain America sa dare sulle proprie spalle. 

La figura di Isaiah è il perfetto mezzo con cui l’MCU schiaffeggia violentemente il proprio pubblico dicendogli senza mezze misure che lo Scudo non è solo purezza, onore e lealtà bensì è anche l’esatto opposto visto cosa realmente sia accaduto, e accada tutt’ora negli Stati Uniti. L’oscurità pervade anche il simbolo su cui la Sentinella della Libertà, Rogers, ha creduto ciecamente fino alla fine dei suoi giorni ignaro di tutto. Proprio lì si racchiude questa serie televisiva: l’omissione per un bene “superiore” deciso da persone di dubbia morale ed etica. Toccante, la prova più matura conseguita dal Marvel Cinematic Universe fino a questo momento.

Isaiah Bradley

Ma? Effettivamente qualcosa non va.

Oltre a quanto detto lato sceneggiatura e personaggi principali c’è ben altro che mi ha fatto storcere il naso e, sempre nel campo della massima onestà, fatto riformulare il giudizio finale di questa opera. Un pratico elenco di malus dopo aver analizzato tutto il buono che la serie ha portato credo sia intellettualmente equo:

Il movimento dei Flag Smasher. Premettendo che l’idea alla base di prendere una figura anonima della Casa delle Idee (lo Spezzabandiere) e renderlo un concetto su cui fondare un Credo sia stata ben apprezzata dal sottoscritto, tutto quello che ne consegue non è stato di certo esaltante. Ciò per cui lottano fa riflettere – e il loro motto è simbolo di quel che dico – ma è la modalità in cui lo fanno, i dialoghi scritti per loro e soprattutto la loro Leader (Karli) risultano essere una semplice macchietta. Non funzionano più di tanto o, meglio lo fanno nell’atto scatenante di far nascere il vero John Walker e presentare al mondo intero Sam Wilson nei panni di Captain America. Se questo era l’obiettivo ultimo ci potrei anche stare, ma osservando anche la conclusione posso ben dire che si poteva e doveva fare di più per caratterizzare al meglio un Credo che, alla base, poteva essere realizzato in maniera decisamente migliore. Magari li rivedremo sotto un’altra veste, per ora il mio giudizio è abbastanza negativo.

Sharon Carter alias Power Broker. No, assolutamente no. Ne abbiamo parlato in ogni dove nelle precedenti puntate d’analisi su Twitch, bocciando ampiamente quest’ipotesi ma – dopo aver averlo vista tramutarsi in realtà – posso serenamente affermare quanto segue: questa scelta non è in alcun modo condivisibile poiché evidenzia una forzatura narrativa atta al solo scopo di rimettere in gioco un personaggio anonimo (parlo al livello di MCU, lato Fumetti è di tutt’altro spessore) di cui nessuno se ne sentiva il bisogno. Come? Sfruttando l’iconicità di un personaggio quale Power Broker che tutto è tranne una figura come quella di Sharon Carter. Completamente fuori senso logica come scelta che, mi spiace mi fa assumere un tono di piena bocciatura. Malissimo, possono salvare la baracca solo se lei è uno Skrull.

In conclusione…

Le premesse sono state ampiamente rispettate: Sam Wilson è il nuovo Captain America dell’MCU e lo sarà per, almeno, una seconda stagione della serie. Il titolo finale “Captain America and The Winter Soldier” non lascia alcun dubbio salvo clamorosi e inattesi progetti cinematografici non ancora annunciati. Tanta carne al fuoco – come solito della continuity Marvelliana – è stata introdotta e altrettanta è la curiosità di vedere un continuo di un prodotto solido nella sua linearità. Nulla di eccezionale che, nel suo compleanno, funziona senza alcuna problematica. Proprio come WandaVision, la pandemia legata al COVID-19 ha compromesso di molto il risultato finale, dunque, mi sento serenamente di promuovere il lavoro svolto da Spellman dandogli il più classico degli appuntamenti virtuali. Vedremo cosa accadrà in futuro, ma sono fiducioso. 

Falcon and The Winter Soldier

The Falcon and The Winter Soldier: la recensione completa della serie
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