Per parlare al meglio di “The Batman”, è essenziale scendere nel dettaglio della psiche di Bruce Wayne, come faremo in questo approfondimento con SPOILER.

“Omicidi, rapine, aggressioni, in due anni sono tutti peggiorati. Ed ora questo. La città sta divorando sé stessa. Forse non posso salvarla, ma devo provare. Spingermi al limite.”

Dopo aver parlato di The Batman senza spoiler, ci andiamo finalmente ad addentrare negli specifici punti di discussione di un film che abbiamo amato. Un film ragionato, intelligente, che usa i fumetti come base brillante per raccontare una storia completa e d’impatto, usando grande maestria tecnica e l’originale setting neo-“noir” di una detective story che ci aiuta a conoscere il personaggio di Bruce Wayne.

L’inizio del film è destinato a diventare iconico. La soluzione creativa utilizzata per mostrare cosa significa essere un criminale a Gotham City è a dir poco geniale nella sua semplicità. L’atto così minimalista ed al contempo d’impatto di farci osservare la maschera del rapinatore che, dopo essersi conto della presenza del Batsegnale nel cielo, si blocca a fissare il buio del vicolo di fronte a lui, è a testimonianza della bravura nella regia, fotografia, costume e set design, ed infine colonna sonora, che costellano questo film, in quanto era dai tempi di V per Vendetta che un volto così statico non esprimeva così tanto.

Il terrore è palpabile dal primo secondo e la Gotham sporca, decadente (basti notare il cavalluccio a dondolo meccanico, presente fuori dal negozio rapinato, un simbolo di gioia infantile distrutto e deturpato dagli orrori della città), sapientemente illuminata con questa luce arancione da incubo che caratterizza tutto il film, ci fa comprendere forse per la prima volta, quanto questo posto abbia bisogno di aiuto.

The Batman

Gotham è generalmente stata rappresentata come un luogo cupo, sicuramente colmo di criminalità, ma ha sempre avuto degli elementi di fascino. La Gotham dei film di Burton, con le sue architetture gotiche impossibili e la sua atmosfera da film noir anni 40 era un luogo che si poteva sognare di visitare, quella di Schumacher era un brillante parco giochi intriso di neon perfetto per i sogni dei bambini, quella di Nolan era generalmente percepibile come una città comune per diretta decisione dell’autore, che venne ispirato dal contrasto creato da Richard Donner nei suoi film su Superman con Christopher Reeve, nella quale questa figura straordinaria risaltava ancor di più in un luogo ordinario.  In The Batman però la situazione è differente, perché Gotham è sì stilizzata, ma anche spaventosamente vera: ogni vicolo, ogni dettaglio, ogni grattacielo e struttura intrisa da neon, pubblicità e pioggia (in pieno stile Blade Runner) ci ricorda i luoghi peggiori delle grandi metropoli del nostro mondo, in quanto chiunque si sia trovato in un luogo malfamato di una qualche città, di notte, riconosce perfettamente l’atmosfera ed il terrore in modo viscerale.

Un fatto importante va portato alla luce riguardante la prima sequenza: i criminali scappano, ma dopo aver commesso il crimine. Il film ce lo sussurra da subito: la paura non basta. La pura e semplice punizione a chi commette atti malintenzionati, spesso può portarli a fuggire, a pensare di farsi più furbi la volta successiva, ma difficilmente a fermarsi, e questo è ciò che Batman dovrà capire nel corso della pellicola. Non basta portare terrore, non basta dare il ben servito agli aggressori, bisogna pensare alle vittime, cosa che Batman non fa nemmeno nei propri confronti.

The Batman

Il viaggio del Cavaliere Oscuro in The Batman è quello di un uomo che deve trovare il coraggio di occuparsi della prima vittima che ha mai incontrato: sé stesso, e far sii che quella vittima riceva aiuto. Finché Bruce continuerà ad essere uno spettro del passato, un qualcosa da reprimere in favore di essere l’impersonificazione dell’azione di vendicarsi, piuttosto che un individuo, non potrà mai aiutare veramente la città, ed i due anni trascorsi ne sono la prova. Per fare in modo che Batman possa compiere il suo lavoro, Bruce Wayne deve permettere a sé stesso di esistere, come detto nel nostro articolo di approfondimento sulle tre visite fatte all’Iceberg Lounge nel film.

L’Enigmista è il perfetto contraltare per Batman in questo film, ed al momento della cattura il Cavaliere Oscuro se ne rende conto. Va fatto un plauso all’interpretazione di Pattinson che potrebbe persino correre il rischio di essere sottovalutata, visto quanto naturalmente si colleghi alla narrativa. L’attore ci comunica tutto ciò che serve con lo sguardo, sappiamo sempre cosa sta pensando, cosa vorrebbe ma non riesce a dire, cosa lo terrorizza, come la realizzazione del riflesso distorto, ma che rimane comunque un riflesso, che è l’Enigmista.

Vediamo Batman muoversi per la sua casa come Will Graham in Red DragonManhunter, spaventato dal fatto che può comprendere così tanto l’assassino; nei suoi diari, nella sua ossessiva abitazione, nelle sue maschere, nel suo sperimentare l’arsenale a sua disposizione, ed è forse anche a sé stesso, a quella parte malsana di sé stesso, che il Cavaliere Oscuro grida ad Arkham. “È tutto nella tua testa“, “morirai da solo“, le peggiori paure di un Bruce Wayne che si è reso conto di quale terribile strada avesse intrapreso, e che ora cerca di sfuggirne con rabbia, prima di compiere l’unica azione che veramente può liberarlo dalle sue peggiori paure per sé stesso e per la città: aiutare.

The Batman

Il film è praticamente mirato a mostrare l’importanza che ha il vedere questi personaggi che noi tutti amiamo, aiutare le persone, salvarle, occuparsi di loro, assicurarsi che stiano bene. Non è un segreto che il racconto di Batman sia al suo centro una storia riguardante il prendere il dolore che la vita può causarci ed usarlo come motore per andare avanti e cercare di migliorare la nostra esistenza, ed il film questo lo accoglie forse come nessun altro. Il Batman di questo film non solo non ha mai scoperto chi fosse l’assassino dei suoi genitori, ma ha persino dei sospetti riguardanti le mafie che ha combattuto nel corso dei suoi due anni di carriera, e nonostante ciò compie la scelta più difficile di tutte, quella che dimostra più forza: decide di andare avanti.

“La vendetta non cambierà il passato, né il mio, né quello di chiunque altro. Devo diventare qualcosa di più.”

Un momento nel quale la frase “Un eroe” rimbomba nella nostra mente come un pensiero innestato, chiara e cristallina ma non detta, mentre il mantello di Batman sventola con quella classica ed iconica miticità tipica del personaggio, difronte all’alba di una nuova era per Gotham, nella quale le istituzioni non-corrotte si fidano di Batman, nella quale i cittadini sanno che c’è qualcuno di impossibile da fermare che combatte per proteggerli, per farli sentire al sicuro.

D’altronde questo è il viaggio del personaggio da anni ormai, sin dalla storica saga di Knightfall, nella quale Bruce venne spezzato fisicamente e psicologicamente, portandolo a scoprire quanto anche senza Batman lui fosse un eroe, ed al contempo quanto Batman fosse un’utile creazione, ma pur sempre una creazione, che ha bisogno di essere alimentata dall’uomo sotto il cappuccio per funzionare al meglio. Non per niente il confronto finale nell’ultimo atto della saga (Knightsend), Bruce Wayne confronta il suo sostituto, Jean Paul Valley (Azrael), dicendo per la prima volta ad alta voce che non sia possibile essere Batman, in quanto l’identità stessa del Cavaliere Oscuro è pura finzione.

Lo stesso è poi avvenuto nella splendida graphic novel Batman: Ego, nella quale Bruce si confronta con la sua Ombra, arrivando alla conclusione che, se ben gestito, Batman può essere una responsabilità che Bruce Wayne può prendersi, e lo stesso è infine avvenuto anni dopo nella run di Grant Morrison, nella quale Batman arriva al suo picco massimo di perfezione come individuo ritornando ad essere Bruce Wayne.

Questo viaggio è immortale per il personaggio ed il fatto che The Batman lo voglia raccontare, rivela una grande verità sul film: nonostante il setting cupo e dark, questo film è fortemente ottimistico.

Partiamo dalla disperazione, dalla paura, dalla violenza come unica soluzione, dalla paura come unico strumento in una Gotham buia, inquietante, decadente e colma di pioggia battente, e concludiamo il viaggio nella tranquillità e bellezza di un tramonto, con un eroe che ha portato alla salvezza tanti innocenti.

In conclusione, sembrerà un controsenso visto quanto questo articolo ha elogiato il tono del film, ma è imperativo che il sequel si muova verso un territorio più luminoso, per far sii che questo viaggio acquisti più potenza. Ci siamo mossi dall’ombra alla luce, dalla paura alla speranza, vedendo un vigilante vendicativo tramutarsi in eroe, ed è quindi importante, per far sii che nulla di questo venga sprecato, che il sequel mantenga sì le brillanti caratteristiche cupe e dark del film, ma ci mostri il miglioramento che Batman ha apportato alla città e alla sua vita.

Ad esempio, vorremmo vedere vedere come gli abitanti per bene della città non temano l’ombra del pipistrello, ma anzi lo ammirino e tifino per lui; come Bruce Wayne si stia evolvendo, possibilmente creando la sua facciata da playboy, occupandosi delle industrie Wayne come modo per dare lavoro agli abitanti della città (magari riformando proprio i criminali che ha catturato), occuparsi dei grandi problemi strutturali creati dall’allagamento come filantropo, e magari, creando un grande evento per attirare positivamente l’attenzione sulla città, qualcosa di sfarzoso e divertente come una serata al circo… nel quale potrebbe finire per incontrare qualcuno bisognoso dell’aiuto che non ha ricevuto lui in giovane età (come mostrato in questo film), permettendogli poi diventare il suo più iconico alleato nella lotta al crimine: Robin.