In questo approfondimento, discutiamo della fedeltà ai fumetti dello Spider-Man di Tom Holland nonostante alcune doverose differenze.

Dopo Spider-Man: Far From Home abbiamo letto tantissimi commenti sulla rappresentazione di Peter Parker e non tutti la pensano allo stesso modo (per fortuna), ma secondo me spesso viene visto da una prospettiva sbagliata, complice il profondo legame con Tony Stark, un’assoluta novità rispetto alla versione classica e rispetto agli altri film.Innanzitutto, l’MCU ha uno sviluppo che differisce molto rispetto a terra 616. Nell’universo Marvel classico, Peter ha iniziato la sua attività come Uomo Ragno praticamente nello stesso periodo i cui membri degli Avengers muovevano i loro primi passi come eroi, ed è quindi giusto che si veda come loro pari quando li incontra e che abbia un modo di porsi differente verso di loro. Nel Marvel Cinematic Universe, Peter Parker è nato nel 2001 e sin dal 2008, quando aveva sette anni, ha assistito all’ascesa dei supereroi in tutto il mondo, crescendo e mitizzandoli, perché Peter è sempre stato il riflesso dei lettori nei fumetti, ed è il riflesso degli spettatori anche al cinema. Noi abbiamo visto l’arrivo di Tony Stark, il genio borioso che evolve in un eroe perseguitato dal senso di colpa, abbiamo visto arrivare Capitan America sulle strade di New York empatizzando con lui dopo ciò che aveva passato durante la seconda guerra mondiale, ed abbiamo visto Thor combattere e sconfiggere il Distruttore nel New Mexico, dimostrando di essere nuovamente degno del potere che aveva perso.

Li abbiamo visti combattere insieme a New York nel 2012, quando Peter aveva 11 anni, abbiamo visto l’effetto che ha fatto agli abitanti negli ultimi istanti del film, raccontandoci della mania verso i supereroi che anche noi spettatori adoravamo vedere su schermo, eroi per cui facevamo il tifo.

Ed arriviamo fino al 2016, dove Peter aveva tra i 14 e i 15 anni, ed era stato esposto da otto anni alle gesta dei supereroi, alle gesta di quello che nel Marvel Cinematic Universe è sia per gli spettatori che per gli abitanti dell’universo, la punta di diamante: Tony Stark, l’eroe geniale, appassionato di scienza e che contemporaneamente riesce ad essere disinvolto e per dirla in modo schietto: figo.

Mettiamoci nei panni di un ragazzino, bullizzato, emarginato, appassionato di scienza, che vede questo genio essere tutto ciò che noi spettatori fin dal 2008 speravamo di diventare. Questo ragazzo sei mesi prima è stato morso da un ragno, ha acquisito delle capacità straordinarie ed ha perso per colpa sua una persona che è stato per lui come un padre, decidendo di usare i suoi poteri per “aiutare la gente comune”.

Ebbene, questo ragazzo incontra Iron Man, il suo supereroe preferito e la sua reazione non è certo quella del Peter classico di Terra 616, ma il motivo è semplice: il Peter Parker classico ha vissuto in un mondo in cui Iron Man ha intrapreso la sua attività insieme a lui, un Iron Man diverso, che teneva nascosta la sua identità come faceva Spidey ma che nonostante ciò, si trovò a fargli la predica sul fatto che nessuno si volesse fidare di lui, dando il via ad una risposta accesa di un ragazzo che riceveva meno credito di quanto ne avessero gli stessi eroi che avevano intrapreso il suo stesso cammino contemporaneamente a lui. Il rapporto tra i due differisce così tanto, non perché cambia Peter, ma perché cambia il contesto.

Se Spider-Man fosse arrivato nel MCU durante la prima fase, le cose sarebbero state sicuramente diverse, ma sarebbe a dir poco incoerente, presentarci un Peter Parker il cui comportamento sembra completamente scollegato dal suo contesto. .

Tom Holland in questi film interpreta un ragazzo che sbaglia, un eroe riluttante, a volte troppo ambizioso e sicuro delle sue capacità, che viene riportato a terra dai suoi nemici, ma che nonostante questo si rialza sempre. Un ragazzo dubbioso, insicuro, con l’ansia costante di non fare abbastanza, di non essere abbastanza, di mettere in pericolo le persone a lui vicine e che nonostante tutto, non si arrende, non per scelta, ma perché è una sua responsabilità andare avanti. E non so voi, ma a me questa descrizione, nonostante il contesto diverso, nonostante la tecnologia Stark e nonostante tante altre differenze, sembra proprio quella di Peter Parker.

Nel corso di questi film ha avuto una buona evoluzione, inizialmente era un ragazzo senza una direzione, che in Spider-Man: Homecoming ha provato a distaccarsi dal ruolo di amichevole Uomo Ragno di quartiere solo per rendersi conto che “qualcuno deve badare alla gente comune”…tutto questo per poi arrivare ad essere oppresso dalle responsabilità al punto da volerle evitare dopo essersi reso conto di quanto possa essere migliore la vita di Peter rispetto a quella di Spidey, ma arrivando infine a capire quale sia il suo posto nel mondo non deve diventare il nuovo Iron Man, ma deve essere semplicemente Spider-Man, perché è ciò che serve al mondo, ed è chi deve essere, non importa quanto possa essere difficile, è una sua responsabilità farlo.

Pensateci bene quando dite “la versione di Tom Holland non è Peter Parker“. Dietro il costume hi-tech, dietro il rapporto con Tony e dietro alcune modifiche alla sua mitologia per integrarlo con un universo più che mai attuale come l’MCU, c’è sempre un amichevole Spider-Man di quartiere.

Se siete tra gli scettici, provate ad aspettare almeno il prossimo film…rispetto al passato questa è un’evoluzione più lenta (non a caso hanno scelto un cast giovanissimo) dove alcuni elementi iconici sono stati volontariamente omessi per essere conservati per il futuro. Far From Home ha approfondito il senso di ragno, ci ha mostrato finalmente Peter volteggiare per New York e tanto altro, avvicinando sempre di più il protagonista alla controparte cartacea e sono sicuro che nei prossimi film continueranno a farlo!

Spider-Man: Far From Home