Mercoledì ha fatto il suo debutto al cinema Spider-Man: No Way Home, che è stato adorato dal pubblico, ma non sono mancate le critiche legate al fan service.

Quale è uno dei più grandi luoghi comuni del mondo dell’intrattenimento oltre all’ormai presente buco di trama? Il fan-service, un termine nato per identificare delle decisioni prive di peso sulla trama e prese soltanto per soddisfare le richieste del pubblico, ma che negli anni ha preso un’asserzione dispregiativa e completamente errata.

In sintesi, si pensa che ogni singolo richiamo al passato, omaggio, tributo o desiderio dei fan che si concretizza diventi automaticamente un fattore negativo e subito si va a sminuire quel prodotto…ma non è forse fan service il fatto che sia uscito Spider-Man nei primi anni 2000, facendo felice tutta quella fetta di fan che seguiva già l’Uomo Ragno fumettisticamente e ne chiedeva un film serio da tempo? Eppure non ha rappresentato un problema. Oppure, tutti i sequel che fino ad ora abbiamo avuto, non sono essi stessi realizzati per seguire le richieste dei fan di “volerne ancora”, anche per prodotti più autoriali come Joker? Ma andiamo avanti.

Spider-Man: No Way Home (qui la nostra recensione) è stato amato dal pubblico, ma in molti si sono scagliati contro l’eccessivo “fan service” presente nel film, valutandolo come un elemento negativo… ma è davvero così? Quelle prese da Jon Watts sono decisioni che non hanno minimamente peso sulla trama e che puntano soltanto a strizzare l’occhio ai fan e farli emozionare in sala facendo leva sul fattore nostalgia, oppure hanno un reale impatto per la narrativa? Andiamo con ordine, analizzando uno ad uno tutti gli elementi più discussi per offrirvi un’altra chiave di lettura.

L’idea di Peter di Andrew Garfield che salva MJ è una strizzata d’occhio ai fan e sicuramente supporta le fan theory, ma (complice la straordinaria bravura di Garfield) è un evento chiave per quella versione di Spider-Man, che dopo anni riesce finalmente a fare i conti con il proprio passato e con la morte di Gwen (nome che neanche riusciva a pronunciare), scoppiando subito dopo in un pianto liberatorio. Questo è fan service becero? Oppure anche voi avvertite l’enorme peso per il suo arco narrativo?

La scelta di far menzionare all’Uomo Ragno di Tobey Maguire la morte dello Zio Ben per causa sua e l’iconica frase “da un grande potere derivano anche grandi responsabilità” è solo fan service per far esaltare il pubblico in sala? Oppure grazie a questa frase l’Uomo Ragno di Tom Holland ritrova la forza di andare avanti dopo un evento traumatico, capendo che la perdita è un elemento cardine per chi, come lui, sacrifica tutto per salvare il prossimo?

Tutto questo senza contare la bellezza del dialogo che ne sussegue, un confronto tra “Spider-Men” su responsabilità, sacrificio, perdita, ma anche consapevolezza dei propri mezzi e importanza delle seconde occasioni, il tema principale della trama.

Anche in questo caso, si prende una frase che senza ombra di dubbio strizza l’occhio ai fan e da essa si crea un percorso di crescita per il protagonista.

Altro esempio: la scelta di riportare indietro protagonisti e antagonisti dei precedenti film. Certo, ovviamente si tratta di una mossa super-nostalgica quanto forzata per richiamare i fan delle precedenti trilogie  (l’incantesimo di Strange evoca proprio questi personaggi dei vecchi film dall’infinità del Multiverso, già di suo è un concetto forzato), ma nasconde tanto altro.

Alfred Molina Spider-Man: No Way Home

Non si tratta di semplici scazzottate tra buoni e cattivi, ma di portare a compimento i loro archi narrativi, dar loro un percorso di redenzione, una seconda possibilità ed offrire (per una buona volta) un’alternativa alla semplice morte in battaglia: un bel dialogo, come quello tra Electro e Garfield o tra Doc Ock e Maguire dopo la sconfitta dei villain.

I tre Spider-Man, i villain, Doctor Strange stesso, sono tutti mezzi per portare avanti la storia di Peter del MCU, per farlo crescere e maturare, per farlo confrontare con versioni diverse di sé stesso che hanno vissuto altrettanti traumi e per fargli capire l’importanza di essere Spider-Man e le responsabilità che ne susseguono.

Di conseguenza, la difficile decisione finale presa dal protagonista è proprio frutto di questa sua esperienza. Senza l’incontro con le sue versioni alternative, senza tutti quei dialoghi etichettati come “fan-service”, Peter di Holland avrebbe semplicemente utilizzato l’artefatto di Strange, destinando a morte certa delle persone meritevoli invece di una seconda possibilità… un enorme passo indietro rispetto all’Uomo Ragno classico, che si batte e si sacrifica per provare a salvare tutti e di certo non uccide i suoi avversari, avendo una forte etica.

Persino la battuta sugli Avengers assenti nel mondo degli altri due Spider-Man è funzionale alla trama: poteva essere lasciata lì per strappare un sorriso, ed invece permette all’Uomo Ragno di Tom Holland di ottenere la leadership del gruppo, ennesimo tassello nella sua maturazione.

Per una volta, abbiamo assistito a tantissimi richiami, citazioni e strizzate d’occhio contestualizzate perfettamente, che non rendono Spider-Man: No Way Home un semplice prodotto “fan service”, bensì un prodotto che mette trama, sviluppo dei personaggi (e fan) al primo posto.

Poi, pensandoci, questo è ciò che ha portato l’Universo Cinematografico Marvel al successo nella sua ascesa: un enorme numero di riferimenti passati e futuri, strizzate d’occhio, citazioni e cameo… ma perché proprio in questo caso deve essere considerato come un fattore negativo? Solo perché rende il pubblico soddisfatto e gioioso, ascoltando per una volta le loro richieste e sfruttandole per creare una bella storia? Non dovrebbe essere proprio questo lo scopo di un bel film?

No Way Home è un film per i fan scritto da fan, è vero, il fattore nostalgia (che ormai domina Hollywood) è forte, ma riesce in un compito veramente difficile, ed è per questo che è grandioso: far combaciare le richieste dei fan con la progressione della trama, con un’attenzione quasi maniacale per ogni minimo dettaglio. Porta avanti il percorso di Peter come mai successo prima d’ora in un film del MCU ed al tempo stesso regala un vero finale, una risoluzione, a delle pellicole che non lo hanno avuto a causa di devastanti decisioni prese da Sony.

In sintesi, si può discutere su alcune scelte forzate, su opinioni personali su determinate scelte… ma giudicare il fan service di questa pellicola fine a sé stesso è quanto di più sbagliato possibile.