In Spider-Man: No Way Home abbiamo assistito al ritorno di Tobey Maguire nei panni di Spider-Man, con un ruolo da vero e proprio mentore, gentile e pronto al sacrificio.

Dopo una lunghissima attesa, mercoledì 15 dicembre ha debuttato in Italia Spider-Man: No Way Home, l’attesissimo cinecomic prodotto da Marvel Studios e Sony Pictures con protagonista Tom Holland (qui la nostra recensione senza spoiler).

Dopo mesi di rumor ed indiscrezioni, il film ha ufficialmente confermato il ritorno di Tobey Maguire ed Andrew Garfield nei panni delle loro versioni di Spider-Man, regalando alla pellicola un crossover epico ed indimenticabile.

Dopo 14 anni, Tobey Maguire ha avuto nuovamente l’occasione di interpretare l’Uomo Ragno dopo la storica trilogia diretta da Sam Raimi. Prendendo come base un interessante approfondimento realizzato da un fan dell’Uomo Ragno – FarmBoyLuke su Twitter, qui trovate l’intero thread originale – vi spieghiamo perché a nostro, avviso, il suo ruolo in No Way Home rappresenta la perfetta chiusura del suo intero arco narrativo.

Innanzitutto dobbiamo ricollegarci alla sceneggiatura originale di Sam Raimi per il primo Spider-Man, che include alcuni dettagli extra sul background del protagonista: Peter Parker di Tobey Maguire è disperatamente solo ed è pesantemente vittima di bullismo, molto di più di quanto vediamo nel film. Questo serve per definire il personaggio, la sua rivalsa, i suoi demoni e la sua enorme crescita arrivati a No Way Home.

Effettivamente la sceneggiatura del film del 2002 introduce Peter proprio mentre viene preso a pugni in faccia e sul costato, un triste rito che vive giorno dopo giorno. Ovviamente queste scene sono state ridotte, ma rappresentano una parte fondamentale del personaggio: Peter è un ragazzo isolato, che ha perso i genitori, tremendamente solo e vittima di bullismo.

Non ha amici, non è abile nelle relazioni sociali, è eccessivamente imbarazzato e goffo, Oltre ai suoi zii, non ha nessun altro, fatta eccezione per Harry Osborn (il suo primo, vero amico, che arriva a scuola nell’ultimo periodo) e MJ, che almeno lo tratta con un minimo di rispetto.

MJ per lui è una via di fuga, la vede come un faro di speranza in un mondo che lo ha lasciato disperatamente solo. In una scena tagliata del primo film di Raimi, è proprio MJ a dire a invitare Flash Thompson a smetterla di picchiare Peter (definendolo un secchione).

In sintesi, possiamo riassumere questa incarnazione di Peter come un personaggio estremamente solo e triste, molto più rispetto alle versioni di Andrew Garfield (che incarna invece tutta la rabbia e la voglia di rivalsa del primo Peter Parker di San Lee) e di Tom Holland. Da questo punto di vista, anche se ha dovuto tagliare molto background, il lavoro di Sam Raimi è ottimo.

Oltre al morso del ragno, il primo vero stravolgimento nella vita di Peter/Maguire è la morte dello Zio Ben. Preso dall’ira, Peter agisce d’istinto e, guidato solo ed esclusivamente da rabbia e vendetta, ha un confronto con l’assassino (o meglio, il presunto assassino) di suo zio ed assiste alla sua morte.

Da lì riecheggiano nella sua mente le ultime parole di Ben: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” e decide di sacrificare la sua vita per aiutare il prossimo. Nonostante ciò, Peter non ha mai dimenticato il suo passato e tutte le crudeltà, l’abbandono ed il rifiuto continuano ad essere una parte integrante della sua caratterizzazione. Più di ogni altra versione dell’Uomo Ragno, questo Peter è un eroe torturato.

Per fare un esempio, anche se la messa in scena non è certo delle migliori, in Spider-Man 3 (2007), il simbionte riesce a “tirare fuori” tutto il tormento intero di Peter, anni ed anni di rabbia, insicurezza, frustrazione ed oscurità. Non a caso, come recita la stessa logline del film, la più grande battaglia di Peter è proprio contro sé stesso.

Tobey Maguire

Veniamo ora a No Way Home, dato che tristemente – e non smetteremo mai di incolpare Sony – Sam Raimi non ha mai avuto la possibilità di sviluppare un quarto capitolo.

Il suo ruolo nella trama è chiaro: a 43 anni, non ha nulla da dimostrare, deve semplicemente aiutare un suo “fratello” ad uscire dallo stesso percorso di oscurità che anche lui ha dovuto affrontare.

Non a caso, nel loro primo incontro sul tetto della scuola, Maguire nota tutto il dolore di Holland (da qui li chiameremo con il cognome dell’attore, ma ovviamente ci riferiamo ai personaggi) e si rivede in lui, nelle sue sofferenze, nella sua rabbia e voglia di vendetta – ed allo stesso tempo si rivede perfettamente in tutte le insicurezze di Garfield.

Non a caso, è proprio Maguire il primo ad instaurare un dialogo, raccontando proprio di quando l’oscurità ha prevalso subito dopo la morte del suo Zio Ben. Assume un ruolo di mentore e fratello maggiore perfettamente funzionale ai fini della trama, dando un senso concreto alle parole che Holland aveva sentito da sua Zia in punto di morte.

Il momento che definisce perfettamente il suo arco narrativo e dimostra la sua enorme crescita è proprio nel finale, quando si immola (consapevole del rischio) per impedire all’Uomo Ragno di Tom Holland di uccidere Green Goblin. Non salva solo la vita di Norman Osborn, che ha visto morire davanti ai suoi occhi tanti anni prima, ma salva anche lo stesso fratello minore dalla sua stessa rabbia e voglia di vendetta che lo avrebbero consumato.

Inoltre, il suo Peter Parker è irremovibile sul significato di essere Spider-Man e, non a caso, ripete più volte che “salvare tutti è la loro etica“. A volte ha fatto degli sbagli, spesso si è “smarrito”, ha fatto male a sé stesso ed ai suoi cari, per un periodo ha anche messo in secondo piano il suo innato desiderio di aiutare gli altri (durante Spider-Man 2), ma è un semplice essere umano che ha sempre sacrificato tutto per un bene superiore.

La sua crescita in No Way Home è evidente, in quanto diventa in tutto e per tutto un faro di speranza, che affronta i suoi demoni e la sua oscurità per salvare un ragazzo in difficoltà con cui si è relazionato sin dal primo istante.

Il Peter di Tobey Maguire non è più un semplice adolescente turbato e confuso, ma un adulto più sicuro di sé, che ha sempre ben chiaro il suo obiettivo: salvare il prossimo. Una crescita resa nel migliore dei modi in Spider-Man: No Way Home che, non a caso, è stato scritto anche dallo stesso Maguire, che ha contribuito allo sviluppo del suo personaggio.