Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli - la nostra recensione senza spoiler "grande inizio, finale sottotono"
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Grazie alla Disney, abbiamo avuto modo di vedere in anteprima Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, il prossimo film dei Marvel Studios in uscita a settembre.

A pochi giorni dalla esclusiva distribuzione cinematografica abbiamo avuto l’opportunità di visionare in anteprima Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli: prossima pellicola firmata dai Marvel Studios in uscita, in Italia, il prossimo 1° settembre sul grande schermo e non più su Disney+. Sulla piattaforma streaming arriverà dopo 45 giorni dalla release cinematografica. Un prodotto passato completamente in sordina – vuoi anche per il ciclone mediatica causa dal recente rilascio del tanto atteso primo teaser trailer di Spider-Man: No Way Home – che complessivamente svolge il suo degno lavoro alla perfezione: sa intrattenere senza alcuna pretesa esagerata. 

Va bene così, e nei suoi pregi e altrettanti difetti bisogna prenderlo come la più canonica e “abusata” modalità narrativa sfruttata dai Marvel Studios nell’andare a presentare e introdurre, nella loro complessa e ingarbugliata tela narrativa, una figura atta allo scopo di aggredito un mercato, quello cinese, ben favorevole ai prodotti della Casa delle Idee. Vi parlo brutalmente, Shang-Chi a livello editoriale è un personaggio da tempo immemore secondario o addirittura dimenticato dai vari sceneggiatori tanto – e non scherzo – mettermi in seria difficoltà nel consigliarvi qualcosa da leggere legato a questa figura. Semplicemente, se non scavando nel profondo passato, c’è davvero poco e nulla. 

Perché dico questo? Per fare una premessa fondamentale soprattutto ai lettori “integralisti” del Fumetto dicendo che, a conti fatti, questa pellicola porta all’attenzione dell’ingente pubblico dei Marvel Studios una rivisitazione quasi completa del personaggio. Più carismatico, più profondo e infine immensamente più potente tanto da non sfigurare – in un remoto futuro – al fianco di altri Eroi in una nuova formazione dei Vendicatori. Il classico “power-up” che richiama nettamente le origini di Iron Fist (tranquilli, è solo una soggettiva osservazione) riesce nel suo intento: da questo momento in poi, trovare Shang-Chi al fianco della Capitan Marvel di turno non sarà soggetto a ironie o discussioni. Non credo che nessuno possa lamentarsi di una simile scelta, sono onesto.

Detto questo, prima di analizzare sommariamente l’opera diretta da Destin Daniel Cretton, ricordo come sempre che quanto scritto in questo articolo è completamente privo di qualsivoglia spoiler e nulla vi rovinerà la visione al Cinema. Mi raccomando, andateci. Non smetterò mai di sottolinearlo in ogni mio articolo, in questo preciso momento storico andare al Cinema è un obbligo utile a preservare un luogo di cultura oltre che di svago. 

Il primo colpo è stato messo a segno…

Shang-Chi parte davvero forte, fortissimo tanto da mettermi subito nella condizione di “ricredermi” visto le mie modeste aspettative prima di entrare in sala. Tra personaggi ben caratterizzati e una serie di scene d’azione semplicemente d’applausi – mi hanno proprio esaltato lo ammetto – il primo atto della pellicola rende davvero lampante l’unicità di questo prodotto all’interno dei Marvel Studios andando poi a crescere in una parte centrale compressa sì di elementi narrativi ma anche di altrettante scene d’azione – tra cui la ben nota “gabbia” dove ritroveremo Abominio e Wong – che hanno fatto pensare a molti, non solo al sottoscritto di essere di trovare a un film davvero, ma davvero sorprendete.

In tutto questo colpire e schivare c’è anche da evidenziare il cast, a partire dal protagonista fino alle varie figure secondarie tutto funziona molto bene tanto da avere il piacere – in un indecifrabile futuro – di rivedere in scena non solo Shang-Chi bensì anche altri personaggi presentati proprio grazie a quest’opera. Ma, c’è sempre un ma…

…Peccato che alla lunga diventi debole

Purtroppo, Shang-Chi non tiene minimamente questo metaforico “incontro prolungato” perdendosi in un vero e proprio bicchiere d’acqua. Nel momento più importante, dopo una buona costruzione e crescita dei personaggi e dell’ambiente in cui si muovono, la pellicola perde di mordente divenendo fin troppo pesante a cui di scelte autoriali – troppi, ma davvero troppi flashback intervallati a belle scene d’azione supportate da una coreografia ammaliante – che minano completamente il più classico degli scontri “finali” in canoniche opere di origine per quel determinato personaggio. 

Inspiegabile come un buon film sia riuscito a sorprendere nelle parti apparentemente più anonime – ossia quelle presenti a San Francisco e dintorni – e a deludere invece nelle ambientazioni più esoteriche e mistiche. In tutto questo, sicuramente un altro dei “malus” che ha portato Shang-Chi ha non avere una costanza qualitativa per la sua intera durata è anche il personaggio del Mandarino che, a conti fatti, risulta essere davvero poco accattivante e comprensibile nelle azioni che svolge proprio durante la conclusione.

Un vero peccato, ma complessivamente Shang-Chi riesce a portare a compimento la sua missione: introdurre per il MCU un nuovo, potente personaggio e intrattenere degnamente lo spettatore senza chissà quali grandi pretese. Il film deve essere visto rigorosamente sul grande schermo così da poter valorizzare la straordinaria scelta stilistica nella fotografia e negli effetti speciali che, sono sicuro di questo, vi sbalordiranno. Un buon film, davvero, ma il potenziale per fare molto di più è ben presente e ciò porta un filo di rammarico.