Ecco la nostra recensione senza spoiler su X-Men: Apocalypse, che chiude la seconda trilogia sui mutanti in maniera catastrofica ed imponente, introducendo un ottimo villain: En Sabah Nur, il primo mutante, una divinità eterna che è stata fonte di ispirazione per numerosi credi religiosi.

Ambientato 8 anni dopo gli eventi di Giorni di un Futuro Passato, che ha fornito l’opportunità di azzerare la continuity rispetto alla prima trilogia,  X-Men: Apocalypse sotto molti punti di vista rappresenta un vero e proprio reboot, che introduce diversi personaggi.

Il mondo finalmente ha imparato ad accettare quantomeno l’esistenza dei mutanti, permettendo a Charles Xavier di aprire la scuola per giovani dotati, attraverso cui insegna ai giovani mutanti, spaventati ed intimoriti, ad integrarsi nella società e ad accettare i poteri. Ma quando Apocalisse farà il suo ritorno, saranno proprio loro l’ultima speranza di salvezza per il genere umano.

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La pellicola è divertente, entusiasmante e piena d’azione, ma nonostante regali alcuni momenti piuttosto toccanti, non riesce a segnare un cambio di rotta all’interno del franchise, proponendo nuovamente i classici temi legati al mondo dei mutanti, incentrati sull’accettazione di se stessi, dei propri poteri e sulla paura che hanno le persone di ciò che è diverso.

Il regista Bryan Singer è riuscito comunque a bilanciare nel migliore dei modi le catastrofiche scene d’azione con sequenze più intime ed emotive, che sono tra le più riuscite nel genere, aggiungendo del buon senso dell’umorismo che segue il classico stile dei film sui supereroi. Lo scontro finale è un perfetto mix di questi due fattori: alcune sequenze lasciano lo spettatore letteralmente incollato sulla poltrona, mentre altre sono ricche di tensione ed emozionanti.

La pellicola però ha un grande problema: il ritmo. Nell’ultimo periodo, abbiamo assistito a film lenti e ricchi di dialoghi (talvolta anche noiosi) ma in questo caso tutto viene raccontato in maniera troppo veloce e vengono messe in secondo piano scene che sarebbero state interessanti per capire la trama e le motivazioni di alcuni personaggi, per soffermarsi invece su sezioni più discutibili e secondarie ai fini della storia.

Purtroppo non tutti i personaggi vengono caratterizzati a dovere, e se alcuni vengono enfatizzati, molti altri sono relegati a ruoli minori. Proprio per questo, il motivo del coinvolgimento dei quattro Cavalieri nella trama viene tralasciato, e risultano per buona parte del film solamente personaggi di supporto, con il solo ruolo di accompagnatori di Apocalisse…tutti tranne uno: Magneto

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Michael Fassbender ha regalato un’altra interpretazione sopra la norma, ed il suo personaggio è riuscito ad eclissare gli altri Cavalieri, anche grazie ad un’ottima scrittura. Magneto è infatti protagonista di alcuni assoli toccanti e strazianti, che dimostrano quando sia tormentato. Nonostante tutto il male che ha causato, viene naturale affezionarsi a questo personaggio ed alla sua causa, anche grazie al suo passato tragico.

Riguardo gli altri discepoli di Apocalisse, nonostante siano stati presenti per poco su schermo e le loro motivazioni rimangano un mistero, abbiamo apprezzato la giovane Tempesta di Alexandra Shipp e la letale Psylocke di Olivia Munn, protagonista di alcune sequenze d’azione notevoli, che seppur brevi, lasciano intendere la sua vera potenza. Siamo curiosi di rivederle entrambe in azione. Purtroppo però, Angelo (Ben Hardy) ci ha lasciato del tutto indifferenti, ed è il personaggio con meno profondità. Sicuramente poteva essere approfondito il simbolismo dietro al suo nome ed a quello che rappresenta.

Parliamo ora di Apocalisse, che metterà nuovamente in pericolo il mondo. L’interpretazione di Oscar Isaac, nonostante il pesante make-up è stata ottima, ed il personaggio è risultato minaccioso, a tratti terrificante e molto violento. Un villain carismatico, che si rivolge ai suoi Cavalieri quasi come se fossero dei parenti, motivandoli e convincendoli ad agire per suo conto. Ciò che abbiamo apprezzato maggiormente è stata però la sua voce: nella versione in lingua originale a cui abbiamo assistito, è proprio la tonalità di voce a renderlo così minaccioso, ed il fatto che sia su diverse frequenze e livelli, lo rende quanto più vicino possibile ad una divinità, creando il giusto timore nello spettatore – e nei personaggi.

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Sul fronte X-Men invece, i nuovi mutanti paradossalmente funzionano meglio rispetto ai vecchi personaggi: il trittico Nightcrawler, Jean Grey e Ciclope su schermo è molto interessante, e regala scene intriganti, guidate in parte dalla loro inesperienza. Ci aspettavamo di più da Mystica (Jennifer Lawrence), sia dal punto di vista da leader, sia da quello da combattente; un piccolo passo indietro rispetto alla caratterizzazione di Giorni di un Futuro Passato. Charles Xavier si conferma su alti livelli, con un’ottima interpretazione di James McAvoy, ma la vera star del film è un’altra: Quicksilver, interpretato alla grande da Evan Peters, che su schermo riesce ad eclissare protagonisti ed antagonisti. Le sue scene sono davvero divertenti, e per come si sviluppano le cose, possiamo definirlo come lo Spider-Man di casa Fox (con le dovute distanze), per capacità di divertire e sdrammatizzare le situazioni più delicate, proprio come fa Spidey in Captain America: Civil War.

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Tra le sequenze divertenti di Quicksilver e quelle e toccanti di Magneto, possiamo ammettere che film riesce ad esprimersi al meglio quando è incentrato sui singoli personaggi. Lo stesso vale per Wolverine, che, nonostante sia presente per pochi minuti su schermo (non si tratta però di un cameo) è tra le migliori rappresentazioni del personaggio mai viste e regala delle scene adrenaliniche e sanguinolente. Abbiamo notato che il personaggio è molto più cruento rispetto al passato, e questo potrebbe portare ad interessanti sviluppi per Wolverine 3, terzo ed ultimo capitolo per Hugh Jackman.

In conclusione, X-Men: Apocalypse è un film che diverte ed emoziona soprattutto i fan degli X-Men e più in generale dei fumetti, e che regala tante scene emotive ed emozionanti. Chi fosse interessato ad una storia complessa invece, che sveli nel dettaglio ogni singolo retroscena, potrebbe rimanere deluso dalla regia, che affronta importanti temi con troppa sufficienza, e dalla gestione dei personaggi.