L’annuncio della serie Gotham ha rilasciato molte polemiche e preocupazioni da parte dei fan e degli spettatori, la domanda più frequente è stata:” come si può realizzare una serie su Gotham City senza Batman?” domanda più che logica, anche perchè con tutti quei soldi, quell’ impegno produttivo, e quei talenti a disposizione, sembrava uno spreco l’ investimento della DC nel creare un prequel senza il personaggio principale.

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E purtroppo i sospetti del pubblico sono stati confermati nel pilot di Gotham, diretto da Danny Cannon e scritto da Bruno Heller, infatti nonostante la validità del cast e dello staff ( basta pensare che Danny Cannon ha diretto Dredd- La legge sono io, CSI, o Nikita e che Bruno Heller ha creato Te Mentalist e Roma) e che la produzione era più che buona – fotografia, set, location – la scrittura era alquanto scarsa. La trama dell’ episodio è incentrata sulle indagini dell’ omicidio dei genitori di Bruce Wayne, mostrando sviluppi del genere giallo banali, e appesantito ulteriormente dagli indizi nascosti indirizzati solamente ai lettori della saga a fumetti.

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Di certo si sta dimostrando una vera e propria fissazione per i prequel, e l’ intenzione di inserire nel pilot di Gotham più Easter Egg possibili in appena 50 minuti: intorno al giovane Jim Gordon e al suo collega Harvey Bullock si avvicendano: il piccolo Bruce Wayne, il maggiordomo Alfred, Oswald Cobblepot (il Pinguino), Edward Nygma (l’Enigmista, qui un agente della scientifica), Selina Kyle (futura Catwoman) e persino la piccola Poison Ivy (il cameo in assoluto più forzato), il Jim Gordon di Ben McKenzie è insolito, e per questo intrigante : anziché l’uomo pacato a cui siamo stati abituati sin dai fumetti, ci troviamo di fronte un veterano di guerra con piglio militare, intenzionato a ripulire la città (e il dipartimento di polizia) usando le maniere forti, se necessario. A colpire nel segno è anche il Bullock di Donal Logue, poliziotto corrotto che vede il suo status quo messo sottosopra dall’arrivo di un partner che non riesce a odiare, nonostante la sua ferrea volontà di non farsi corrompere. Nel loro rapporto buddy cop sta il potenziale maggiore della serie.
Ma non facciamo di tutt’ un erba un fascio, alcuni personaggi sono stati resi interessanti: come Alfred (Sean Pertwee) non è il solito maggiordomo inglese, ma una vera guardia del corpo dall’aria minacciosa. Bruce (David Mazouz) dimostra già una maturità ben oltre i suoi anni. Cobblepot è interpretato con empatia dal poco conosciuto Robin Taylor.Risulta anche forzata l’ apparizione di tutti i comprimari di Batman prima dell’avvento del supereroe.Sono buone anche le scenografie e le ambientazioni, ispirate anche dal Batman di Tim Burton, con un ambientazione anni ’30 e ’60, che mette in contrasto l’ alta società e la povertà delle strade.
Comunque, nonostante i lati positivi, l’assenza di Batman a lungo andare potrebbe risultare più frustrante di quella di Superman in Smallville, dove almeno avevamo un Clark Kent adolescente.