Dopo aver ampiamente criticato Warner Bros., DC Films e Joss Whedon sui social, Ray Fisher racconta tutto quello che è successo sul set delle riprese aggiuntive di Justice League.

Dopo anni di attesa, speranze, petizioni e finte smentite, lo scorso mese è uscita su Sky la Zack Snyder’s Justice League, film che mostra l’opera completa del regista senza i pesanti tagli imposti dalla Warner. Nel 2017 Snyder abbandonò infatti la regia di Justice League a causa di una tragedia  familiare e venne sostituito da Joss Whedon che, oltre a realizzare una versione pessima del film demolita dalla critica e dai fan, venne accusato da Ray Fisher e altri attori di comportamenti inopportuni e poco professionali sul set.

La scorsa estate, l’interprete di Cyborg ha spiegato infatti che Whedon ha trattato cast e crew del film in modo disgustoso, offensivo, non professionale e del tutto inaccettabile.

Della questione si è discusso a lungo in questi ultimi mesi ed ora l’attore ha finalmente deciso di raccontare tutto ciò che è successo sul set in un lungo approfondimento pubblicato da THR.

Nel montaggio di Snyder il ruolo di Cyborg è decisamente ampio, al punto che lo stesso regista lo ha definito come “il cuore dell’intero film”.  Lo sceneggiatore Chris Terrio ha sempre avuto in mente l’idea di renderlo un vero protagonista , come spiegato al sito:

Zack ed io lo abbiamo sempre considerato come il cuore dell’intero film. Ha l’arco narrativo più approfondito di tutti gli eroi. Inizia disperato e finisce con la sensazione che “non è a pezzi e che è amato”. Io e Snyder abbiamo preso davvero sul serio la rappresentazione del primo supereroe nero in un film DC.

Da registi e sceneggiatori bianchi, abbiamo pensato che avere anche la prospettiva di un attore di colore fosse realmente importante. Ray è diventato un partner davvero valido nella creazione di Victor.

Nella versione di Whedon invece, il ruolo di Victor Stone è ridotto all’osso, le sue motivazioni, il suo dolore ed il suo dramma sono stati completamente tagliati dal film…e Ray Fisher ha addirittura dovuto discutere di questioni razziali con Whedon:

Ho dovuto spiegargli le basi di ciò che avrebbe offeso la Black community…

Dopo un primo incontro con Whedon, Fisher ha ricevuto la versione revisionata della sceneggiatura dove la traumatica storia di Cyborg, il suo rapporto con la madre ed il padre e la sua “trasformazione” erano state completamente tagliate.

Whedon ha quindi mandato una mail al resto del cast chiedendo “domande, commenti e lodi“, alla quale Fisher ha risposto con delle note relative alla rappresentazione del suo personaggio. La risposta di Whedon? In una telefonata, l’attore ha spiegato che non appena ha iniziato ad esporre i suoi dubbi, il regista lo ha interrotto spiegando:

Non mi piace ricevere delle annotazioni da qualcuno, neanche da Robert Downey Jr.

Altre fonti di THR sostengono che il regista ha riservato lo stesso trattamento sia Gal Gadot che Jason Momoa, “colpevoli” di aver sollevato dei dubbi sulla sceneggiatura e sulla caratterizzazione dei loro personaggi.

Ray Fisher successivamente si è soffermato su Geoff Johns, assunto dalla Warner per fare da mediatore tra il regista ed il resto del cast. La risposta di Johns ad ogni singolo dubbio sollevato dall’attore?

Non possiamo far arrabbiare Joss.

Secondo Fisher, il produttore era preoccupato che Cyborg ridesse soltanto due volte nell’intero film. Johns, il co-presidente di DC Films, Jon Berg ed il presidente di Warner Toby Emmerich hanno discusso a lungo del personaggio ed erano tutti d’accordo con la seguente affermazione:

Non possiamo avere un uomo di colore arrabbiato per protagonista.

Interpellato da THR, l’agente di Geoff Johns ha risposto alle accuse dell’attore, spiegando:

Lo studio ha richiesto una versione più leggera del film, spingendoci ad aggiungere gioia e speranza ai sei supereroi. I dirigenti hanno parlato spesso di ciò, con l’obiettivo di evitare ogni stereotipo di razza o sessualità.

Cyborg

Entrando nel dettaglio, Geoff Johns ha detto a Ray Fisher che avrebbe dovuto interpretare Cyborg non più “alla Frankenstein, bensì ispirandosi a Quasimodo“, invitandolo ad assumere…la postura di un gobbo. Ovviamente Fisher, passato dal dover interpretare un uomo trasformato da un trauma ad una persona nata con una disabilità con una storia banale e striminzita, non ha accolto nel migliore dei modi il suggerimento:

Non avevo alcuna intenzione di interpretarlo come un tipo gioviale che pulisce una cattedrale. Era come se Johns si sentisse sicuro di come gestire un personaggio di colore ed i suoi problemi, al punto da non accettare neanche i consigli dall’unica persona di colore che ha contribuito al film.

Anche in questo caso, gli agenti di Johns hanno spiegato che si trattava soltanto di una metafora per rappresentare “un uomo simpatico e patetico allo stesso tempo con un gran cuore, triste per la sua condizione ed incline al nascondersi dal mondo.”

Il produttore Chuck Roven, un veterano del settore che ha iniziato a lavorare alla DC con Batman Begins, ha quindi aggiunto:

Capisco perfettamente Ray e provo profonda empatia con l’arco narrativo del suo personaggio, che è stato significativamente alterato e ridotto. Ho collaborato più volte con Geoff, che trovo un uomo umile e grazioso. Geoff si è battuto per avere Cyborg nei fumetti della Justice League ed ha scritto tantissime storie su di lui. Adora il personaggio.

Successivamente Fisher ha parlato delle tensioni sul set, spiegando che a suo avviso l’intero progetto è stato realizzato di fretta (in quel periodo era in corso l’acquisizione da parte di AT&T per 85 miliardi) senza alcun rinvio perché alcuni dirigenti temevano di perdere il posto di lavoro.

Questa tensione si è riversata persino su una parola in particolare all’apparenza innocua: Booyah, una delle frasi più celebri di Cyborg, entrata nell’immaginario collettivo grazie alla serie animata sui Teen Titans.

Dato che quello di Cyborg è un arco narrativo triste e cupo, nella sceneggiatura originale questa gioiosa frase non era presente. Johns ha provato addirittura a chiedere a Snyder di inserirla nella prima versione del suo film, ottenendo una risposta negativa.

Con le riprese in corso, Fisher è stato invitato a cena da Jon Berg, co-presidente di DC Film e produttore del film, che gli ha spiegato:

Questo è uno dei progetti più costosi di sempre per Warner Media. E se il CEO di AT&T avesse un figlio o una figlia e questi vorrebbero sentire Booyah pronunciato da Cyborg e noi non lo facessimo? Potrei perdere il mio lavoro.

Alla fine l’attore ha deciso di girarla e lo stesso Whedon si è preso gioco di lui sul set, recitando una parte dell’Amleto con tono beffardo e scocciato.

Speak the speech, I pray you, as I pronounced it to you. (Fai il discorso, te ne prego, come io l’ho fatto a te),

Successivamente Fisher ha discusso delle presunte minacce che ha ricevuto da Geoff Johns. Subito dopo aver letto lo script, l’agente dell’attore ha chiamato il presidente di Warner per esprimere tutti i dubbi del suo assistito. Poco dopo l’attore è stato chiamato negli uffici DC da Johns, con il quale si è scusato per aver avuto delle discussioni con Whedon sulla frase Booyah.

Johns mi ha detto che chiamare il presidente di Warner non è stata una bella mossa. Mi ha detto “pensavo che fossi un mio amico, non voglio che ti faccia una brutta reputazione in questo settore“.

Fisher ha preso queste dichiarazioni come una minaccia sulla sua carriera, mentre l’agente di Geoff Johns ha spiegato che il suo assistito non ha mai voluto minacciarlo, ma non è normale che un attore si rivolga alla presidenza dello studio per delle divergenze creative.

Successivamente questa disputa si è spostata addirittura ai piani alti della Warner: dopo che l’attore ha iniziato ad esporre sui social tutti i suoi problemi con Whedon e Johns, alcuni fonti interne alla Warner hanno iniziato a sospettare che alle sue spalle ci fosse Zack Snyder, che lo stava manipolando per riottenere il controllo dell’universo DC (…).

Ecco quanto spiegato da Fisher a riguardo:

L’idea che un uomo di colore non abbia neanche un suo agente è decisamente razzista, proprio come le conversazioni che ci sono state in Warner Bros. sui reshoot di Justice League. Avevo sminuito tutto ciò durante la lavorazione del film, ma è proprio questo che ci ha portato a questo punto.

Ovviamente Snyder ha smentito questo bizzarro tentativo di manipolazione.

Da qui Fisher ha iniziato ad accusare Whedon, Berg, Johns e l’inter Warner Bros più volte sui social…e la loro risposta? Il primo luglio, il giorno in cui l’attore si è esposto per la prima volta, Warner ha annunciato un film su Frosty the Snowman con Jason Momoa come voce dell’iconico personaggio.

Pochi giorni dopo, lo stesso Momoa ha criticato la mossa della major, spiegando:

E’ ridicolo che abbiano messo in giro un falso annuncio su Frosty senza il mio permesso solo per distrarre le persone dalle dichiarazioni di Ray Fisher, che ha esposto quanto schifosamente siamo stati trattati durante le riprese aggiuntive di Justice League.

Fisher ha quindi raccontato di aver parlato con Walter Hamada, il nuovo presidente di DC Films, che ha spiegato:

Joss Whedon è uno stronzo. Voglio lasciarmi alle spalle tutto quello che è successo con Justice League, Joss non è più con noi e non vogliamo mai più assumerlo.

Nonostante ciò, Hamada ha provato a tutelare in ogni modo Geoff Johns (che è coinvolto in diversi progetti di DC Films), motivo per cui Ray Fisher ha chiesto a gran voce un’investigazione ufficiale da parte del gruppo Warner Media, che è stata approvata.

Successivamente un dirigente veterano della Warner ha invitato Fisher a non fidarsi di queste indagini se guidate da un “dirigente in particolare, perché quella persona più volte ha aiutato a falsificare le prove”.  L’investigatore non ha mai spiegato per chi stesse lavorando, motivo per cui Fisher non ha più collaborato nelle indagini. Come se non bastasse, all’attore è stato anche dato un nome falso, un avvocato di colore che non aveva nulla a che fare con le indagini.

Non so se si sia trattato di un errore o di un tentativo di farmi sentire sicuro mettendomi a mio agio con una persona di colore.

A riguardo, Christy Haubegger, presidente della comunicazione di Warner Media e dirigente dell’ufficio inclusione della compagnia, ha spiegato quanto segue:

Le dichiarazioni dello studio sul rifiuto di Fisher di cooperare sono basate su informazioni di terza mano. Il dipartimento comunicativo ha risposto in modo emozionale alle accuse pubbliche di Fisher nei confronti di Hamada.

A fronte delle pressioni dell’attore, la Warner ha ingaggiato anche un altro investigatore, che non ha trovato prove di razzismo sul set. Secondo Fisher, le prove in possesso di questo investigatore non erano valide e non sufficienti per ottenere un verdetto definitivo. A suo avviso infatti l’intero processo era sospetto ed aveva la sensazione che la major fosse soltanto intenzionata a proteggere i suoi produttori di punta.

Dopo aver raccontato tutta la sua versione dei fatti, l’attore ha spiegato che è consapevole che non vincerà mai questa battaglia con la major, ma crede comunque di aver lasciato il segno:

Non credo che alcune di queste persone siano adatte ad avere una posizione di comando. Non voglio escluderle da Hollywood, ma non dovrebbero avere il potere di assumere e licenziare altre persone. Non si prenderanno le loro responsabilità, ma almeno posso far capire alle altre persone con chi hanno a che fare.

Infine, come alcuni di voi sapranno, a seguito di questa controversia Walter Hamada ha deciso di allontanare Ray Fisher dal film su Flash, nel quale era previsto il suo ritorno (l’attore aveva anche incontrato il regista Andy Muschietti lo scorso anno).

Warner era intenzionata a pagargli due settimane di lavoro come un cameo, offrendogli soltanto una piccola parte dei soldi che Fisher chiedeva per tornare come Cyborg…e come se non bastasse, la stessa compagnia ha comunicato ai giornalisti che l’attore stava chiedendo il doppio della sua paga per tornare, notizia ovviamente falsa.

Quando ho parlato per la prima volta, sapevo che questo persone non mi avrebbero mai più fatto lavorare in pace.

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