Con l’arrivo della tanto lungamente attesa “Zack Snyder’s Justice League”, facciamo un passo indietro e ripensiamo a cosa il regista ha provato a comunicare sull’universo DC.

“Darai agli abitanti della Terra un ideale per cui battersi. Si affretteranno a seguirti, vacilleranno, cadranno, ma col tempo si uniranno a te nella luce. Col tempo, li aiuterai a compiere meraviglie.”

Questo è un articolo diverso dal solito, molto più soggettivo, a tratti provocatorio, ma scritto da un appassionato che ha l’universo DC nel suo cuore da tempo immemore.

Quando Man of Steel ha fatto il suo arrivo sul grande schermo, la reazione fu a dir poco divisiva, ma generalmente confusa. C’è chi lo ha amato e chi lo ha odiato, ma c’è anche chi, ancora oggi, trova molti elementi da apprezzare, ma rimane disorientato da questa scelta. Perché questa strada? Perché dare un twist così dark ad un universo così variegato a livello di tono? Perché un film su Superman così diverso da quel che ci potevamo aspettare?

I dubbi continuarono e si intensificarono con l’uscita di Batman V Superman – Dawn of Justice, in cui, per la prima volta dal vivo e sul grande schermo, abbiamo avuto l’occasione di vedere i due titani di casa DC incontrarsi e scontrarsi. Ma perché farlo in questo modo? Perché scegliere un Batman che riprende l’estetica di Frank Miller ne Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, ma abbandonandone i principi  e trasformandosi in una macchina omicida molto più simile alle versioni prototipo del personaggio durante i suoi primissimi anni? Perché darci un Superman così ancora così insicuro sul suo cammino, così alienato dal resto del mondo, così mal visto da molte persone, che sente su di sé un peso insostenibile, innaturale?

Tutti questi perché, e molti altri, potrebbero trovare una risposta tramite una chiave di lettura, una lente magari non intesa originariamente, ma che con l’arrivo di questa nuova, definitiva, effettiva ed alternativa versione di Justice League, ha fatto capolino nella mente di chi vi scrive. Non si tratta certo del “Modo corretto” di vedere questi film, di quelli che vengono spacciati come qualcosa di fondamentale a cui se non ci si arriva, non si comprende la vera essenza di questi lavori, quanto più di un esercizio di fantasia ed elasticità mentale, atto a vedere del valore, dove è stato posto tanto impegno, da parte di Zack Snyder.

L’incontro tra la Justice League ed i Vendicatori

Per i lettori appassionati sia di DC che di Marvel, il ricordo di JLA/Avengers è probabilmente indelebile. Uno dei più completi ed ampi incontri tra le squadre delle due case di produzione, in cui venne raccontato tutto ciò che si potesse sperare, ma in cui un dettaglio ritorna alla mente quando si riguardano i due film DC ad opera di Zack Snyder.

In questa scena dall’aspetto abbastanza familiare, Superman (che non era completamente in sé al momento, ma ciò non ha molta importanza), si trovò davanti ad una statua vandalizzata di Giant Man e rimase sbigottito dal modo in cui gli abitanti della terra Marvel trattassero i loro campioni.

“Questo è un monumento a qualcosa? Questo è il rispetto che i loro eroi ottengono? Questo?

La terra DC è generalmente sempre stata più accogliente con i suoi eroi, ma per un semplice motivo: la sostanziale differenza che le due case di produzione hanno nell’approccio ai personaggi. Ci sono ovviamente molte eccezioni e visioni di autori differenti, ma generalmente possiamo notare come nella terra Marvel, gli eroi siano si mitici e potenti, a volte anche amati, ma nella loro concezione classica, dei disadattati. Degli outsiders in cerca di un loro posto nel mondo, che forse non troveranno mai.

Nell’universo DC invece, gli eroi sono l’Olimpo, i salvatori, i proverbiali “Nostri” in arrivo per salvarci. Gli abitanti delle città hanno varie opinioni su di loro e i personaggi stessi hanno approcci spesso differenti, ma prima o poi, arrivano sempre a conquistare la loro fiducia, diventando i Campioni della Terra, acclamati da coloro che hanno giurato di proteggere.

E questo approccio non sembra essere lo stesso per Zack Snyder, qualcosa è cambiato nel suo universo, una visione più cinica, più dubbiosa, più corrotta.

Una sorta di Elseworld – Storie Immaginarie (ma non lo sono tutte?)

Rimanendo sempre fedeli alla fonte fumettistica, c’è un tipo particolare di storia, insito nella natura della DC da ormai diverse decadi, ed è quello dell’Elseworld, un tipo di storia che prende luogo in un universo parallelo in cui alcuni elementi sono simili a quelli canonici, ma in contesti fondamentalmente differenti. Storie che danno uno sguardo a delle terre parallele in cui Superman è stato cresciuto dagli Wayne, diventando successivamente Batman, o anche in cui il Cavaliere Oscuro è esistito nell’epoca Vittoriana, e tante altre ancora, raccontate sia in tempi recenti che in epoche ormai lontane.

Questo genere di storie possono virare completamente dallo status quo, ed alla fine il bello è anche quello, ma si ritrovano a volte a dare un’occhiata ad una realtà differente, per poi mostrarci secondo quale tortuoso ed inatteso percorso tutto vada a sistemarsi, componendo un mosaico molto più simile alla terra DC Classica di quanto ci aspettiamo.

Che sia questo il modo corretto per vedere questi film? Molti elementi sono similissimi a parecchie storie fumettistiche (ed alcuni sono presi da altre storie alternative, come Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, che racconta un futuro non canonico per Batman e gli eroi del suo mondo), ma la visione di fondo è diversa, una visione che prende questi eroi leggendari e li mette in un contesto più tetro.

Batman

Nuove regole?”
Siamo criminali, Alfred, lo siamo sempre stati, non è cambiato niente.”
“Si, invece signore. È cambiato tutto…”

Il Batman interpretato da Ben Affleck è senza ombra di dubbio, divisivo. Visivamente ineccepibile, interpretato con passione ed impegno, ma a dir poco inusuale a livello di caratterizzazione.

Un Batman che, a quanto possiamo intuire, ha gettato al i suoi ideali, il suo codice, dopo la morte di Robin. Snyder ha parlato di come il Ragazzo Meraviglia che ha perso la vita in questa versione non sia, come di consueto, Jason Todd, il secondo Robin, ma bensì il primo, Dick Grayson, il primo figlio adottivo che Bruce ha  avuto (una menzione al fatto che si trattasse di lui è anche stata fatta in un recente spot per Zack Snyder’s Justice League), salvato dal baratro di una vita spesa alla ricerca di pace, dopo il trauma della perdita dei suoi genitori per colpa di un atto criminale in cui Bruce cadde diversi anni prima.

Batman ha salvato Robin, ma al contempo Robin ha storicamente salvato Batman, dandogli modo di essere colui in grado di mostrare a Dick una via migliore della sua, di usare i mezzi a sua disposizione per essere un eroe che non vive nelle tenebre, ma in grado di usarle come trampolino di lancio per diventare qualcosa di diverso, per essere migliore.

Bruce, vedendosi tolto questo compagno di avventure, questo figlio, in un modo possibilmente ancor più doloroso della versione precedente, sembra aver perso ogni senso di moralità. Secondo quanto detto dal regista, Joker non solo ha ucciso Robin, ma ha anche dato fuoco a Villa Wayne, forse addirittura con Dick al suo interno. Il Giullare dell’Ade ha privato Batman di suo figlio, ed ha privato suo figlio del suo futuro, del futuro che Bruce sperava di poter dare a Dick, distruggendo al contempo il luogo in cui è cresciuto.

Ovviamente la perdita di Jason Todd è stato uno dei più grandi dolori immaginabili per il Batman fumettistico. Ancora oggi viene definito il suo “Più grande fallimento”, ma non era solo per affrontarlo. Certo, aveva allontanato Dick ai tempi ed era entrato in una modalità da vendicatore solitario, ma aveva sempre l’occhio vigile del suo ex-apprendista, di suo figlio, a vigilare sul suo operato. Persino l’arrivo del terzo RobinTim Drake, passò per l’occhio di Dick Grayson, ma cosa sarebbe successo se Bruce avesse perso quest’ultimo quando ancora era il suo giovane partner nella lotta al crimine? Cosa sarebbe successo in un mondo più genuinamente cattivo? Un mondo a dir poco spietato, scritto con l’obiettivo di far soffrire ancor di più Batman e portarlo ad isolarsi, ad occuparsi della missione con la vendetta nel cuore.

E cosa sarebbe successo, se dopo 20 anni di attività come Batman, dal cielo fosse arrivato l’essere più potente e potenzialmente pericoloso che Bruce avesse mai visto? A quel punto ogni senso avrebbe lasciato la sua persona, la prevenzione prima di tutto. Informazione? Non serve, sa tutto quello che gli serve sapere sul nemico: è un alieno pericoloso, diverso da lui, diverso da chiunque, come il Joker, che ha graziato troppo a lungo ed infine gli ha rovinato la vita. Non lascerà che questo accada di nuovo, non lascerà che un essere inumano lo renda di nuovo impotente davanti ad un’immagine di distruzione, che si tratti di Metropolis o della casa di cui è cresciuto. Superman non è come lui, non avrà una famiglia, non è una persona… o forse si?

Superman

“E cosa avrei dovuto fare? Lasciarli morire?” “Può darsi…”

Il ragionamento si estendo, ovviamente, anche a Clark Kent, e nello specifico: alle persone che hanno plasmato nella sua vita, rendendolo Superman.

Questo Clark Kent, se lo si va ad analizzare all’osso, nei suoi principi, non pare discostarsi troppo dalla sua versione classica. È sempre presente per risolvere ogni problema che gli si presenta davanti, si prodiga nell’azione in prima persona, mettendo in pericolo la sua stessa vita, perché può, perché è la cosa giusta da fare, ma allora come mai nel guardarlo in azione non si ha la sensazione di stare seguendo le avventure di Superman per come le abbiamo sempre intese? Come mai sentiamo e vediamo questo incredibile peso nel suo sguardo, quando vede la reazione delle persone intorno a sé? La risposta sta nella differente comunicazione.

Clark, in questo universo, è stato cresciuto da un Jonathan Kent che ricorda in parte la versione New 52, nello specifico in ciò che ci venne rinarrato, ed in seguito cambiato, in Doomsday Clock. Un Jonathan Kent spaventato a morte dall’idea che suo figlio si senta alienato, differente, che venga idolatrato come un Dio o temuto come il Diavolo, non per via di chi egli sia, ma di ciò che sa fare.

Jonathan comprende l’importanza di Clark per lo svolgimento della storia umana, ma a costo della sua stessa vita, tenta in più possibile di ritardare quel momento, di rimandare la prima apparizione nel mondo di Clark come Kal El. La paura, il cinismo e l’odio del mondo in cui vivono, spaventa Jonathan a tal punto da prendere, anche solo per un istante, in considerazione l’idea che Clark dovesse lasciare morire un gruppo di ragazzi, pur di non farsi scoprire. Questo Pa’ Kent non è quello che conosciamo, non è un uomo che passa i suoi principi a Clark per fargli spiccare il volo con naturalezza (anche se con qualche comprensibile dubbio), ma che tenta di farlo crescere come l’uomo migliore possibile, facendo da scudo tra lui ed il resto del mondo, perché l’amore che prova per lui offusca la razionalità, i principi, la buona volontà, lasciando spazio solo alla paura di perdere il suo unico figlio, il miracolo che lui e Martha sono riusciti ad avere nelle loro vite.

Ed in un certo qual senso, Jonathan aveva ragione. Questo mondo non era pronto per Superman, specialmente in uno scontro diretto con un altro essere, di uguale potenza, in una delle città più famose e popolate della terra. Il mondo non era pronto per il primo contatto con Superman, ma Jor El, il padre biologico di Clark, ha probabilmente avuto la saggezza di guardare più avanti.

La sua profezia sembra infatti che possa trovare riflesso nello svolgimento di questa trilogia ad opera di Snyder, nella quale Jor El, o il fantasma tecnologico che è rimasto al suo posto, gli parla di come potrà ispirare la razza umana, nonostante si tratti di un percorso tortuoso, non tutti riusciranno a stare al passo, alcuni si allontaneranno dalla grandezza, ma alla fine, riuscirà a portare alla luce i sogni e le speranze che hanno accompagnato il suo distacco da Krypton, ciò che rappresenta il simbolo della casata degli El, che porta con fierezza sul suo petto.

Clark però, continua a portare gli strascichi della sua crescita nella repressione di una parte di sé a dir poco fondamentale, non solo per quanto riguarda i poteri, ma anche la volontà di agire, di esserci per chi ha bisogno. Non dimostra mai la sua personalità completamente, non riesce a comunicare, proprio come Jonathan lo ha più o meno involontariamente portato a fare, il suo vero essere, a diventare completamente Superman, come tutti noi lo conosciamo.

Lo scontro con Batman è emblematico da questo punto di vista, due uomini che fondamentalmente hanno lo stesso fine (nonostante i differenti modus operandi), uno il cui mondo è stato distrutto pezzo dopo pezzo, l’altro che non si è mai sentito accettato e adatto per questo mondo. Due forze inarrestabili intente a combattersi, a non comprendersi, a bloccarsi dal fare ciò che loro stessi non approvano in loro stessi, ma è quando Batman nota questa somiglianza, quando capisce (anche se in un modo discutibile) che Superman è come lui, che è stato un bambino come lui e che nel tentativo di salvare sua madre, sta per essere ucciso da un uomo con lo stesso livello di crudeltà che ebbe Joe Chill quando uccise i suoi genitori… un uomo che altro non è che lui stesso, o comunque ciò che è diventato.

In un certo senso è l’umanità di Clark, le sue radici, a riportare Bruce alla ragione, al rendersi conto di essere stato manipolato da Luthor grazie al suo livore, alla ricerca cieca di vendetta. Proprio col sacrificio di ClarkBruce si rende conto che il mondo non può essere un posto migliore solo con Batman, ma che ha bisogno di altri eroi come lui…che ha bisogno di lui.

Ed alla fine, tornerà l’Età degli Eroi?

Wonder Woman (personaggio che non abbiamo coperto in questo articolo non perché non sia importante, ma perché abbiamo deciso di concentrarci sui film al 100% di Snyder, sulla sua, da lui definita, trilogia), nell’ultimo trailer di Zack Snyder’s Justice League, ha parlato a Batman di come, per l’opinione pubblica, la così detta “Età degli Eroi” non sarebbe più tornata, ma la domanda è: c’è mai stata?

La risposta è, da un certo punto di vista: “Si”. Non solo le gesta di Wonder Woman durante la prima guerra mondiale hanno parlato chiaro (costituendone però idealmente il seguente ritiro, per via della perdita di Steve Trevor, altro sintomo che in questo universo DC, gli eroi perdono anche quando riescono a vincere), ma anche guardando indietro, i Guardiani della Terra, tra cui c’erano divinità, uomini, alieni, che hanno contrastato il primo approdo di Darkseid sulla terra, rappresentavano chiaramente un precedente dimenticato della Justice League, rimasto forse nella forma di miti e leggende, o anche solo di coscienza comune, ma da un altro punto di vista, il ritorno di Superman potrebbe rappresentare una nuova era, una rinascita, l’arrivo di degli eroi mai visti, che cambieranno ogni cosa.

Se tutto procede come supponiamo, la resurrezione di Superman e la formazione della Justice League potrebbe rappresentare la parte conclusiva della profezia di Jor El, il “Col tempo si uniranno a te nella luce. Col tempo, li aiuterai a compiere meraviglie”, che potrebbe stare ad indicare una transizione da questa realtà spesso meschina, cinica, sfiduciata, ma colma di potenziale per essere una forza del bene, per diventare, in un certo qual modo, un universo più simile a quello che noi tutti conosciamo. Non uguale, soprattutto in vista della sfrenata richiesta dei fan di portare questo film alla luce nella visione di Snyder più pura possibile, magari non per il gusto di tutti i fan (cosa sacrosanta), ma sicuramente, dandoci la conclusione ad un Elseworld molto particolare, in una storia che potenzialmente narra, di come un uomo di nome Clark, sia riuscito a cambiare il mondo nel bene, nella vita, nella morte, e nel suo ritorno.

“Gli uomini sono ancora buoni. Combattiamo, uccidiamo, ci tradiamo a vicenda. Ma possiamo ricostruire. Possiamo fare di meglio. Lo faremo. Dobbiamo farlo.”