Dato che si parla ormai spesso di Multiverso per l’universo Cinematografico Marvel e quello DC, abbiamo deciso di esplorare la sua nascita nei fumetti.

In questi mesi si è fatto un gran parlare del concetto di “Multiverso” nei film di supereroi, chiaramente per via dell’arrivo di Spider-Man: No Way Home e The Flash, i quali avranno fortemente a che fare con questo stratagemma narrativo tipico dei fumetti che vanno a trasporre.

Nello specifico, è capitato spesso, sia tra noi della redazione, che nel nostro gruppo degli abbonati del nostro canale Twitch, di discutere del concetto avanzando diverse opinioni. C’è chi vede del potenziale narrativo positivo nella cosa, chi è rimasto scottato dalle strategie che le major hanno avuto in passato per attirare i fan, fallendo miseramente (una su tutte, l’inclusione forzata di Venom in “Spider-Man 3”), e c’è chi lo vede come un concetto troppo astruso da introdurre nei film, soprattutto nelle modalità che pare vogliano utilizzare, come far tornare Michael Keaton nel ruolo di Batman, o, secondo i rumor dati da diverse fonti affidabili, far tornare Tobey Maguire ed Andrew Garfield come i rispettivi Spider-Man, ed è proprio qui che è nata la scintilla per questo post.

Mettetevi comodi, oggi vi racconteremo la storia di come è nato il Multiverso nel panorama supereroistico, senza concentrarci sull’evoluzione del concetto al di fuori del medium. Se c’è una cosa che ci ha insegnato la mitologia Asgardiana Marvel, è che non ha importanza se ciò che viene importato nelle storie abbia attinenza con la fonte d’ispirazione esterna, l’importante è che funzioni nel contesto.

Precisiamo che, ovviamente, questo non è un pezzo per denigrare l’opinione o l’impressione di nessuno, in quanto le troviamo legittime, ma ragionandoci siamo arrivati ad una conclusione che potrebbe far riflettere.

Generalmente, la nascita del Multiverso nelle storie di supereroi è attribuita ad una storia su tutte: The Flash #123 del 1961 (pubblicata in Italia l’anno seguente su “Nembo Kid” #20), con la storia “I Flash dei due mondi”.

Molti di voi avranno presente il personaggio di Flash, e conoscendo buona parte della nostra community, sarete persino familiari con Jay Garrick, il primo storico Flash creato da Gardner Fox nel 1940. Gli anni passarono, e nel 1956, il personaggio subì un reboot totale, al punto in cui non solo venne aggiornato il costume, ma persino la persona che lo indossava, raccontando la storia di Barry Allen, un giovane scienziato che, pensate un po’, prese l’identità di Flash proprio in tributo alla versione precedente, ma non perché esistente nel suo mondo come personaggio, ma bensì come fumetto. L’idea fu quella di rendere Barry essenzialmente uno di noi; immaginate di ricevere, per uno scherzo del destino, gli stessi poteri del vostro supereroe preferito, ed avrete in mente cosa significava essere Barry Allen, un ragazzo cresciuto con i fumetti di Flash di Jay Garrick, che decise di diventare a tutti gli effetti una nuova versione del suo supereroe preferito.

Questo venne fatto anche per stabilire a tutti gli effetti che questa era la vera, nuova versione di Flash. Ciò che c’era stato prima era finzione persino in un mondo di finzione, o almeno così sembrava… perché nel succitato numero 123, Barry Allen incontrò per davvero il suo eroe!

Nell’albo venne spiegato come fosse possibile che i fumetti di Flash venissero pubblicati nell’universo di Barry, parlando della possibile connessione dell’autore con quella terra a livello psichico, che pensava di sognare trame immaginarie, quando in realtà stava assistendo ad eventi realmente avvenuti in una terra parallela. Ovviamente venne spiegato anche come fosse possibile che una terra parallela esistesse, parlando di come le due terre (e le infinite altre) vibrassero a frequenze differenti nonostante occupassero lo stesso spazio, ma anche di come Barry, usando i suoi poteri, potesse riuscire a far vibrare le proprie molecole alla frequenza adatta per passare da una terra all’altra, e, per non farsi mancare niente, questa storia aggiunse anche un’altra trama riguardante dei super cattivi i cui piani dovevano essere sventati.

Tutto in VENTICINQUE pagine.

Venticinque pagine di un fumetto mirato principalmente ad un pubblico di bambini, nel 1961.

Oggi ci chiediamo come sia possibile che, in un film su Spider-Man, possano comparire gli Uomini Ragno dei franchise precedenti, esplicitamente reboottati e accantonati, o come sia possibile spiegare che Michael Keaton sia Batman nello stesso multiverso di Ben Affleck… tutto questo quando nel 1961, dei bambini lessero quella storia, la apprezzarono fortemente (consacrandola tutt’ora come un classico), ed andarono avanti con le proprie vite senza chiedersi come fosse possibile, accettando questa storia per quello che era: l’introduzione di una dinamica che aggiungeva un elemento ancor più fantastico ad un mondo in cui l’impossibile era la norma.

Una dinamica creata esplicitamente per omaggiare un personaggio che era stato addirittura citato come pura opera di finzione (immaginate se Holland fosse cresciuto con gli Spider-Man di Raimi nel MCU, ed avrete un’idea della complessità della cosa), e dare la possibilità ai vecchi fan di rivedere il proprio eroe, tutto questo per non parlare delle possibilità narrative per gli autori!

Il Multiverso non è altro che uno stratagemma narrativo, definito da una delle più importanti menti del panorama supereroistico, Mark Waid, come un modo per introdurre mistero, per dare sfogo alla fantasia, per mostrare che ogni cosa era possibile, dai sogni dei fan, agli incubi degli eroi.

Ma forse, come per diverse domande che ci possiamo porre, basta cercare una risposta online di Grant Morrison per avere la risposta più ottimale:

Gli adulti hanno dei seri problemi con la finzione. Richiedono costantemente che le storie si adattino alle regole della vita di tutti i giorni. Si chiedono come sia possibile che Superman voli, o come possa Batman gestire un’azienda multi-miliardaria di giorno e combattere il crimine la notte, quando la risposta è ovvia persino al più giovane dei bambini: perché non è reale”.

In conclusione, il Multiverso, nel mondo supereroistico, è stato creato per realizzare la medesima idea che sta per giungere nei cinecomic. Esiste da una vita, non serve giustificarlo o gestirlo in nessun modo astruso, è pura e semplice finzione, atta a far muovere gli eventi in una direzione, ed ha la stessa importanza che potrebbe avere la meccanica dietro ai lancia-ragnatele: nulla più dell’essere un mezzo per raccontare una storia.

Mentre noi adulti ci domanderemo come possano Maguire e Holland essere entrambi gli Spider-Man di due terre parallele appartenenti allo stesso Multiverso (in caso i rumor siano veritieri), i bambini del pubblico accetteranno qualunque spiegazione data, e si godranno la il film per ciò che sta veramente cercando di fare: raccontare una storia sui supereroi. Esattamente come avvenne nel 1961.

P.S.: sappiamo bene che i fumetti ed i film sono due cose diverse, ed infatti i blockbuster hanno anni di sviluppo e dalle due ore in sù di minutaggio per poter raccontare queste storie, mentre l’albo di Flash, avrà avuto un mese di realizzazione e 25 pagine totali. È scontato dire, che il vantaggio, per spiegare questa dinamica, lo abbia il cinema.

Spider-Man: Un Nuovo Universo