Moon Knight: quali parti della serie sono reali e quali frutto della mente di Marc Spector? Il capo sceneggiatore dello show risponde.

Il 30 marzo è stato rilasciato su Disney+ il primo episodio di Moon Knight, la nuova serie prodotta dai Marvel Studios incentrata su uno degli antieroi più amati della Casa delle Idee. Nello show, ispirato al franchise di Indiana Jones, Steven Grant (Oscar Isaac) scoprirà di soffrire del disturbo dissociativo dell’identità e di condividere il proprio corpo con il mercenario Marc Spector, portandolo ad imbarcarsi in un viaggio verso un mortale mistero tra i potenti Dei dell’Egitto.

Nel corso di un’intervista con The Playlist, Jeremy Slater, capo sceneggiatore di Moon Knight, ha parlato a ruota libera del suo lavoro sulla serie dei Marvel Studios. Quando gli è stato chiesto quali parti dello show siano reali e quali frutto dell’immaginazione di Marc Spector, lo sceneggiatore ha spiegato che dal suo punto di vista gli eventi della serie sono avvenuti realmente nel Marvel Cinematic Universe pur riconoscendo che ognuno può avere un’interpretazione diversa:

“Beh, il processo di filmmaker è un processo talmente collaborativo che un sacco di persone che lavorano allo stesso progetto possono avere interpretazioni diverse di quello che sta succedendo realmente. Per me, nella mia mente, è sempre stato cristallino che tutto questo sia reale. Tutto quello che vediamo nella serie ha importanza, non è la storia di una persona malata mentalmente che si immagina tutto nella sua testa perché voglio rivedere Moon Knight nell’MCU in futuro prima o poi, a prescindere che si tratti di un’altra stagione, di un altro film o che si allei con qualche altro personaggio. E penso che quando lo vedremo interagire con gli altri personaggi dell’MCU, allora diventerà reale e ci diranno qualcosa del tipo ‘Beh, ovviamente, tutto questo è reale perché questo tizio sta passando del tempo con Captain America o altri.'”

“Ma so che il modo in cui la serie è stata girata e montata lascia dietro di sé qualche mollica di pane in merito a ciò che sta succedendo che gli spettatori si divertiranno ad analizzare, digerire e discutere. Mi piace il fatto che non sia tutto chiaro e semplice, anche se nella mia mente tutto ciò ha importanza ed è reale. L’espediente narrativo che preferisco meno è quello della rivelazione ‘era tutto un sogno’ alla fine della storia. Quindi non lo faccio per rispetto nei confronti del pubblico, e non vorrei mai scrivere una storia simile perché penso significhi che il viaggio che abbiamo intrapreso non abbia una reale posta in gioco o una vera importanza. E volevo che questo show avesse della posta in gioco. Volevo che le persone sentissero che valesse la pena passare sei ore della loro vita a guardare questa serie. Questo è stato il valore del loro investimento di tempo.”