Il capo sceneggiatore di Moon Knight ha spiegato perché lo show con Oscar Isaac non è realistico come le serie Marvel/Netflix.

Il 30 marzo è stato rilasciato su Disney+ il primo episodio di Moon Knight, la nuova serie prodotta dai Marvel Studios incentrata su uno degli antieroi più amati della Casa delle Idee. Nello show, ispirato al franchise di Indiana Jones, Steven Grant (Oscar Isaac) scoprirà di soffrire del disturbo dissociativo dell’identità e di condividere il proprio corpo con il mercenario Marc Spector, portandolo ad imbarcarsi in un viaggio verso un mortale mistero tra i potenti Dei dell’Egitto.

Nel corso di un’intervista promozionale con Discussing Film, Jeremy Slater, capo sceneggiatore di Moon Knight, ha parlato a ruota libera del suo lavoro sullo show dei Marvel Studios. Quando gli è stato chiesto per quale motivo il team creativo non abbia optato per un approccio più realistico sulla falsa riga delle serie di Marvel Television distribuite da Netflix privilegiando piuttosto il lato sovrannaturale del personaggio, lo sceneggiatore ha spiegato:

“Beh, conoscevo le mie sensibilità da sceneggiatore e sapevo che non sarei stato necessariamente bravo nello scrivere una di quelle serie Marvel Netflix. Tendo a gravitare intorno al divertimento e ai lati più alla Jack Kirby dell’MCU piuttosto che a quelli più iper-realistici e dark. Inoltre sapevo che una delle cose che Kevin Feige non vedeva l’ora di fare con Moon Knight creativamente parlando era l’Egittologia. Non solo è sempre alla ricerca di quella cosa che la Marvel non ha ancora fatto, ma anche di quelle che la concorrenza non ha fatto. Pensava davvero che il disturbo dissociativo dell’identità di Moon Knight e l’Egittologia fossero due territori inesplorati che non avevamo ancora visto nell’MCU. Quindi avevo quel briciolo di informazione quando sono salito a bordo del progetto, ed ho potuto adattare la mia proposta in base a questi elementi.”

“Ma per me l’obiettivo era allontanarsi da Batman. Ci sono un sacco di versioni di Moon Knight nei fumetti in cui è un miliardario playboy filantropo. Vola con un aeroplano a forma di luna e cosa del genere. Ho pensato ‘Batman ha 80 anni di storia rispetto a noi. Se cerchiamo di competere con le stesse cose, sembrerà qualcosa di derivativo.‘ Così quel cambiamento e quell’incursione nel lato soprannaturale sembrava il modo migliore per distinguere il personaggio e dargli la sua identità.”