Il capo sceneggiatore di Moon Knight odiava il personaggio di Marlene Alraune, storico interesse amoroso di Marc Spector nei fumetti Marvel.

Il 30 marzo è stato rilasciato su Disney+ il primo episodio di Moon Knight, la nuova serie prodotta dai Marvel Studios incentrata su uno degli antieroi più amati della Casa delle Idee. Nello show, ispirato al franchise di Indiana Jones, Steven Grant (Oscar Isaac) scoprirà di soffrire del disturbo dissociativo dell’identità e di condividere il proprio corpo con il mercenario Marc Spector, portandolo ad imbarcarsi in un viaggio verso un mortale mistero tra i potenti Dei dell’Egitto.

Nel corso di un’intervista promozionale con Discussing Film, Jeremy Slater, capo sceneggiatore di Moon Knight, ha parlato a ruota libera del suo lavoro sullo show dei Marvel Studios. Quando gli è stato chiesto per quale motivo il team creativo abbia reinventato due personaggi dei fumetti come Marlene Alraune e Scarlet Scarab adattando alcune delle loro caratteristiche nel ruolo di Layla El-Faouly (May Calamawy), Slater ha ammesso di aver sempre odiato lo storico interesse amoroso di Marc Spector:

Sapevo di non voler inserire Marlene dai fumetti solo perché, per certi versi, odiavo quel personaggio. È la prototipica damigella in pericolo e fidanzatina che trovi in un sacco dei fumetti più vecchi. Nella sua prima apparizione si inginocchia vicino al corpo privo di sensi di Marc come se dicesse ‘Oh, [Raoul Bushman] ha appena ucciso mio padre ma lui è molto attraente.’ ed è sempre stata definita da questo aspetto. Ho pensato che non avessimo bisogno di una damigella in pericolo. Avevamo bisogno di una specie di Marion Ravenwood che potesse stare al passo del nostro Indiana Jones. Avevamo bisogno di qualcuno che potesse stare al passo con i ragazzi, quindi è stata quella la forza motrice dietro. Avevamo bisogno di una Marion per il nostro show.”

Sapevamo inoltre di voler qualcuno con un background egiziano in un certo senso perché non sapevamo chi avrebbe interpretato Marc Spector. Nel fumetti, è rappresentato tradizionalmente come un personaggio bianco ed eravamo sensibili all’idea che se avessimo avuto due personaggi bianchi girovare tra le tombe egizie e cercando artefatti, avremmo rischiaro di giocare con lo stereotipo del ‘white savior’, il salvatore bianco, e con alcuni dei bizzarri problemi legati all’imperialismo e al colonialismo che luoghi come l’Egitto hanno dovuto affrontare storicamente parlando.”