Il nuovo gioco dedicato a Spider-Man, nonché il primo su Miles Morales, si rivela una sorpresa con un gameplay divertente e tanto cuore.

Quando lo spin-off dell’ormai celebre Marvel’s Spider-Man venne annunciato, le aspettative si muovevano sul positivo, ma rimanevano caute. Insomniac aveva già dato tutto il possibile nel primo capitolo, regalandoci una perla che si andò istantaneamente ad annoverare tra i più amati adattamenti dell’Uomo Ragno, con una storia sentita in cui si mescolavano le carte in tavola sulla continuity, ma si restituiva il puro spirito dei personaggi, il tutto coadiuvato da un gameplay che dava e tutt’ora riesce a dare la sensazione di indossare effettivamente i panni dell’Arrampicamuri. La nostra opinione di allora fu spiegata nella recensione in cui lo definimmo “Il gioco definitivo sull’Uomo Ragno, posizione che non è cambiata al momento, ma che trova un degno compagno sul podio in Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, una vera sorpresa sotto molti punti di vista.

Vi avvisiamo però che in questa recensione faremo un’eccezione alla regola dettata con lo scorso capitolo, andando a parlare prima degli aspetti tecnici come il gameplay e le prestazioni grafiche, spiegandovi perché secondo chi vi scrive questo capitolo è meritevole dai suddetti punti di vista e chiarendo dei possibili e comprensibili dubbi riguardo la natura di spin-off del titolo, passando poi al cuore pulsante della questione: la trama, che ci teniamo per ultimo in quanto vero e proprio pezzo forte dell’esperienza, tutto questo rigorosamente senza spoiler, per lasciarvi godere dell’esperienza al massimo.

Gameplay

Per quanto riguarda l’esperienza di gioco, ci ritroveremo a guidare questo nuovo ed inesperto Spider-Man che deve affrontare ogni sorta di cambiamento nella sua vita. La già eccellente meccanica che Insomniac aveva creato per quanto concerneva lo spostarsi per la città tramite il parkour ed il volteggio con le ragnatele, ritorna in grande stile con un senso di libertà ancora maggiore. Miles è chiaramente meno aggrazziato di Peter, i suoi movimenti sono più goffi, ma fanno simpatia; vederlo muoversi appeso alla ragnatela girando su sé stesso, notare come cerchi di stabilizzarsi quando atterra o come certe volte il suddetto atterraggio si riveli uno schianto a terra, ci mostra non solo come questo nuovo Spider-Man abbia ancora della strada da percorrere, ma di riflesso anche quanto impegno ed abilità ci sia dal lato di Peter Parker.

Da un altro punto di vista, ma rimanendo sempre sul territorio del volteggio, Miles dimostra parecchia personalità, dandoci la possibilità di compiere, tramite la combinazione di alcuni tasti ed il movimento degli analogici, diverse acrobazie e pose a mezz’aria che vanno non solo a richiamare alcune scene (una su tutte, la posa ripresa direttamente da Spider-Man: Un Nuovo Universo), ma anche a mostrare quanto Spider-Man si diverta a lanciarsi da un palazzo all’altro, riuscendo a farci riconoscere anche il nostro entusiasmo in quella che è riconosciuta dalla maggior parte dei giocatori come un’attività che si potrebbe stare a compiere per ore, senza neanche soffermarsi nel compiere qualche missione, facendoci vivere un’esperienza molto più variegata, cinetica ed entusiastica del capitolo precedente, che ci farà dimenticare che stiamo tenendo in mano un controller, proiettandoci nell’innevata New York City dell’universo Marvel.

Dal punto di vita del combattimento, continua il tema della fallibilità ed inesperienza, unità però a vagonate di personalità. Miles è meno preciso ed eroico di Peter, dimostrandosi un grande combattente ma chiaramente alle prime armi, con animazioni di un ragazzo che nonostante le stupefacenti abilità di forza, velocità, resistenza, riflessi ed agilità derivate dai suoi poteri ragneschi, si sta facendo istintivamente strada nel mondo dell’azione supereroistica. Si tratta quindi di un sistema di combattimento vicino a quello del primo gioco, ma diverso, in cui sarà più difficile sentirci “intoccabili” come accade in Marvel’s Spider-Man dopo un buon numero di ore di gioco, in cui verrà incentivata l’astuzia e l’uso accorto dei gadget (questa volta solo di quattro tipi e meno potenti rispetto a quelli di Peter) e soprattutto delle abilità aggiuntive che definiscono le scene d’azione dedicate a Miles Morales, come il Venom Strike, un tocco venefico tramite cui l’eroe riesce a manipolare la bio-elettricità, creando spettacoli visivi con scintille dorate che riempiono lo schermo e piccoli siparietti comici, in cui vedremo Miles atteggiarsi da smargiasso con i nemici paralizzati di fronte a lui, nella vana speranza di colpirlo.

 

La seconda abilità aggiuntiva invece, quella di mimesi che porta Miles ad essere a tutti gli effetti invisibile, attinge soprattutto alla maggiore attenzione sulla dinamica stealth del gioco, poco curata nel primo. In questo gioco Spider-Man potrà aggirarsi tra i nemici indisturbato per un tempo limitato, compiere azioni diversive di fianco a loro per stordirli senza che capiscano nemmeno cosa li ha colpiti. Inoltre vengono implementati nuovi modi per sconfiggere silenziosamente i nemici, non più limitandoci allo stare appesi su alcune strutture per strattonarli e stordirli, ma dandoci la possibilità di appenderli al soffitto nel mentre che siamo a nostra volta appesi.

Un punto che va inoltre tenuto in mente riguardo questo gioco è la curva di apprendimento a cui va incontro Spider-Man, che sia con l’aiuto delle sezioni di addestramento lasciate dal suo mentore Peter Parker che con i vari potenziamenti sbloccabili compiendo le diverse attività nel gioco, passerà dall’essere decisamente poco potente e più “scarso” da manovrare rispetto allo Spider-Man originale, all’essere un’esplosione di novità e personalità molto divertente da giocare, tenendo comunque in giusta considerazione la poca esperienza, che però rende il tutto particolarmente vario.

Il comparto grafico

Marvel’s Spider-Man: Miles Morales è uno dei esclusivi di Sony pensati proprio per sfruttare il potenziale della nuova console. Nonostante si tratti di un gioco cross-gen, è evidente il lavoro svolto dagli sviluppatori per cercare di proporre un titolo importante dal punto di vista visivo. Risultato ottenuto non solo grazie al ray tracing. ma ad un accurato comparto di illuminazione, animazioni e incredibili effetti particellari a schermo. I poteri del “Venom Strike” esaltano ancora di più il comparto visivo comunque già impressionante, soprattutto se consideriamo che si tratta di un open world.

Il ray tracing viene applicato nel migliore dei modi ai riflessi e questo ha sorpreso sicuramente. Con pozzanghere o strade bagnate quasi non ce ne rendiamo conto, ma la cosa cambia quando ci arrampichiamo sulle vetrate o si calcano pavimentazioni lucide di alcuni interni di New York. I riflessi sono naturali e altamente convincenti anche se il suo utilizzo è ancora timido. Per quanto la modalità a dettagli grafici superiori rimanga la più bella da vedere, niente può convincerci a non godere il gioco a 60 fps.

Scegliendo la modalità di gioco dedicata alla performance il ray tracing viene disattivato, la risoluzione passa a 4K dinamici ma l’intera produzione diventa maggiormente godibile grazie ad un frame rate a 60 fotogrammi per secondo. I comandi di gioco ne giovano sicuramente, con input più rapidi e precisi e l’azione ne guadagna in fluidità. L’ottima gestione delle luci ci permette di godere ancora di più il gioco, qualunque sia la scelta che facciamo. Ognuno ovviamente prenderà la sua decisione, ma qualsiasi settaggio deciderete di impostare, l’esperienza sarà sempre bellissima.

La potenza del gioco su PS5

La maggior potenza offerta dalla console di Sony si mostra nel momento in cui si fa un rapido confronto tra questo gioco ed il capitolo precedente. Le strade di New York sono vive anche quando si esplora liberamente la città, l’ottimo sistema di illuminazione rende la città vibrante e presenta un gran numero di dettagli rispetto al gioco del 2018. La velocità dell’SSD si fa notare fin dai primi momenti, con caricamenti praticamente inesistenti durante tutta l’esperienza.

Si parlava di questo gioco come un’espansione del primo, ma possiamo dirvi che non è questo il caso e di certo non parliamo di una storia di contorno, ma di un vero e proprio gioco stand-alone con una storia cinematografica di alto livello. Certo, non ci troviamo davanti ad una vera e propria dimostrazione next-gen di PS5 ma comunque sarete soddisfatti dell’implementazione del ray tracing e della modalità 60 fps che esalta il gameplay e l’impatto grafico.

Piccoli appunti in negativo: il gioco non dura molto e questo potrebbe deludere qualche fan in quanto parliamo di circa 10 ore di gioco complessive, decisamente meno del suo predecessore. Le novità significative sono poche e l’open world alla fine è piuttosto ripetitivo, ma questo lo sapevamo già.

L’esperienza di volteggiare per New York City

La New York City di Marvel’s Spider-Man ritorna nella sua struttura di base, ma si trasforma in uno spettacolo visivo tutto nuovo. L’atmosfera invernale, con la neve che la fa da padrone sui tetti dove lasceremo le nostre impronte compiendo varie acrobazie. I giochi di luce fatti al tramonto sono mozzafiato e richiamano il moderno filone di estetica Vaporwave (che ha oltretutto un suo filtro dedicato nella modalità foto), regalandoci dei giochi di colore rosa, blu ed arancione che non avrebbero sfigurato nemmeno nel capolavoro estetico che è Spider-Man: Un Nuovo Universo.

Le interazioni con i passanti continuano e sono ancor più accentuate rispetto alla già vincente linea del capitolo precedente. Miles può soffermarsi a scambiare qualche battuta con gli abitanti di Manhattan, dar loro il cinque, sentirli rattristati nel caso corra via durante uno scambio, o anche semplicemente ascoltare le varie conversazioni tra loro, in cui discutono della loro vita privata o gridano dalle loro auto. Questa New York non è soltanto viva dal punto di vista estetico, ma si presenta come la giungla di vetro e asfalto a cui siamo abituati, dove è possibile non incontrare più di una volta la stessa persona, ma è praticamente sicuro riuscire ad avvistare l’amichevole Uomo Ragno di quartiere.

Un particolare plauso va fatto alla colonna sonora di John Paesano, che ritorna dopo primo gioco e rimescola le carte in tavola, creando un nuovo tema per Miles che mescola la maestosità orchestrale che già aveva dimostrato di saper comporre nel gioco precedente in perfetta aderenza col personaggio di Spider-Man, ad un approccio hip hop che non solo rende orecchiabile ed interessante ogni tipo di traccia, ma va a rendersi un perfetto sottofondo che non tedia mai e si adatta perfettamente a qualunque situazione. Tutto questo anche grazie all’incredibile attenzione posta al sound design, che non solo gestisce perfettamente la parte musicale, ma ci permette di cadere profondamente nell’illusione che tutto ciò che guardiamo stia avvenendo, che si tratti della differenza acustica che c’è tra il passeggiare sulla neve e sull’asfalto, o del suono del vento che colpisce un’elastica ragnatela che si tende sotto il peso di uno dei più capaci atleti dell’Universo Marvel.

I personaggi e la trama

Per concludere, ci dedichiamo all’aspetto più importante dell’intero gioco, quello riguardante Miles, la sua famiglia, ed il suo quartiere.

Muovendoci momentaneamente su una nota più personale, chi vi scrive non è mai stato particolarmente soddisfatto del personaggio di Miles prima dell’arrivo di Spider-Man: Un Nuovo Universo, in quanto sentii che non gli venne data una particolare unicità caratteriale che invece, in quanto Uomo Ragno alternativo, gli spettava di diritto. Miles era un ragazzo prodigio appassionato di scienza, particolarmente timido, con problemi economici, tutti aspetti le cui eco che risuonavano troppo pesantemente nella grande storia di Peter Parker. Recentemente però, questo è andato a cambiare e sia nel succitato film, che nell’attuale testata fumettistica ad opera di Saladin Ahmed, che in questo gioco, Miles si dimostra un personaggio incredibilmente interessante da seguire.

La storia di questo titolo è riassumibile con una frase: “come diventare l’amichevole Spider-Man di quartiere”. Miles è un ragazzo in cerca del suo posto nel mondo, appassionato di scienza come Peter, ma anche di musica (che spesso realizza in prima persona), i cui tratti caratteriali distintivi sono l’innata gentilezza e l’incredibile rispetto ed amore per la comunità, trasmessogli dai suoi genitori.  Destabilizzato dal trasferimento in quella che riteneva la sua vera casa, Brooklyn, nel quartiere di Harlem, dove nonostante i ricordi ed un generale tentativo di positività nell’affrontare nuove situazioni, non si sente a suo agio.

In tutto questo c’è anche da affrontare la vita come giovane Uomo Ragno, in delle situazioni fondanti per la realtà narrativa del personaggio, facendo scelte, cercando di gestire il proprio tempo al meglio e affrontando le conseguenze. Miles è lì per imparare che non può esserci per tutti, ma che nonostante ciò il suo non smettere mai di tentare ripagherà sempre. Basti pensare all’incredibile impatto che le missioni secondarie hanno nella storia, facendoci incontrare la gente comune di Harlem che si sta ancora abituando, come il resto di New York, a questo nuovo Spider-Man, che non sanno viva tra loro. Vitale è stato l’implementare L’Amichevole App di Quartiere nel sistema di gioco, andando a soppiantare le impersonali e francamente quasi Orwelliane torri di controllo del primo gioco, dandoci un modo diretto, nonché più sano per interagire con gli abitanti della città e soprattutto del quartiere, in caso di necessità.

Una parola chiave di questa trama è poi: “positività”, un termine di cui è chiaro che i creatori sapevano ci fosse un disperato bisogno visto il clima attuale, o anche solo degli ultimi anni in cui il gioco è stato in sviluppo. Alfiere di questo termine è il podcast concorrente di Jameson presente nel gioco, in cui, senza anticipare troppo, ci viene fornito un punto di vista onesto e per l’appunto positivo sui fatti del gioco, ma anche sulla vita di tutti. Nonostante ciò è ovviamente presente anche quel po’ di negatività in grado di contrastare gli sforzi del nostro Spider-Man. Questa storia ha sicuramente come tema un’importante lotta di classe, con al suo centro l’Uomo Ragno, eroe simbolo della classe operaia, intento a lottare contro il potente, contro chi ha tanto e vede chi ha poco come sacrificabile.

Miles si schiera con la gente e subisce delle azioni spesso inquietantemente e tristemente vicine alla realtà che capita di osservare, in cui le istituzioni abusano del loro potere con un atteggiamento menefreghista.

Miles è uno di noi, una persona la cui storia inizia a terra, in cui i più grandi momenti sono quelli umani, come una cena in famiglia o quattro chiacchiere con i suoi amici, un ragazzo che impara a difendere chi ha bisogno, perché conscio del suo potere e delle sue responsabilità. Non è un caso che siano state aggiunte delle nuove interazioni con i cittadini che si salvano, per controllare che stiano bene nonostante l’accaduto, perché se c’è una cosa che questo gioco tiene particolarmente a chiarire è che, in primo luogo, i supereroi salvano e aiutano le persone. Non si limitano a combattere i criminali, perché in primo luogo c’è sempre il fermarli dal compiere soprusi verso le persone comuni.

E l’impatto che questa positività, questa speranza che il simbolo di Spider-Man porta e che persino Miles a volte stenta a vedere, ma che si rivela sempre più chiara nei cuori sia del cast principale, che di quello secondario (che mai potremmo sottolineare quanto vitale si riveli ai fini della trama) si fa sentire sull’atmosfera di tutto il gioco, con un finale a dir poco mozzafiato.

Qualcuno una volta disse che quella di Spider-Man è la storia di un ragazzo che in un modo o nell’altro, nonostante la perdita e le sofferenze a cui tutti noi ci possiamo relazionare, troverà sempre la forza di andare avanti e questo gioco è una delle migliori esperienze che si possono fare, per osservare e vivere cosa significhi diventare un amichevole Uomo Ragno di quartiere, cosa significhi essere la persona sotto la maschera, ovvero la parte più importante in assoluto del personaggio; tutto questo in un gioco che lascia presagire solo il meglio per il futuro dei titoli Insomniac dedicati all’Arrampicamuri.