I Marvel Studios si stanno addentrando nel concetto di Multiverso, che sarà una componente chiave del futuro del MCU…ma attenzione a come viene utilizzato!

La scorsa settimana si è conclusa What If…?, la prima serie animata dei Marvel Studios che ha esplorato il Multiverso mediante l’Osservatore, introducendo svariate realtà alternative e rispondendo alla domanda “e se…?”.

Sin dai primi episodi, svariati fan hanno notato diverse piccole incongruenze nella serie, sia con gli altri prodotti del MCU che con il “senso logico” stesso. Nello specifico, la gestione delle Gemme dell’Infinito e dei loro poteri ha fatto storcere il naso ad alcuni fan, con la sceneggiatrice stessa che è intervenuta spiegando che nel Multiverso tutto è possibile, persino l’esistenza di un Thanos più sbadato ed arrogante.

“Penso che quel Thanos specifico fosse estremamente arrogante. Non ha controllato anticipatamente dove stesse andando ed era un po’ impreparato.”

Anche se si tratta di un dettaglio superfluo e la spiegazione per forza di cose ha senso, questo ha fatto inevitabilmente suonare un campanello di allarme nelle nostre menti.

Come molti di voi avranno notato, negli ultimi anni i Marvel Studios al cinema sono stati criticati più volte per presunti buchi di trama (una netta esagerazione) e “svarioni” narrativi, tutti piccoli problemi che avrebbero potuto evitare in primis con qualche secondo extra di spiegazione.

Questo problema ovviamente è stato ereditato anche dalle serie TV, dove molti fan hanno chiesto maggiori dettagli per determinate scelte narrative, relative soprattutto al Multiverso post-Loki.

Da qui nasce una paura, che reputiamo assolutamente lecita: l’utilizzo del Multiverso e della sua infinita vastità nel modo più errato possibile, ovvero ignorare ogni tipo di problematica e di errore narrativo e per tutelarsi di fronte a scelte pigre e prive di senso.

Portiamo qualche esempio, in modo da potervi dare un contesto più ampio: non reputiamo credibile che Tony Stark muoia dopo essere stato colpito da Erik Killmonger da una freccia sulla spalla, spegnendosi in pochi secondi (è vero, delle persone sono morte con delle frecce conficcate nelle arterie, ma in decine di minuti e letteralmente dissanguate).

Ancora: nel terzo episodio, lo SHIELD non nota l’intromissione nei propri server da parte di Hope Van Dyne, morta diversi anni prima. Trattandosi dell’organizzazione più importante della terra, che utilizza il massimo delle tecnologie in possesso dell’umanità, si tratta di una forzatura estrema, che non può essere giustificata in alcun modo mediante “è tutto possibile perché siamo nel Multiverso“.

Non vogliamo essere costretti a lasciar correre tutto ciò in virtù di questa bizzarra premessa.

Il Multiverso non è un sotterfugio per giustificare ogni tipo di scelta pigra, incoerente ed insensata, ma è semplicemente uno stratagemma narrativo per sviluppare nuove storie.

In un’intervista fatta a marzo di quest’anno, il leggendario autore Mark Waid, ha parlato del periodo in cui riuscì a reintrodurre il Multiverso nel mito DC, ma alla richiesta di mappare le varie terre e spiegare per filo e per segno cosa ci fosse in ogni Terra, Waid rimase sbigottito, in quanto si trattava dell’opposto di ciò che stavano facendo, e nell’intervista ha spiegato:

“Il motivo per cui vuoi avere dei mondi paralleli è perché vuoi mistero, vuoi poter scoprire sempre di più nel corso degli anni, vuoi che ci sia un senso di meraviglia”. 

Questo mette particolarmente in prospettiva cosa sia in realtà il Multiverso.

A noi spettatori può sembrare un concetto titanico, infinito, difficile da comprendere, e nella narrativa in sé può e forse deve esserlo, ma fondamentalmente parliamo di un semplice stratagemma narrativo, non di un “tana libera tutti” per poter giustificare ogni assurdità che si racconta in una storia.

Si vuole introdurre il concetto di caos? Bene, ma ricordiamoci sempre che le storie non sono fine a sé stesse, non è di documentari che parliamo, ma di narrazione, di un modo per comunicare, tramandare, di sopperire al bisogno (e qui prendiamo in prestito una frase dal grande Altroquando), che l’essere umano ha sempre avuto, di raccontare e raccontarsi, questo sin dalle prime pitture rupestri.

Il fine è l’intrattenimento puro, anche senza particolari pretese? Ben venga, ma per intrattenere bisogna interessarsi davvero al prodotto, avere qualcosa o qualcuno da voler sapere al sicuro, per cui temere, a cui tenere realmente. Non vogliamo arrenderci ad un’idea pigra di Multiverso che inevitabilmente porta dubbi nello spettatore, trascinandolo fuori dalla storia…perché questo sarebbe il peggior crimine che una storia possa compiere: farti rendere conto che stai seguendo una storia.

Che sei seduto a casa tua a guardare la TV, o il computer, o che stai leggendo un libro, un fumetto, o sei seduto in una poltrona al cinema, noi non dovremmo mai accorgercene, dovremmo sentirci sempre parte degli eventi nonostante il nostro inevitabile ruolo da spettatori.

Con What If…? non è stato così, anche a causa delle presunte incongruenze con il resto del MCU e talvolta con la logica stessa, ci siamo ritrovati ad interrompere più volte la visione per chiederci “ma non ha minimamente senso”.

La soluzione a questo problema non può essere sempre nella stessa frase “è il Multiverso che permette tutto”, dato che quest’ultimo non nasce per questo motivo.

Non vogliamo pensare che abbiano deciso di introdurre ed esplorare questo concetto con l’obiettivo di tutelarsi di fronte alle (spesso comprensibili) critiche che ricevono per la loro pigrizia narrativa, con la conseguente nascita di storie pigre già in partenza.

Il Multiverso serve a raccontare storie, non a ignorare potenziali problemi. Non è un jolly per gli errori, ma un “upgrade” per le possibilità narrative e per le storie da raccontare.

Il sogno è che uno sceneggiatore di What If…? si fermi a pensare “ma ha davvero senso che lo SHIELD, non si accorga che una persona morta sia entrata più volte nei loro server?” e dica “diavolo, non è così, cambiamo qualcosa” al posto di dire dire “ok è tutto possibile nel Multiverso, anche che l’organizzazione più avanzata della Terra non noti qualcosa di così palese“.

Al limite, potremmo accettare una spiegazione à la Rick and Morty, un qualcosa del tipo “Morty, siamo entrati in un universo popolato da imbecilli, ecco perché non si accorgono di un c***o”… ma anche in questo caso deve essere la serie stessa a darmi il contesto e a dettare le sue regole narrative, non può essere ogni volta la sceneggiatrice di turno a rifugiarsi dietro una singola parola a seguito della confusione del pubblico.

Questo è un problema grave? Al momento no, What If…? è stata sviluppata ancor prima di Loki (e non a caso i punti Nexus qui vengono chiamati punti assoluti), ma già in estate i Marvel Studios hanno tenuto una grande riunione per definire le linee guida del Multiverso e le varie regole da seguire.

La speranza è che continui ad essere un grande espediente narrativo e non una giustificazione per ogni tipo di errore o situazione priva di senso.

Che sia Spider-Man: No Way Home o Doctor Strange: In The Multiverse of Madness, vorremmo sempre scoprire qualche dettaglio (anche più banale) direttamente nella trama, senza dovercelo ricostruire con ambigue dichiarazioni da parte del team creativo.

Confidiamo nei Marvel Studios e nella visione di Kevin Feige (che non a caso con What If…? ha contributo solo nell’episodio di Strange Supremo), che hanno sempre ascoltato il parere e i dubbi dei fan.