James Mangold, regista di Logan, spiega come è nata l’idea di far morire Wolverine nel film.

Più di 3 anni fa America ha debuttato Logan di James Mangold, film dedicato a Wolverine con protagonista Hugh Jackman che ha convinto appieno critica e pubblico (è stato definito da molti come uno dei migliori film tratti dai fumetti), ottenendo anche una nomination agli Oscar nella categoria  “Miglior sceneggiatura non originale” – premio che però non ha vinto.

Dopo 17 anni dal primo X-Men, questo film ha rappresentato la fine di lungo percorso sia per Hugh Jackman, che ha sempre dato anima e cuore per il personaggio, che per una parte stessa della saga sui mutanti targata Fox.

Nel corso di una recente intervista, il regista James Mangold è tornato a parlare del film e della decisione di far morire il personaggio di Wolverine, spiegando che non è stata presa in grandi riunioni tra dirigenti, produttori e crew, ma in una conversazione privata tra lui e Hugh Jackman.

Eravamo soltanto io e Hugh Jackman. Era logico che, essendo il suo ultimo film, voleva un grande addio o una morte, aveva bisogno di calare il sipario sulla storia storia.

Qui abbiamo deciso di fare qualcosa di molto potente: o farlo finire come Il cavaliere della valle solitaria (Shane), con lui che cavalca sulle montagne verso l’ignoto – che era simile al modo in cui avevano terminato la storia del personaggio negli altri film – oppure farlo morire. Avevamo però bisogno di dare una chiusura, di un vero finale. Avevamo a che fare con l’eredità delle varie performance di Hugh nel corso dei film ed abbiamo deciso di rendere tutto quanto definitivo.

Successivamente Mangold ha spiegato che la Fox ha accettato subito questa proposta:

Onestamente, lo studio non era minimamente nervoso o preoccupato, per loro era un evento. Questo ha dato al film un elemento più reale per cui, anche se non erano presenti grandissime scene d’azione appariscenti e costose come altri film, le persone lo hanno visto perché rappresentava la fine di una leggenda.