Lo scorso venerdì si è conclusa WandaVision, la prima serie TV dei Marvel Studios con protagonisti Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany).

Attenzione agli SPOILER su WandaVision.


Sono passate ormai 8 settimane da quando WandaVision ha fatto il suo debutto su Disney+ e finalmente è il momento di tirare le somme ed analizzare ciò che ha funzionato e ciò che invece poteva essere sviluppato meglio.

Come avevano anticipato più volte i Marvel Studios, la serie ha debuttato con un format totalmente innovativo per il “genere”, attingendo a piene mani dalle sitcom che hanno fatto la storia della televisione. A partire dal sesto episodio – arrivati agli anni 2000 – la serie ha pian piano iniziato la sua transizione, avvicinandosi sempre di più ad un classico prodotto cinematografico spettacolare e ricco di azione.

Quello che però non si aspettavano i fan Marvel, specialmente quelli del MCU, era questo profondo impatto emotivo, che ha soffocato ogni tipo di fan-theory che vertevano invece su enormi stravolgimenti di continuity, multiversi ed entità demoniache di ogni sorta. Quello di WandaVision è stato invece un finale più intimo e “piccolo” nella sua portata, ma devastante e a dir poco commovente.

I film Marvel sono sempre stati caratterizzati da scene d’azione brillanti ed ottimi personaggi, umani e e dal porfondo spettro emotivo… ma in alcune pellicole è mancato un profondo impatto sentimentale. Ovviamente nei casi di personaggi “storici” come Iron Man e Captain America il discorso è diverso, in quanto subentra anche un elevato minutaggio su schermo ed una fortissima connessione con i fan che si è instaurata in tutti questi anni. Proprio per questo, i loro finali in Avengers: Endgame hanno colpito durissimo i fan… ma in altre occasioni le perdite per gli eroi e la loro sofferenza non hanno trovato un minutaggio elevato e non sono stati quindi approfonditi più di tanto.

Questo ha anche senso per quanto riguarda la durata, ma forse una porzione del pubblico cinematografico dei Marvel Studios non è ancora pronta a tematiche del genere.  Non a caso un film come Guardiani della Galassia Vol.2, profondamente emotivo e molto personale nonostante la scala epica-cosmica in cui è raccontata la storia (è incentrato su un rapporto diretto e conflittuale con un familiare, che aiuta Quill a capire che la famiglia la scegli, non è prestabilita), non è stato accolto nel migliore dei modi da una porzione di fan, anche se fortunatamente il verdetto generale è più che positivo.

Ovviamente con 6 ore ed un format completamente differente a disposizione, i Marvel Studios hanno avuto modo di tuffarsi completamente nel lato più intimo ed emotivo di un personaggio sempre definito secondario come Wanda Maximoff, dando vita ad un ottimo studio del personaggio e ad una interessante analisi delle sue origini.

Da questo punto di vista, l’ottavo episodio della serie è monumentale nel mostrarci tutta la sofferenza di Wanda: nessun patto con il diavolo, nessun intervento di entità esterne, soltanto lei che (a differenza di altri personaggi del MCU) non è mai riuscita ad accettare la morte di Visione.

Non riesco a percepirti…

Con la promessa di una vita insieme ormai infranta, la disperazione di Wanda la porta ad alterare inconsciamente la realtà, trasformando la pacifica cittadina di Westview nella location dei suoi desideri, nel set delle sitcom con le quali è cresciuta ed ha imparato la lingua.

Qui il focus sulla perdita di Wanda è totale, la sua sofferenza si trasmette anche al pubblico e ha delle conseguenze pesantissime.

Grazie al format televisivo, i Marvel Studios per la prima volta hanno avuto a disposizione interi minuti soltanto per soffermarsi sui piccoli dettagli, sulle espressioni del volto (abbiamo già detto quanto sia stata fenomenale Elizabeth Olsen?) e per mostrarci tutta la sofferenza della protagonista senza velocizzare l’elaborazione del lutto e soprattutto senza relegarla a pochi dialoghi di qualche secondo come avviene spesso nei film.

Il risultato finale? Colpisce dritto al cuore.

Un secondo aspetto fondamentale di questa serie riguarda, ovviamente, il lutto.

Non i livelli di potenza, non le dinamiche cosmiche, non il Multiverso, ma l’aspetto più umano e vicino a noi.

Grant Morrison una volta parlò dei fumetti anni 50 di Superman dicendo che, alla base, trattavano di temi universali che conosciamo tutti ed in cui ci possiamo rivedere, come l’amore o l’amicizia, visti però su una scala epica. Superman può viaggiare tra le stelle insieme a Krypto il Superdog, ma alla fine è solo una persona che porta a spasso il cane.

Wandavision” (e molti altri tra i cinecomic più amati di sempre, come ad esempio “Spider-Man 2“), lavora esattamente su questa logica.

Il vero fulcro della serie non è quanto Wanda sia forte, non è da quale universo provenga chi (ogni riferimento a Quicksilver è puramente voluto), ma è come il lutto possa ferire al punto da farci agire al nostro peggio, portandoci a fare del male gli altri senza neanche accorgercene, perché cerchiamo di estranianiarci dalla realtà. E forse è per una qualche accezione pessimistica nella maggior parte di noi che la teoria “Il finale sarà tragico e Wanda perderà il senno distruggendo tutto” ha dilagato.

Forse è perché ci aspettiamo che una persona portata ad un punto estremo dal dolore, possa finire il suo viaggio attraverso esso solo in un modo altrettanto estremo e negativo, ma il messaggio di questa serie, nella sua conclusione, è molto più coraggioso e ci mostra come, alla fine, sia possibile riprendersi, sia possibile accettare la realtà, il dolore dell’amore che persiste, dicendo addio all’ossessione che abbiamo per i nostri cari anche se solo nella nostra mente, perché tanto basta per avviarci verso la ricerca della pace e di un futuro più equilibrato per noi (futuro non per forza positivo, argomento che affrontiamo successivamente), in cui faremo tutto il possibile per essere migliori, accettando i nostri errori, accettando l’odio che avremmo potuto causare negli altri per via delle nostre azioni, prendendone atto ed muovendoci in avanti.

L’ottimo lavoro della sceneggiatrice Jac Schaeffer e dell’intero team di scrittura per quanto riguarda la relazione tra Wanda e Visione (personaggio gestito in modo impeccabile) ha portato questa serie su un “altro livello” per quanto riguarda il carico emotivo (basti pensare al succitato ottavo episodio) anche grazie all’introduzione di Billy e Tommy, i due figli della coppia.

La serie si basa principalmente su due concetti: l’accettazione del dolore – dal punto di vista di un personaggio con poteri, ma con importanti metafore sulla vita reale – e la famiglia.

WandaVision è stata brillante nel modo in cui ci ha mostrato il vero significato della famiglia, sia quella che perdiamo che quella che ci creiamo. L’amore tra Wanda e Visione e quello per i loro figli è reale, anche se Wanda è consapevole che potrebbe perderli da un momento all’altro essendo vincolati all’Esa. Non a caso, prima della difficile scelta finale, per qualche istante era anche disposta anche a far soffrire tutti gli abitanti di WestView pur di non perdere ciò che aveva creato.

Anche se all’apparenza tutto il discorso sull’importanza familiare viene vanificato dalla scelta finale di Wanda, analizzando la scena la realtà è ben diversa: quando accetta le sue responsabilità e capisce che non può obbligare una popolazione intera alla sofferenza eterna (e qui ci ricolleghiamo con il paragrafo dedicato al lutto), Wanda decide di distruggere completamente l’Esa, salutando i suoi ignari ed innocenti gemelli con delle parole che non solo ribadiscono quanto essi siano fondamentali per lei, ma che rappresentano un piccolo accenno a ciò che succederà nel futuro del MCU.

Sapete…una famiglia è per sempre. Non potremmo lasciarci nemmeno se ci provassimo. Lo sapete, vero?

Delle parole che non suonano come un addio definitivo, ma come un arrivederci. Lo stesso arrivederci pronunciato da Visione prima della sua scomparsa. Wanda ha capito che non può far soffrire il mondo per essere felice, ma non si è ancora arresa all’idea di avere una famiglia, rimandando la loro (si spera) unione al futuro.

Non a caso, la seconda scena post-credit di WandaVision ci mostra proprio Scarlet Witch in proiezione astrale intenta a sfogliare il Darkhold – l’artefatto esoterico, oscuro e mistico per eccellenza dell’Universo Marvel – fin quando non sente un grido di aiuto da parte dei suoi figli.

Le voci sono vere? Oppure sono soltanto un richiamo nell’oscurità da parte del Darkhold? C’è chi ipotizza il coinvolgimento del potente demone Chthon, pesantemente legato a Wanda ed al libro, ma è ancora presto per dirlo con certezza. Una cosa comunque è certa: Wanda non ha abbandonato la sua famiglia.

Provando a fare qualche connessione, Doctor Strange in the Multiverse of Madness potrebbe partire proprio da qui: dal viaggio di Wanda per cercare i gemelli. Considerando la natura del Darkhold, la trama potrebbe prendere una chiave oscura e Wanda potrebbe essere in qualche modo corrotta, ma le sue intenzioni sono senza ombra di dubbio nobili. Il viaggio della sua famiglia è appena iniziato. WandaVision