Vista la sua recente dipartita, abbiamo deciso di dedicare un omaggio al compianto creativo che ha fatto la storia del mondo fumettistico.

Stanley Martin Lieber, in arte Stan Lee ci ha lasciati all’età di 95 anni.

Noi vorremo ricordarlo partendo da un’aneddoto che ha spesso raccontato, una di quelle storie vere che ci regalano una morale tipica di quelle fittizie, un aneddoto che ci piace chiamare “l’ultima storia di Stan Lee e come essa diede inizio all’universo Marvel”.

Durante i primi anni sessanta, Stan lavorava alla Atlas Comics, una casa di produzione fumettistica in precedenza chiamata Timely e non era affatto contento del suo lavoro. L’allora quasi quarantenne Stan Lee aveva grandi ambizioni, ma le sue ali venivano costantemente tarpate dal mood che l’industria fumettistica aveva in quegli anni. Il pubblico sembrava non essere più interessato ai supereroi che nei primi anni 40 invasero le edicole, ed essi svanirono lasciandone solo tre principali: BatmanSupermanWonder Woman, ma per quanto riguarda il resto regnarono perlopiù storie romantiche o di mostri fantascientifici.

Questi ultimi erano ormai diventati il pane quotidiano di Stan, che si trovava a scrivere di come mostruosi esseri dai nomi simili a ruggiti, come GrootGoom, senza mai però scrivere ciò che lo stimolava, ciò che voleva raccontare. Trovatosi in bilico quindi tra una morte creativa ed il licenziarsi, Stan decise per quest’ultima opzione e prima di farlo ne parlò a sua moglie Joan, che gli diede la spinta per realizzare la succitata “ultima storia”. Joan disse a Stan di tentare e scrivere una storia come avrebbe sempre voluto farne, una storia ricca di dramma e azione, con personaggi strabilianti dotati di abilità incredibili, di super poteri, ma con conseguenti super problemi, anche perché alla fine se ne sarebbe andato comunque, quindi perché non tentare?

Stan si mise perciò a lavoro ed assieme ad uno dei più talentuosi creativi mai esistiti: Jack Kirby, creò una storia su quattro persone che dopo un incidente avvenuto nello spazio, si ritrovarono dotate di poteri incredibili, prendendo come nome di battaglia: I Fantastici Quattro.

La storia aveva tutto ciò che si potesse desiderare, c’era azione ed umorismo, personaggi ben definiti che divennero subito iconici, ma anche dramma e conflitto sia tra i protagonisti che dentro di loro, era la storia che Stan voleva scrivere, quella che doveva essere la sua ultima storia, ma che si rivelò l’inizio di un gigantesco universo narrativo a cui pian piano vennero aggiunti innumerevoli e nuovi personaggi, assieme ad alcuni già creati in passato ai tempi della Timely Comics come Capitan America Namor, che vennero integrati nella continuity. Un universo che continua imperterrito ancora oggi, sia nei fumetti che in molti altri media, tra cui il cinema, dove Stan ha fatto la sua comparsa con moltissimi cameo. Non c’è bisogno di dire che in seguito la Atlas Comics cambiò nome, diventando la ben più famosa Marvel Comics.

Questa storia ci insegna che nonostante le difficoltà, non si devono mai abbandonare le proprie ambizioni e si deve almeno tentare di renderle realtà, perché da un ultimo tentativo può nascere qualcosa che condizionerà la nostra vita per sempre, rendendola stupefacente e sorprendente.

A chi vi scrive piace pensare che Stan mise un po’ della sua esperienza in un numero epocale scritto per un personaggio che avrebbe co-creato successivamente ai Fantastici Quattro, lo stupefacente ed amichevole Uomo Ragno di quartiere, in Amazing Spider-Man #50, numero iconico già solo dalla copertina ad opera dell’immenso John Romita Sr. e che sempre secondo chi vi scrive, è stato uno dei suoi migliori numeri se non il migliore scritto durante la sua run sul personaggio.

Questo numero ci mostrava il giovane Peter Parker in preda ad una profonda crisi, la sua vita non era soddisfacente, la città lo disprezzava nonostante i suoi sforzi ed il tempo impiegato a combattere il crimine, ne toglieva alla sua vita personale. Quindi fece qualcosa di impensabile ai tempi per un supereroe: mollò, gettando il suo costume nell’immondizia, assieme a quello che significava per lui. Visse la sua vita semplicemente come Peter Parker per un po’, ma qualcosa lo tormentava, si rendeva conto di poter dare di più, di dover adempiere ad un compito e fu nell’attimo in cui vide un gruppo di criminali accanirsi contro un’anziana guardia, che decise di passare all’azione. Poco dopo si rese conto che il motivo che lo spinse, fu la somiglianza della guardia in questione con il suo caro zio Ben, ed in quel momento Lee, probabilmente memore di cosa significasse sentirsi incompreso ed incompleto nonostante i propri sforzi, ci regalò una delle dichiarazioni più belle ed intense mai pronunciate dal personaggio fino ad allora:

Non potrò mai rinunciare alla mia identità di Uomo Ragno! Non potrò mai fare a meno di usare i poteri che un misterioso destino mi ha donato! Per quanto il fardello possa essere insopportabile… per quanto il sacrificio possa essere grande… non potrò mai permettere che venga fatto del male ad un innocente perché l’Uomo Ragno non si è degnato di intervenire… giuro che non succederà mai!

Stan Lee non era un uomo perfetto, ma è quasi superfluo dirlo in quanto nessuno lo è. Durante la sua lunga carriera fumettistica è stato il sorridente volto della Marvel, ma per molti la sua figura è stata decisamente controversa. C’è chi dice che fosse la mente dietro ogni suo lavoro e c’è chi pensa che non facesse altro che prendersi il merito per delle storie create dai suoi talentuosi colleghi, ma come spesso capita, la verità sta molto probabilmente nel mezzo. Stan non è stato il solo creatore dell’universo Marvel, uomini come Jack Kirby Steve Ditko hanno lavorato al suo fianco per plasmare questo meraviglioso mondo che ancora oggi ci fa sognare, ma ciò non toglie che l’importanza del front-man Stan fosse smodata e lui dalla sua, prese la palla al balzo e si prorogò per lanciare messaggi positivi ai suoi lettori, sia grazie alla sua popolarità delle storie che scriveva, ma anche nelle sue pittoresche note redazionali in cui la sua forte personalità era palpabile. Uno dei più grandi esempi avvenne proprio nella sezione Stan’s Soapbox, a cui non c’è bisogno di aggiungere altro se non la dichiarazione stessa.

Arriviamo subito al punto. La bigotteria ed il razzismo sono tra le più pericolose piaghe sociali di questo mondo al momento. Ma, a differenza di un gruppo di super criminali in costume, non possono essere sconfitti con un pugno sul muso o con lo “zap” di una pistola a raggi. L’unico modo per distruggerli è esporli, rivelarli come il male insidioso che davvero sono. Un bigotto è qualcuno che odia senza ragione alcuna, una persona il cui odio è cieco, fanatico, indiscriminato. Se ha un problema con un uomo di colore, allora odierà TUTTI gli uomini di colore. Se qualcuno con i capelli rossi una volta l’ha offeso, odierà TUTTE le persone con i capelli rossi. Se uno straniero otterrà un lavoro al posto suo, allora odierà TUTTI gli stranieri. Lui odia persone che non ha mai visto, persone che non ha mai conosciuto, con la stessa velenosa intensità. Ora, noi non stiamo cercando di dire che sia irragionevole pensare che un essere umano ne infastidisca un’altro. Ma, preso atto che chiunque ha il diritto di non apprezzare un altro individuo, è totalmente irrazionale e completamente folle condannare un’intera razza, detestare un’intera nazione, diffamare un’intera religione. Prima o poi, dobbiamo imparare a giudicare gli altri secondo i loro meriti. Prima o poi, se l’uomo sarà mai degno del suo destino, dobbiamo riempire i nostri cuori di tolleranza. E solo allora saremo realmente degni dell’idea di uomo che è stata creata a immagine di Dio, un Dio che chi chiama TUTTI, i suoi figli

Pax et Justitia

Stan

Come detto non c’è altro da aggiungere quando si parla di un creaore di contenuti di così ampio consumo come i fumetti Marvel degli anni 60, intento a promuovere l’uguaglianza e ad attaccare la xenofobia in un periodo in cui il razzismo era imperante.

Potremo continuare a parlare ancora molto di Stan Lee, ma il punto della questione è e rimane solo uno: poche altre persone come lui hanno contribuito alla creazione della moderna mitologia che abbiamo oggi. Personaggi immortali tra cui possiamo citare eroi i già citati Fantastici Quattro e l’Uomo Ragno, ma anche HulkIron ManDevilThorAnt Man, Wasp e villain come Il Dottor DestinoGalactus e tantissimi altri ancora. Storie che dopo decenni vengono ancora lette, apprezzate ed analizzate e fungono da fonte d’ispirazione per le menti creative che grazie ad esse continueranno a creare storie a loro volta.

Stan Lee vivrà nelle sue storie e nei suoi personaggi, nei loro aspetti peculiari, nelle loro battaglie interiori, nei loro super poteri e nei loro super problemi che li avvicinano a noi, rendendoli gli eroi affascinanti che amiamo.

Stan Lee

Stan continuerà a vivere in ogni singola pagina di ogni singolo fumetto Marvel e citando la stessa Casa delle Idee, ogni volta che aprirete un fumetto Marvel, lui sarà lì.

Grazie di tutto Stan, ora e sempre: Excelsior!