Cinecomics e cinema: Il legame tra i Superhero movie e il cinema più tradizionalista dopo le dichiarazioni di Martin Scorsese.

Nell’ottobre dello scorso anno Martin Scorsese rilascia una dichiarazione destinata a fare il giro del mondo: i Cinecomics non sono cinema. Un punto di vista deciso, che non ammette dubbi o eccezioni. Le parole del regista italo-americano non tardarono a farsi forti della schiera di grandi nomi che le sostennero. Primo fra tutti un certo Francis Ford Coppola, autore di tantissimi film da vedere obbligatoriamente: non proprio l’ultimo arrivato. Questa cerchia di registi di un certo calibro condannò il film supereroistico, in particolar modo quello targato Marvel, paragonandolo ad un parco a tema. In seguito al polverone sollevatosi Scorsese ammorbidì la propria posizione, riferendosi ai Cinecomics come a un differente tipo di arte a lui estranea in quanto propria di una differente generazione. 

Nonostante la (parziale) ritrattazione, il guanto di sfida fu lanciato e il rubinetto del web aperto. Si sprecarono fiumi di inchiostro virtuale in merito e il risultato fu una tanto netta quanto intuitiva spaccatura fra i detrattori e gli amanti dei film supereroistici. Critici improvvisati piangevano tutta d’un tratto la morte dell’arte, mentre i più accaniti fan Marvel decretavano la damnatio memoriae per Scorsese. In questo articolo proveremo dunque a indagare la questione, ancora oggi molto discussa, del legame tra Cinecomics e cinema attraverso l’analisi dei due interpreti: Superhero movie da un lato e settima arte dall’altro. 

Indice

  • I parchi delle meraviglie 
  • Una macchina da soldi 
  • Scorsese vs Marvel
  • Non solo scazzottate
  • Il bello del cinema

I parchi delle meraviglie – Cinecomics e cinema

Una delle principali accuse mosse a sfavore dei Cinecomics è di essere del tutto assimilabili a “parchi a tema”. Nonostante le parole di Scorsese siano rivolte a qualsiasi film con supereroi, mi sento in dovere di scagionare alcuni titoli. Opere come Joker, V per vendetta e Logan sono Cinecomics, ma non posso essere poste sullo stesso piano della media dei film Marvel e, sicuro che se Scorsese li vedesse concorderebbe, li esulerò dalla questione. L’indagine si restringe dunque a quel parco di film che gravita attorno all’MCU e simili, i principali indiziati ad essere luna park. Ma cosa significa esattamente? Perché guardare, ad esempio, Spider-Man: Homecoming dovrebbe ricondurci a un parco delle meraviglie? 

Ad un primo acchito sembrerebbe quasi un complimento: i parchi a tema sono divertenti e di certo svolgono al meglio la funzione di intrattenere. Il problema però sorge proprio da questa loro peculiare predisposizione all’intrattenimento. Colorati e chiassosi, i film Marvel vengono visti dal famoso regista come una forma di divertimento fine a sé stessa, un piacere lascivo che di certo cozza con tutto ciò che il cinema rappresenta per Scorsese. Impossibile incolpare il vecchio autore, promotore di una visione del cinema che va via via eclissandosi proprio in favore del cinema d’intrattenimento. La lotta riduce dunque, come spesso è accaduto nel corso della storia, al vivace contrasto che vive nel mondo dell’arte: il suo progressivo attaccamento al denaro. In che misura questo può incontrare l’arte senza inficiare la sua qualità estetica?

Una macchina da soldi – Cinecomics e cinema

Se scrolliamo la classifica dei più grandi incassi cinematografici all-time balza subito all’occhio la moltitudine di film Marvel presenti. Primo fra tutti Avengers: Endgame, re indiscusso del box-office. Questo dato non deve stupire: gli incassi sono l’obbiettivo principe delle produzioni di Kevin Feige. I film Marvel non sono altro che i figli dei primi blockbuster e come tali ne traggono gli insegnamenti, massimizzandone caratteristiche e guadagni. Il numero sempre maggiore dei supereroi, tutti non a caso presenti nell’ultimo capitolo, intende portare al cinema più fette di popolazione possibili. In sostanza, ce n’è per ogni gusto: che si prediliga l’ironia dei Guardiani della galassia o l’eroismo classico di Captain America il biglietto lo si paga lo stesso. Che ci piaccia o no è doveroso riconoscere che i Cinecomics ci hanno avvicinati al grande schermo, ma la domanda resta: possiamo definirli arte?

La concezione romantica dell’arte non è in grado di concepire il nesso che sussiste fra quest’ultima e il denaro. Come può un’ispirazione divina legarsi a qualcosa di squisitamente materico come è il soldo? Un’idea funzionale al mecenatismo, dove i ricchi signori si adornavano di artisti per aumentare il proprio prestigio. Come ci insegna Zola però, nel suo celebre saggio La Letteratura e il denaro, neanche in questo sistema l’arte è realmente libera. Vittima della “prigionia” del potente, l’artista non è che un usignolo che canta all’ordine del ricco signore che gli da vitto e alloggio. L’arte vive in concomitanza con il proprio mercato di riferimento, con il pubblico al quale si rivolge e con chi la finanzia. È utopistico pensare al mondo dell’arte come scisso dal denaro e il loro rapporto, più o meno stretto, non può e non deve degradare l’opera agli occhi della critica. 

Scorsese vs Marvel – Cinecomics e cinema

Questo significa che i film Marvel sono pari a quelli di Scorsese? Ovviamente no. Per complessità funzionale e compiutezza formale le opere del celebre regista non devono neanche essere scomodate, ma appartengono a un diverso tipo di cinema. Il confronto diretto è ingiusto in quanto le due categorie si discostano troppo per intenti, epoca e budget. Scorsese si inserisce in quel contesto, elitario e raffinato, del cinema d’autore, mentre la Marvel si trova a proprio agio nel più ampio e vario cinema d’intrattenimento. Il lato più generalista della settima arte esiste da sempre, ma è proprio in questi ultimi anni che sta prendendo piede non solo tra i botteghini di tutto il mondo, ma anche tra la critica. Impossibile non fare riferimento all’ormai troppo ingombrante elefante nella stanza: i tre Oscar a Black Panther. 

È proprio il film di Ryan Coogler la prova principale in favore della grande casa di produzione: un Cinecomic che conquista l’Academy. A prescindere dall’effettiva qualità artistica del film, è importante notare come questa triplice vittoria abbia elevato non poco lo status estetico dei Cinecomics targati Marvel. I film dell’MCU godono da allora di maggior credibilità, basta dunque qualche premio per garantire ad un’opera lo stato di arte? Certo che no, ma aiuta. Un alone di muto rispetto è destinato a serpeggiare tra la critica che, volente o nolente, si sta riferendo a chi l’agognata statuetta se l’è portata a casa. Ma l’artisticità di un’opera non può essere misurata nemmeno tramite i premi vinti, altrimenti la pantera nera sopracitata divorerebbe in un sol boccone l’ultimo e bistrattato film del Maestro: The Irishman. 

Non solo scazzottate – Cinecomics e cinema

Un’altra accusa di Scorsese mossa ai danni dei Cinecomics è il loro mancato legame con il cinema a causa dell’assenza di emotività. Secondo il noto regista infatti nei film dell’MCU sono totalmente assenti quelle esperienze emotive e psicologiche che sono proprio il motore del cinema. Seppur l’emotività sia soggettiva è in realtà impossibile negare come, soprattutto nei film Marvel, ve ne sia una buona dose. La visione del celebre regista è senza dubbio annebbiata dalle luci colorate dei parchi a tema, un vistoso e decorato biglietto di invito che però nasconde qualcosa di più profondo. Seppur concepiti per vendere biglietti e gadget di vario genere, i prodotti Marvel sono ben lontani dall’essere dei gusci vuoti. 

La verità è che i film supereroistici, e in particolare proprio quelli dell’MCU, piacciono ad una larghissima fetta di pubblico. Perché? Non sono solo le roboanti esplosioni o i folgoranti effetti speciali: dietro un velo di pomposa esagerazione la Marvel è stata sempre in grado di custodire un animo gentile. I suoi protagonisti sono amati non per i loro superpoteri, ma per la loro umanità. È proprio quando un supereroe cade dall’Olimpo che ci avviciniamo di più a lui e riusciamo a empatizzare con un personaggio che sentiamo essere estremamente umano. Gli Avengers sono fallibili, litigano e vengono sconfitti a causa della loro componente umana, ma senza di essa non sarebbero i Vendicatori che tutti noi amiamo. 

Il bello del cinema – Cinecomics e cinema

Arriviamo finalmente al punto: i Cinecomics sono cinema? Nella visione squisitamente autoriale e “purista” di Martin Scorsese non lo saranno mai, ma nel nuovo orizzonte cinematografico che si sta sviluppando lo sono eccome. Stiamo parlando di film che di certo non passeranno alla storia per la qualità estetica o il rinnovamento stilistico, ma qualche pagina sono comunque riusciti a scriverla. Avengers: Endgame è il simbolo di quella sapiente gestione di tempistiche e risorse che ha fatto della Marvel la capolista del botteghino. Una grande epopea che ebbe inizio con Iron Man e che trovò il suo coerente compimento ben 11 anni dopo: non è un’operazione da sottovalutare. Un’impresa mediatica prima sconosciuta e che si basa sulla conoscenza del target e sulla concretezza dei suoi interpreti, qualità irrinunciabili nel nuovo vorace panorama cinematografico. 

Il cinema inteso come settima arte è per l’appunto in perenne evoluzione e le produzioni di Kevin Feige sono state perfette nell’adattarsi. I must-see di Scorsese rimarranno sempre tali e, dall’alto della loro perizia tecnica, intoccabili, ma nel nuovo millennio urge qualcos’altro. Anche l’italo-americano sembra averlo compreso con The Irishman, opera destinata al consumo via streaming. Vittima della novità, Scorse è forse troppo distante da questo mondo e, per sua stessa ammissione, con qualche anno di meno sarebbe magari stato entusiasta di girare un Cinecomic. Il bello del cinema però è proprio questo: ne esistono molteplici sfaccettature. Le differenze che sussistono tra interpretazioni più o meno autoriali della settima arte non devono dividerci, ma unirci sulla base della passione che tutti noi nutriamo verso il cinema.