Gerry Conway, il co-creatore di Frank Castle, non ha dubbi: “Il prossimo Punitore dovrebbe essere un veterano nero.”

Negli ultimi due anni, in seguito alle proteste innescate dall’uccisione dell’afroamericano George Floyd e alla violenza con la quale la polizia statunitense ha risposto alle manifestazioni del Black Lives Matter, molti utenti hanno duramente criticato la tendenza delle forze dell’ordine ad utilizzare impropriamente l’iconico teschio del Punitore sulle proprie uniformi, sulle armi e sui veicoli. Il simbolo di Frank Castle, inoltre, è stato avvistato persino sugli zaini e sulle bandiere degli esponenti di estrema destra e dei sostenitori di Donald Trump coinvolti nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Dopo numerose discussioni sui social che hanno coinvolto anche il co-creatore di Frank Castle, lo scorso anno la Casa delle Idee ha annunciato che nella nuova run a fumetti sul Punitore – scritta da Jason Aaron e disegnata da Jesùs Saiz e Paul Azaceta – il personaggio indosserà una divisa con un logo molto diverso per distanziarsi da quello originale e diventerà un membro del clan di ninja de La Mano. Nonostante ciò, l’antieroe resta ancora oggi una proprietà intellettuale estremamente problematica per la Marvel e la Walt Disney Company.

Durante un’intervista con 99% Invisible, Gerry Conway, co-creatore del Punitore e autore della celebre storia che segnò la morte di Gwen Stacy, ha spiegato che dal suo punto di vista il personaggio dovrebbe essere reboottato e reinventato completamente per adattarsi al contesto storico attuale, esprimendo il desiderio di vedere un veterano nero nei panni del vigilante:

“Sai, arriverà il momento, proprio come successo negli anni ’80, di reboottare il personaggio e di trasformarlo in qualcosa di nuovo. Voglio dire, personalmente preferirei che la prossima iterazione del Punitore fosse un veterano nero che ritorna a casa e affronta i problemi che le minoranze sono costrette ad affrontare oggi.”

“Per molte persone della mia generazione il coinvolgimento dell’esercito americano nella guerra del Vietnam era un crimine sociale fondamentale che pensavamo che il governo stesse perpetuando, e, di per sé, ciò ha minato in qualche modo la percezione del governo come forza del bene. In un certo senso il Punitore rappresenta il test di Rorschach per l’era in cui i lettori lo hanno scoperto. Per me, nei primi anni ’70, era la risposta ad un’era disfunzionale nella storia americana. Negli anni ’80, è un personaggio trionfante che rappresenta la visione in bianco e nero del mondo. Negli anni 2000, è diventato il Punitore disfunzionale… l’eroe tragico e disperato che è davvero un emarginato e che non rappresenta più nulla tranne che la sua identità.”

Punitore

SINOSSI
L’ex marine divenuto vigilante Frank Castle (Jon Bernthal) ha vissuto una vita tranquilla per strada fino a quando improvvisamente non viene coinvolto nel tentato omicidio di una giovane ragazza (Giorgia Whigham). Naturalmente l’uomo è incuriosito dal mistero che la circonda e da coloro che sono alla ricerca delle informazioni che custodiva la ragazza. Castle pertanto, si segna un nuovo bersaglio sulla schiena perché nuovi e vecchi nemici lo costringono a confrontarsi con sé stesso, ad accettare il suo destino e ad abbracciare definitivamente la vita nei panni di The Punisher.

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