Ecco la recensione senza spoiler di Doctor Strange nel Multiverso della Follia dei Marvel Studios, che segna il ritorno alla regia di Sam Raimi.

Domani, 4 maggio 2022, uscirà al cinema Doctor Strange nel Multiverso della Follia, il sequel dedicato alle avventure dello Stregone Supremo interpretato da Benedict Cumberbatch prodotto dai Marvel Studios e diretto dal leggendario Sam Raimi, che vedrà il ritorno di Elizabeth Olsen nel ruolo di Wanda Maximoff e sarà strettamente collegato agli eventi narrati nelle serie televisive WandaVision e Loki.

Grazie alla Disney, abbiamo avuto l’occasione di visionare in anteprima il film, del quale vi proponiamo la nostra recensione, rigorosamente senza spoiler di alcun tipo.

Proprio come anticipato più volte dai vari addetti ai lavori, Doctor Strange nel Multiverso della Follia è in tutto e per tutto un film di Sam Raimi. Ennesima testimonianza di quanto i Marvel Studios (sempre nei limiti della continuity e del futuro dei loro personaggi) stiano continuando a concedere ai loro registi sempre più libertà di sperimentare e di applicare la loro cifra stilistica.

Il tocco di Raimi si sente lungo l’intera pellicola: dall’ormai celebre alternanza di tonalità fino alla violenza esplicita, passando per l’umorismo e per le tinte horror, si percepisce fortemente la mano e la visione del regista. Tutto questo senza contare i rapidi movimenti di camera, il montaggio serrato e addirittura i quick cuts, ma anche i Dolly zoom e le molteplici inquadrature ravvicinate sui volti, che riescono a trasmettere al meglio l’espressione di ogni personaggio.

Inoltre, nonostante i limiti imposti dal PG-13, il secondo capitolo dedicato allo Stregone Supremo è di gran lunga il film più violento mai proposto dai Marvel Studios, in quanto vengono proposte sequenze decisamente brutali e sanguinolente.

Rimanendo in tema, il film rispecchia perfettamente le premesse: non si tratta di una vera pellicola horror, ma riesce comunque ad introdurre diversi elementi tipici del genere, presentando delle scene spaventose e ricche di tensione, che abbinate a diversi jump scare, trasmettono effettivamente la sensazione di una produzione diversa dal passato per i Marvel Studios.

Come spiegato da Chiwetel Ejiofor, questo film rappresenta una prima apertura dei Marvel Studios al mondo dell’occulto, quindi la speranza è che sequenza simili vengano riproposte anche in futuro, in quanto perfettamente funzionali per molti personaggi.

Naturalmente è presente anche una buona dose di umorismo che, proprio come nei precedenti lavori di Raimi, non risulta mai forzato ed alleggerisce le tonalità.

Facendo un confronto con il primo capitolo di Scott Derrickson dedicato a Doctor Strange, abbiamo notato due grandi differenze: se nel primo film il Multiverso era un concetto principalmente legato alle dimensioni (non a caso, viene introdotta la dimensione specchio), qui è un concetto pratico, che si ricollega perfettamente a quanto narrato in Loki ed in Spider-Man: No Way Home.

Di conseguenza, anche l’aspetto visivo cambia, in quanto sono presenti meno sequenze caleidoscopiche ispirate ad Inception di Nolan, sostituite con un maggior numero di dimensioni alternative ed atmosfere ispirate alle tavole di Steve Ditko.

Grazie all’espansione del Multiverso ed ai poteri di America Chavez, colei che è in grado di viaggiare tra universi, il film ci permette di visitare più terre, ognuna con delle sue caratteristiche uniche. Artisticamente parlando è stato fatto un ottimo lavoro nel differenziare queste terre, senza contare l’introduzione di determinati elementi dei fumetti di cui vi parleremo meglio nelle prossime settimane per evitare ogni tipo di spoiler – sappiate solo che potrebbe essere fondamentale per i prossimi anni di MCU.

Fortunatamente, il Multiverso non è solo uno stratagemma per esplorare altri mondi, divertire e sorprendere, in quanto viene utilizzato al massimo del suo potenziale: uno strumento di introspezione e di crescita. Il confronto con le altre versioni è di forte aiuto per l’evoluzione di Wanda Maximoff e di Doctor Strange, sempre più consapevole dei propri mezzi e delle proprie abilità.

L’incontro e l’esperienza con i vari personaggi che incontra lungo il suo cammino (come ad esempio America Chavez, funzionale al percorso di Wanda e Strange) è fortemente terapeutica per il protagonista ed alla base del racconto c’è una tematica ben precisa: la felicità.

Rimanendo in tema personaggi, Wanda è il motore emotivo dell’intera pellicola.

Tramite alcuni dialoghi, Raimi prova a spiegare allo spettatore gli eventi di WandaVision, disseminando dettagli più o meno importanti al fine di dare un background alla Strega Scarlatta. Nonostante ciò, inevitabilmente si perde l’importante impatto emotivo di WandaVision, che (nonostante alcuni difetti) ha introdotto ed esplorato il legame tra Wanda ed i suoi due figli, fondamentale per questa storia.

A giudicare dal risultato finale, nonostante alcune difficoltà insorte, Raimi si è divertito un sacco sul set: oltre a citare più volte i suoi vecchi lavori, proponendo anche diverse soluzioni registiche già adottate per i suoi tre film di Spider-Man, introduce demoni e creature di ogni tipo, cercando sempre di proporre sequenze inaspettate per sorprendere lo spettatore

Il film infatti utilizza al 100% il potenziale offerto dalla magia di Strange ed è ricco di trovate brillanti e di scontri inaspettati, tra cui un combattimento presente nel terzo atto a dir poco imprevedibile quanto folle.

Dal punto di vista tecnico, come non lodare la CGI, che non sempre brilla nelle ultime produzioni Marvel a causa di tempistiche sempre più opprimenti per i team di effetti visivi, costretti a lavorare a diverse pellicole simultaneamente e da casa, in quanto il Covid ha danneggiato l’intero settore.

La colonna sonora di Danny Elfman (compositore richiesto espressamente da Sam Raimi dopo il loro lavoro su Spider-Man) si sposa perfettamente con le scene proposte dal regista, nonostante l’assenza di un tema realmente iconico.

Inoltre, abbiamo apprezzato la color correction della pellicola, i cui colori risultano molto più accesi (soprattutto nelle scene a New York) rispetto a tante altre pellicole del MCU, che spesso e volentieri tendono al grigio tranne alcuni casi.

Ora è il momento di affrontare uno degli argomenti più spinosi: i molteplici cameo, al centro di rumor e teorie in questi ultimi mesi.

Ovviamente non vi riveleremo la presenza di determinati personaggi, ma fortunatamente nessuno di questi cameo incide negativamente sul film e sul percorso di Stephen Strange e nessuno gli ruba realmente la scena.

Il film non si basa solo sui vari cameo, in quanto l’apparizione di altri personaggi non è vitale ai fini della trama, ma è semplicemente un valore aggiunto, utile allo scopo di testare le abilità dei protagonisti e di metterli in situazioni inaspettate ed apparentemente insormontabili.

Chi temeva che troppi cameo avrebbero distolto l’attenzione dello spettatore dalla storia di Strange può tirare un sospiro di sollievo: la presenza di determinati personaggi non è mai invasiva, seppur alcuni di loro siano davvero affascinanti.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia dura esattamente 2 ore e 6 minuti ed è ricco di eventi, dettagli, mitologia e rivelazioni, in quanto sin da subito getta lo spettatore nel vivo dell’azione senza mai prendersi una pausa. A tratti può risultare confusionario, in quanto alcuni elementi necessitavano di una spiegazione in più, che per forza di cose avrebbe intaccato negativamente il ritmo ed è stata quindi rimossa.

Inoltre, questa frenesia nel far progredire la trama si converte in una mancata esplorazione di alcuni personaggi secondari, che invece necessitavano di un focus maggiore poiché decisamente promettenti.

Nonostante ciò, il ritorno di Sam Raimi alla regia di un film Marvel è completamente promosso anche se la sceneggiatura non eccelle: grazie alle libertà creative ricevute, il regista ha infuso tutto il suo stile alla pellicola, che a tratti risulta completamente diversa dal passato e ci porta finalmente in una direzione più spaventosa e mistica.

Ricordiamo che Doctor Strange nel Multiverso della Follia, scritto da Michael Waldron (Rick & Morty, Loki) e diretto da Sam Raimi (Spider-Man), arriverà al cinema il 4 maggio 2022 e vede nel cast Benedict Cumberbatch (Stephen Strange/Doctor Strange), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet Witch), Chiwetel Ejiofor (Karl Mordo), Benedict Wong (Wong), Rachel McAdams (Christine Palmer), Xochitl Gomez (America Chavez) e Adam Hugill (Rintrah).

SINOSSI
Marvel Studios’ Doctor Strange nel Multiverso della Follia espande i confini del Multiverso ai massimi livelli. Un viaggio nell’ignoto con Doctor Strange che, con l’aiuto di mistici alleati sia vecchi che nuovi, attraversa pericolose e sconvolgenti realtà alternative del Multiverso per affrontare un nuovo, misterioso avversario.