Con l’arrivo nelle sale di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, c’è bisogno di fare chiarezza sul Multiverso nei film Marvel.

Contrariamente a quanto detto da Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) in Spider-Man: No Way Home, Il Multiverso è un concetto di cui sappiamo… molto.  Ma dato che il film Doctor Strange nel Multiverso della Follia sta facendo trepidare gli appassionati, abbiamo pensato fosse il caso di creare una guida alla comprensione del Multiverso, la quale si andrà a rivelare più complessa di quanto ci si potesse aspettare anni fa, ma al contempo più semplice di quanto potrebbe sembrare adesso. Sappiamo che non suona come un concetto propriamente chiaro, ma acquisirà più senso alla fine.

Per forgiare al meglio questa guida, dovremmo analizzare le modalità tramite le quali è stato trattato il tema del Multiverso, muovendoci in ordine cronologico per quelli che, al momento della scrittura di questo articolo, sono i tre pilastri della tematica nell’Universo Cinematografico Marvel. Quindi muoviamoci senza indugio ed addentriamoci nei misteriosi meandri di un Multiverso, che però potrebbe non rivelarsi particolarmente ricco di mistero verso la fine, pur mantenendo il suo fascino.

CHE COS’È IL MULTIVERSO?

Immaginate tante versioni diverse di voi stessi che vivono in tante versioni diverse della realtà che conoscete, che vivono tante versioni diverse della vostra vita con tante versioni diverse delle conseguenze di ogni vostra azione. Ecco cos’è il Multiverso. Un’infinita serie di universi paralleli, che esistono tutti allo stesso momento ma in realtà alternative.

Come visto in What If…? e Spider-Man: No Way Home, e come vedremo in Doctor Strange nel Multiverso della Follia e nella seconda stagione di Loki, il tema del Multiverso sarà un elemento centrale per il futuro dell’MCU da qui in avanti.

IL MULTIVERSO SECONDO LOKI

Nella serie dedicata a Loki (Tom Hiddleston), viene ampliato il discorso introdotto in Avengers: Endgame, riguardante le ramificazioni dei viaggi temporali. In sintesi: qualunque modifica alla linea temporale – onde evitare danni provocati da conseguenti paradossi – comporta la creazione di una terra parallela, nella quale è stata posta la modifica di partenza. Esempio: per via dell’intervento degli Avengers provenienti dal futuro, il Loki del 2012 finisce per ottenere la possibilità di usare il Tesseract, cosa che gli permette di scappare dopo il suo arresto in The Avengers; quindi l’universo che andrà a generarsi subirà cambiamenti a partire dal fatto che il Dio dell’Inganno non verrà incarcerato nelle prigioni di Asgard, spostandosi poi in altri territori, che potrebbero volgere dall’innocuo all’imprevedibile.

Nonostante ciò, non è di questo concetto che dobbiamo parlare, in quanto non abbiamo mai avuto la possibilità di scoprire quanto differente sarebbe stata la storia dell’MCU in seguito alla fuga di Loki, grazie, o per colpa, dell’intervento della Time Variance Authority, l’agenzia temporale intenta a regolamentare eventi di questo genere, cancellando le possibili diramazioni derivate da delle modifiche temporali, mantenendo intatta una sola linea temporale (anche se, alla fine, questa missione si è rivelata più fumo e specchi di quanto sembrasse).

Nonostante ciò, nella serie fanno la loro comparsa i veri soggetti di questo paragrafo: delle versioni alternative di Loki. Ci è possibile osservare delle versioni esteticamente identiche, o comunque chiaramente derivative dal personaggio interpretato da Tom Hiddleston, con però delle vite abbastanza differenti; ma soprattutto: ci è possibile osservare delle versioni completamente distinte, provenienti da terre diverse, nelle quali hanno avuto vite simili, ma non uguali (d’altronde, deriva da qui il concetto di “parallelo”).

Ora spostiamoci per un istante dietro la tenda del proverbiale ”Mago di Oz”, e cerchiamo di capire cosa significa ciò per la narrazione, arrivando alla semplice conclusione che il Multiverso può introdurre nuovi personaggi. In questo caso si tratta di reinvenzioni di un personaggio che conosciamo, ma in un caso in particolare, quello di Sylvie (Sophia Di Martino), si è presa la decisione di darle un distinto nominativo rispetto al Loki che noi tutti conosciamo, così da distinguerla ulteriormente, ciò denota parecchie possibilità narrative derivate dal poter introdurre personaggi non-conformi a ciò che possiamo aspettarci, arrivando al punto di poterli descrivere come funzionalmente nuovi, invece di semplici sterzate rispetto alle strade percorse dalle versioni a cui siamo abituati.

IL MULTIVERSO SECONDO WHAT IF…?

Nella serie animata targata Marvel Studios, abbiamo potuto osservare diversi scenari che ci erano parzialmente già noti, spostandoci però su percorsi inattesi.

”E se una parte degli Avengers fosse morta prima di unirsi?”, o ”E se Christine Palmer fosse morta nell’incidente d’auto vissuto da Stephen Strange?”, passando a concetti ancora più astrusi come ”E se Thor fosse stato un festaiolo irresponsabile?” o ”E se il mondo Marvel fosse stato invaso dagli zombie?”; queste sono solo alcune delle domande che ci pone What If…?.

Prendiamo nuovamente in esame un personaggio specifico per centrare il punto: Peggy Carter (Hayley Atwell). La storia di Captain America – Il Primo Vendicatore ci insegna che l’intrepida Tenente abbia lavorato al fianco di Steve Rogers (Chris Evans) sin dal suo reclutamento per il progetto Super Soldato, il quale l’ha poi trasformato nella Sentinella della Libertà che noi tutti conosciamo. Ma un cambiamento apparentemente innocuo, come il trovarsi in un posto invece di un altro, ha portato la storia ad evolversi diversamente, portando la Carter a prendere lei stessa il posto di Rogers, acquisendo le capacità super umane che contraddistinguono il Captain America a noi noto, vivendo però una vita ovviamente differente dal punto del mutamento in poi.

Questo cosa ci insegna che il Multiverso può esplorare dei percorsi narrativi alternativi. Non parliamo della creazione di personaggi o mondi ex-novo, o comunque differenti alla base, ma di percorsi non battuti dalle storie che abbiamo seguito in precedenza, dando la possibilità agli autori e agli attori di esplorare possibilità che non abbiamo avuto modo di vedere, ma che potrebbero intrattenerci e affascinarci, come, per esempio, scoprire come si sarebbe comportata Peggy Carter nella posizione di Captain America.

IL MULTIVERSO SECONDO SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Arriviamo poi al terzo ed ultimo esempio parlando del film di maggiore incasso della storia dell’Uomo Ragno e di uno degli eventi cinematografici più prorompenti degli ultimi anni. Spider-Man: No Way Home fa qualcosa di inatteso ed al contempo incredibilmente semplice. Qualcosa che già da subito possiamo riassumere nella lezione appresa dalla pellicola: il Multiverso può introdurre personaggi provenienti da altri franchise.

Non c’è molto da spiegare al riguardo, in quanto è noto che Doc Ock (Alfred Molina), Goblin (Willem Dafoe), Electro (Jamie Foxx), Lizard (Rhys Ifans) e l’Uomo Sabbia (Thomas Hayden Church) visti nel film sono gli stessi personaggi visti nella trilogia di Spider-Man diretta da Sam Raimi e nei due The Amazing Spider-Man di Marc Webb.

Arriviamo poi al culmine dell’evento con l’introduzione nella storia di Tobey Maguire ed Andrew Garfield, di ritorno direttamente dai mondi che abbiamo seguito nei succitati franchise, il tutto nella Terra-MCU ed all’interno del franchise dedicato alla versione di Spider-Man interpretata da Tom Holland.

Consci di ciò, consci della cristallina semplicità degli eventi del film, abbiamo spalancato l’ultima porta fondamentale per comprendere il Multiverso, e possiamo quindi dirigerci a trarre le nostre conclusioni per prepararci alla visione di Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

COME FUNZIONA IL MULTIVERSO?

La domanda trova una risposta semplice: esattamente nella maniera più conveniente per la storia. Ciò che è stato stabilito nei tre prodotti sopracitati non è altro che il rivelarsi di una realtà semplice e scontata: il Multiverso non è altro che uno stratagemma narravito.

Non si tratta – almeno in questo contesto – di un complesso fenomeno scientifico da dover studiare approfonditamente e comprendere, ma semplicemente di un avvenimento conforme alla storia che si vuole raccontare.

Alla storia serve introdurre personaggi nuovi provenienti da altri mondi? Si può fare. Alla storia serve mostrare scenari inattesi in contrapposizione con ciò che conosciamo? Non c’è problema. Vogliamo persino lavorare su qualcosa stabilito in franchise separati da quello in questione, creando un evento incentrato sul costruire il futuro, grazie all’incontro con delle icone del passato? Ovviamente è già stato fatto, e ciò ha alzato l’asticella su ciò che è possibile fare in questi film.

Possiamo quindi tranquillamente aspettarci che Doctor Strange nel Multiverso della Follia utilizzi una o più di queste strategie, consci del fatto che l’unica vera regola sul Multiverso è che non esistono veramente limiti, a ciò che si può trovare spostandosi da una realtà all’altra, che si tratti di volti noti da storie passate, di versioni alternative di ciò che conosciamo, oppure di qualcosa di completamente diverso.