Daredevil tornerà finalmente nell’MCU con un progetto solista, dopo la fugace apparizione in Spider-Man: No Way Home. Che futuro attende il diavolo di Hell’s Kitchen?

Nella primavera del 2024 arriverà su Disney+ Daredevil: Born Again, una nuova serie dedicata al Diavolo di Hell’s Kitchen interpretato da Charlie Cox, che vedrà il ritorno di Vincent D’Onofrio nei panni di Kingpin e avrà ben 18 episodi.  Gli sceneggiatori Matt Corman e Chris Ord scriveranno la serie e ricopriranno il ruolo di produttori esecutivi.

Questa è la notizia che, negli ultimi giorni, ha scosso l’intero fandom Marvel. Nonostante la prima apparizione di Matt Murdock nell’MCU fosse avvenuta già a dicembre in Spider-Man: No Way Home, il report di un imminente annuncio ufficiale di una serie interamente dedicata a Daredevil è quello che i fan del vigilante cieco aspettavano da tempo. Le news, però, non si limitano a dire che Charlie Cox vestirà nuovamente i panni del personaggio, ma aggiungono qualcosa di ancora più interessante.

Daredevil: la canonicità della serie Netflix

Secondo Variety, la nuova serie Disney+ sarà ”nuova ma continuativa della versione vista su Netflix”. Questa affermazione non è di poco conto, visto che, ad oggi, tutte le serie non prodotte dai Marvel Studios (ma legate in qualche modo all’MCU) non sono state considerate del tutto canoniche rispetto alla continuity principale.

C’è da dire che una dichiarazione ufficiale da parte di Kevin Feige, relativa alla canonicità dei prodotti di Marvel Television, di fatto, non è mai arrivata. Sebbene nella continuity ufficiale dell’MCU presente su Disney+ non sia stato inserito nessuno di questi prodotti, il presidente dei Marvel Studios si è sempre tenuto sul vago sulla questione, il che porta a credere che la cosa possa, semplicemente, passare in sordina.

È infatti estremamente probabile che quello che verrà effettuato sarà un soft reboot o un soft sequel. Ma cosa significano questi termini?

Cos’è un reboot?

Un reboot, in gergo cinematografico e televisivo, è una nuova versione di un prodotto audiovisivo precedentemente presentato in forma differente. Solitamente, il reboot viene effettuato mantenendo il personaggio principale di una data saga ma cambiandone completamente il contesto narrativo in cui è immerso, il background e/o il cast.

Facciamo un esempio: The Amazing Spider-Man (2012) è stato un reboot della trilogia di Sam Raimi sul personaggio di Spider-Man (protagonista della trilogia uscita tra il 2002 e il 2007), e, infatti, pur presentando lo stesso incipit e gli stessi personaggi dell’opera originale, ha subito molti cambiamenti a livello narrativo e stilistico. Allo stesso modo, Spider-Man: Homecoming (2017) è stato un reboot dei due film diretti da Marc Webb.

Spider-Man: Homecoming

Cos’è un remake?

Il reboot si differenzia dal remake in quanto quest’ultimo, invece, è il rifacimento di un’opera ben definita a cui vengono apportate modifiche minime, mantenendo, per quanto possibile, gli stessi canoni narrativi e stilistici che la contraddistinguono.

Continuando con gli esempi, si parla invece di remake in casi come Il Grande Gatsby (2013), che è stato un rifacimento de Il Grande Gatsby (1974), tratto dall’omonimo libro di Francis Scott Fitzgerald.

I due film hanno differenze minime in quanto ripropongono, in modo più o meno fedele, quanto narrato nel libro originale.

The Great Gatsby (1974/2013) side-by-side comparison - YouTube

La differenza tra soft reboot e soft sequel

Detto ciò, un soft reboot non è altro che un reboot che mantiene, in una certa misura, delle caratteristiche presenti nella continuity originale. Se quindi i Marvel Studios decidessero di percorrere questa via, è probabile che manterrebbero il cast originale e attuerebbero una caratterizzazione dei personaggi e del background il più simile possibile a quelli presenti nella prima serie.

Un soft sequel, invece, è a tutti gli effetti un sequel dell’opera originale, che però presenta pochi riferimenti al capitolo precedente, o addirittura non ne presenta.

Un fulgido esempio di soft sequel è il recentissimo The Suicide Squad (2021) di James Gunn, che è a tutti gli effetti un sequel di Suicide Squad (2016) di David Ayer, tanto che entrambi coesistono e sono canonici nel DC Extended Universe. Tuttavia, pur mantenendo buona parte del cast originale, il film di Gunn ha una cifra stilistica completamente diversa dal predecessore, e non menziona mai esplicitamente gli eventi del primo film.

A Tale of Two Squads: Comparing 'Suicide Squad' and 'The Suicide Squad' - Bloody Disgusting

Daredevil: sequel o reboot?

Nel caso della Squadra Suicida della DC comics, il soft reboot è stato ritenuto necessario a causa dello scarso apprezzamento del primo film, mentre se la stessa decisione dovesse essere applicata a Daredevil, questa rappresenterebbe un modo per evitare di ricominciare da zero l’evoluzione e lo sviluppo del personaggio, senza però dover citare necessariamente gli eventi del suo passato.

Così fosse quindi si può ipotizzare che la nuova serie si aprirebbe con un Matt Murdock già ”maturo”, come quello visto alla fine dell’ultima stagione della serie originale, un Daredevil che ha già sconfitto Wilson Fisk/Kingpin (Vincent D’Onofrio) e che ha alle spalle un passato di amore e odio nei rapporti con Foggy Nelson (Elden Henson), Karen Page (Deborah Ann Woll) e gli altri personaggi che lo hanno accompagnato nella serie originale.

Adesso che è chiaro cosa aspetterebbe il pubblico nel primo e nel secondo caso, viene spontaneo chiedersi per quale dei due sarebbero più propensi gli studios.

Come molti di voi sapranno, Daredevil fa parte della Saga sui Difensori che include anche le serie Marvel’s Jessica Jones, Marvel’s Luke Cage, Marvel’s Iron Fist, Marvel’s The Defenders e Marvel’s The Punisher. Queste serie sono strettamente collegate tra loro, e rendere retroattivamente canonica Daredevil significa applicare lo stesso ragionamento alle altre: è molto difficile che Kevin Feige abbia intenzione di canonizzare tutti questi prodotti su cui, tra l’altro non ha avuto un controllo creativo diretto. Di conseguenza, il “soft reboot” sembra l’ipotesi più sensata.

In secondo luogo, il Kingpin, nemesi di Daredevil nella serie, è stato già introdotto nell’MCU, più precisamente all’interno della serie Hawkeye, in cui, però, il personaggio aveva una caratterizzazione molto diversa da quella della serie distribuita da Netflix; il suo ruolo di opulento boss della malavita newyorkese cozza parecchio con l’ultima scena in cui è stato possibile vederlo nell’opera originale.

L’ipotesi del soft reboot sembra la più probabile per i motivi che vi abbiamo elencato… ma nonostante ciò, c’è chi crede alla canonizzazione delle tre precedenti stagioni!

I Marvel Studios hanno infatti deciso di attenersi fedelmente al passato, in quanto il costume giallo e nero ha la stessa identica texture di quello visto nelle tre serie di Netflix (dai bracciali al torso, è una semplice ricollocazione dello stesso costume), senza contare i gemelli che porta Wilson Fisk e che appartenevano al padre, che sono gli stessi in Hawkeye e Daredevil.

Tutti indizi che lasciano pensare che la produzione stia considerando canoniche le precedenti tre stagioni di Netflix, che ora appartengono a Disney+ (in quanto Netflix aveva soltanto una licenza per distribuirle in esclusiva).

La verità? Speriamo di scoprirla già da She-Hulk, ma una cosa sembra essere certa: questo Matt Murdock ha molti punti in comune con il passato.

Daredevil: il livello di violenza

Se a tutte queste elucubrazioni uniamo l’introduzione del costume giallo in She-Hulk, appare chiaro come l’intenzione dei Marvel Studios sia quella di intraprendere la strada del soft reboot, che manterrebbe gran parte delle caratteristiche e dei personaggi del passato, dando però a Matt un “nuovo” inizio all’interno dell’Universo Cinematografico Marvel, pur mantenendo gli elementi riusciti ed accolti positivamente dal pubblico nel prodotto d’origine.

In molti hanno però espresso perplessità riguardo al grado di violenza che potrà avere la serie, dato che — a detta di queste persone — Disney non lascerà le stesse libertà concesse agli showrunner di Netflix. Questo però è stato facilmente smentito da Disney stessa, quando ha aggiunto al catalogo le serie della Saga sui Difensori senza apporvi alcun tipo di censura. La stessa Disney produrrà il terzo film di Deadpool, che non è esattamente un franchise adatto alle famiglie, ma anche la serie animata vietata ai minori Marvel Zombies.

È ora di distaccarsi dall’idea che un’azienda come The Walt Disney Company assecondi gli stessi dogmi che la caratterizzavano 20 anni fa. L’introduzione di STAR in Europa e il ruolo assunto da Hulu negli Stati Uniti d’America dovrebbero fugare ogni dubbio di questo genere.

Qualora i Marvel Studios dovessero decidere di intraprendere un percorso differente, il soft reboot potrebbe essere la strategia migliore: recentemente Sana Amanat, co-creatrice del personaggio di Ms. Marvel e produttrice esecutiva dell’omonima serie, ha svelato che a suo avviso Marvel potrebbe realizzare una stagione più leggera sul personaggio di Daredevil, rispetto a quelle viste realizzate da Marvel Television per Netflix.

Secondo quanto spiegato dall’artista e produttrice, infatti, la nuova serie sul Diavolo di Hell’s Kitchen potrebbe essere particolarmente ispirata alla run fumettistica realizzata nel 2013 da Mark Waid insieme a Chris Samnee sulla quale lei stessa ha anche lavorato.

La run di Waid del 2013 è stata particolarmente acclamata, ricevendo anche alcuni premi, per la sua visione unica e differente del personaggio di Daredevil. Anche se ovviamente il tono di queste storie è più “leggero” e meno hard boiled rispetto a quelle di Bendis o Miller, c’è un interessante approfondimento psicologico su Matt Murdock, in quanto Waid ha deciso di focalizzarsi principalmente sulla sua depressione.

Se effettivamente Marvel deciderà di intraprendere questo percorso (si tratta solo di speculazioni, in quanto Sana Amanat non lavorerà a Daredevil), automaticamente i Marvel Studios dovranno optare per un soft reboot. Qualora invece la compagnia decidesse di mantenere lo stesso identico tono del passato, facendo tornare anche diversi volti noti, potremmo considerarlo come un sequel effettivo?