Crisi sulle Terre Infinite, l’epico crossover che unisce tutto l’Arrowverse e non solo, si è concluso. Mondi hanno vissuto, mondo sono morti e niente sarà più lo stesso.

Crisi sulle Terre Infinite si è concluso. Un crossover a decisamente storico sotto parecchi punti di vista. Chi ha letto la recensione delle prime tre parti conosce i sentimenti di chi vi scrive al riguardo, ma per riassumerli in poche parole: questo evento è stato un perfetto adattamento, sotto molti punti di vista, di quella che può essere un storia come la Crisi fumettistica, contestualizzata all’Arrowverse. Chi si aspettava un evento in stile Avengers: Endgame potrebbe non rimanerne completamente soddisfatto, ma non per fare favoritismi o per giudicare a prescindere un evento migliore rispetto all’altro, ma perché il format è fondamentalmente diverso, trattandosi di un prodotto televisivo con differenti obbiettivi rispetto al cinema. Chi invece è andato alla ricerca di uno spirito fumettistico puro e semplice, nel contesto di serie vecchie e nuove targate The CW (e non solo), per cui si è provata ammirazione e affezione negli anni, o anche solo nelle loro prime stagioni, ne rimarrà probabilmente fortemente soddisfatto, ottenendo parecchie strizzate d’occhio che fanno commuovere e sorprendere il cuore dei fan DC Comics duri e puri.

Ma per rimanere in tema citiamo Rip Hunter di Legends of Tomorrow e procediamo senza indugio” verso la recensione delle due parti conclusive di Crisi sulle Terre Infinite.

La recensione

Molto era stato fatto nelle prime tre parti. Alcuni elementi buoni erano stati messi sul tavolo, ed altri non particolarmente funzionanti erano stati spostati dall’attenzione generale. Per cui in questi ultimi due episodi andava fatto ciò che era necessario: mettere fine ai piani dell’Anti-Monitor concludendo diverse sotto-trame stabilite sia nelle varie serie a sé stanti, che nei crossover precedenti, che nell’attuale evento.

Come è noto ormai da tempo, Arrow, storica serie televisiva su Freccia Verde che ha dato inizio a questo universo, dovrà andare avanti senza il suo protagonista, Stephen Amell, il cui destino però non è così scontato come si potrebbe pensare in questo finale. Viene posto omaggio in più modi all’eredità di Arrow sia nell’universo che per gli spettatori, e c’è chi potrebbe dire che entrambe le cose coincidano. Il focus principale sono i personaggi storici, Oliver Queen, Sara LanceBarry Allen, con cui questa avventura ha avuto inizio anni fa, senza però disdegnare personaggi più nuovi come Supergirl, il cui ruolo è particolarmente importante in questi ultimi episodi.

A suo modo ogni personaggio ha un momento per brillare e a tutti viene data una degna conclusione, oltre che ad essere gettate le basi per il resto dello svolgimento delle stagioni delle serie attualmente in corso come Flash, o di stagioni il cui inizio arriva con questo crossover come Legends of Tomorrow.

Ma oltre questo, oltre ad elementi dell’evento che sono indubbiamente importanti (che però entrerebbero nel territorio spoiler di cui non ci occuperemo in questo articolo), chi vi scrive vuole porre l’accento su ciò che è stato al centro della scorsa recensione, perché questi due episodi non solo sono un’ottima continuazione dei precedenti, ma portano al culmine (sopratutto nella penultima parte) il concetto di supereroismo classico, dell’ammirazione degli eroi. Per troppi anni ormai abbiamo assistito all’idea degli eroi dark e tormentati, lo stesso Arrow è nato come una sorta di risposta televisiva della trilogia di Christopher Nolan su Batman, le cui atmosfere calzavano perfettamente per quanto concerne il Cavaliere Oscuro ma che erroneamente sono state prese come universali, come canoni adatti a tutti i personaggi, ma il pubblico è andato avanti ed è possibile sperare ancora, credere negli eroi, credere che tutto andrà bene ed affidarsi a queste storie per essere ispirati ad andare avanti.

Crisis on Infinite Earths non è un evento perfetto, ma ripropone perfettamente lo spirito supereroistico, il divertimento nel vedere in azione personaggi che ormai fanno parte di una sorta di mitologia moderna nella loro forma più pura. Un ottimo modo per dimostrare questo concetto è pensare al responso che ha avuto il Superman interpretato Brandon Routh, una diretta continuazione sia del Clark Kent che abbiamo visto in Superman Returns che dei film con protagonista Christopher Reeve. Questa versione di Clark ha tutte le motivazioni per voltare le spalle alla terra, rifugiarsi nella Fortezza della Solitudine e vivere come Kal-El senza più contatti col mondo esterno, ma nonostante ciò ha deciso di rimanere fedele a ciò che gli è stato insegnato, rimanere sia Clark Kent che Superman ed andare avanti, a differenza di altre interpretazioni recenti come ad esempio quella di Injustice, che ha dipinto uno stremato Uomo d’Acciaio distrutto al suo fulcro, trasformatosi in un vero e proprio villain, nonostante le motivazioni comprensibili. Ebbene, questa versione, la versione ottimistica, propositiva, gentile ed al fulcro fortemente eroica di Superman, è stato uno degli aspetti più amati dell’intero evento, con un web in visibilio ed intento a celebrare le sue apparizioni chiedendo a gran voce una serie spin-off che lo vede protagonista, a dimostrare che in quanto pubblico siamo pronti per un ritorno dell’era d’oro degli eroi, che è possibile scrivere personaggi complessi e tridimensionali che possano spaziare tra l’essere solari e oscuri.

La conclusione del viaggio di Oliver Queen è maestosa e pone omaggio all’eredità che ha lasciato, ricordando però il passato. Gli eventi riguardanti Flash, per quanto scontati per alcuni, riescono a porre omaggio al concetto del Velocista Scarlatto e ad una versione ben specifica di esso. La dinamica tra gli eroi delle terre parallele cambia fondamentalmente in meglio e diverse possibilità si aprono per il futuro, una nuova alba sorge ed una nuova strada ci si pone davanti. Questo crossover ha decisamente tenuto fede a buonissima parte delle sue aspettative e ci ha presentato un Crisi sulle Terre Infinite perfettamente in salsa Arrowverse, rendendoci spettatori di un evento che celebra la DC Comics con spassionato affetto.