L’Uomo Ragno di Tom Holland è senza ombra di dubbio di grande successo, ma al puzzle potrebbero essere aggiunti ancora alcuni tasselli.

Spider-Man: No Way Home è uno dei cinecomic più attesi del momento per diverse ragioni, tra ritorni confermati e tanti, tantissimi rumor. In tutto questo c’è un’altra strada che potrebbe suscitare grande attesa, soprattutto per i fan della controparte cartacea, che in alcuni casi hanno percepito questa versione come distante dall’Uomo Ragno fumettistico: quella di fare luce sul suo passato.

Nonostante questa versione abbia ottenuto un grande successo, arrivando addirittura a divenire di protagonista del film di maggiore incasso dedicato al personaggio con Spider-Man: Far From Home, lo Spider-Man di Holland è stato (secondo chi vi scrive, erroneamente) spesso visto come un personaggio eccessivamente legato ad Iron Man, soprattutto per via dell’aspetto high-tech che lo differenzia fortemente dalle versioni passate, e del rapporto di stima con Tony Stark.

In sintesi, è stato ribattezzato Iron Man Jr. da diversi fan.

Già in passato abbiamo dedicato uno speciale sul tema, parlando di come molte delle differenze con la controparte cartacea siano necessarie, visto il differente contesto, nella quale Peter diviene Spider-Man in giovane età dopo diverse avventure dei Vendicatori, per non parlare dell’immensa popolarità della figura di Iron Man, laddove nel fumetto l’Arrampicamuri è stato uno dei primissimi eroi dei suoi tempi, andando a precedere la quasi totalità degli Avengers, ad eccezione di Capitan America (il quale era però dato per morto da diverso tempo), portandolo ad essere più distante e solitario, decisamente meno rispettoso dei suoi colleghi eroi, al punto in cui ha per lunghissimo tempo rifiutato le proposte di entrare a far parte del team chiarendo che preferisse lavorare da solo.

Tutto questo può essere ricongiunto ad un fatto: il Peter fumettistico è cresciuto in un mondo senza supereroi, ma al contempo, non si trattava di un mondo carente di eroi, come i suoi genitori adottivi, MayBen Parker, nonostante quest’ultimo sia tristemente assente dai film dedicati ad Holland, anche se il venturo Spider-Man: No Way Home potrebbe fare qualcosa al riguardo.

In primo luogo è chiaro che il personaggio stia crescendo, che gli altri eroi stiano avendo un ricambio generazionale, e che, magari proprio diventando sempre più adulto (nello scorso film Peter aveva circa 17 anni), possa mutare in una versione più sarcastica, sicura di sé, e critica verso i suoi colleghi, ma questo è un compito che potrebbe probabilmente essere svolto nei venturi capitoli, probabilmente ambientati al college.

Questo terzo film presenta un’ottima possibilità di approfondire la figura dello zio Ben, il vero eroe della vita di Peter. L’uomo che, assieme a May, ha cresciuto il figlio di suo fratello nonostante il dolore della perdita e la possibile distanza con un bambino che non aveva originariamente in programma di allevare lui stesso.

Spesso il ruolo di Ben Parker sembra venga ridotto ad un “Da un grande potere, derivano grandi responsabilità” detto prima della sua morte, ma ciò non potrebbe essere più lungi dalla verità. Peter è Spider-Man per via del senso di colpa, ma anche per una questione di idealismo, per via della quale si trova alla costante ricerca dell’avvicinarsi all’immagine che ha sempre avuto della sua vera figura paterna. Ben Parker era un uomo comune, ma contemporaneamente straordinario per la sua saggezza, gentilezza e bontà di cuore.

Un uomo dal passato duro, ma fortemente premuroso verso le persone della sua vita. Anche un piccolo gesto come raccontare ad un Peter bambino come mai fosse avvenuto un blackout nella loro zona così da tranquillizzarlo, illuminando la strada con una torcia sul suo portachiavi, significava il mondo per il futuro Spider-Man, perché veniva fatto esclusivamente per farlo sentire al sicuro, che è esattamente l’obbiettivo che si sarebbe posto in futuro. Che si trattasse di portarlo a pesca, regalargli la sua vecchia collezione di fumetti, portarlo allo stadio a guardare una partita di baseball o regalargli un microscopio, era costantemente chiaro che ciò che zio Ben faceva, aveva sempre il fine di far sentire Peter accettato, amato come un figlio, e visto con ammirazione nelle sue qualità, atteggiamenti fondamentali per un bambino, ed in seguito adolescente, emarginato, maltrattato e visto con sdegno dai suoi coetanei.

Peter Parker non è semplicemente diventato Spider-Man perché una volta Ben Parker gli disse che “Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”, ma per via di tutti gli insegnamenti quell’uomo che è a tutti gli effetti stato suo padre, gli ha lasciato.

E quale momento migliore per parlare finalmente di questo personaggio così fondamentale per la mitologia di Spider-Man, se non nel film nel quale tutte le persone a cui Peter tiene, sono in pericolo “per causa sua”, esattamente come fu per Ben, deceduto proprio per mano di un rapinatore che Peter avrebbe tranquillamente potuto fermare, ma che decise di lasciare andare proprio distaccandosi dalla profonda empatia e senso di responsabilità che Ben gli aveva trasmesso negli anni.

Il Marvel Cinematic Universe potrebbe rivelarsi un contesto vincente per raccontare questa storia, proprio perché Ben sarebbe stato il vero eroe grande di Peter durante la crescita, in un mondo popolato da Iron ManThorCapitan America. Un uomo comune in grado di ispirare una futura leggenda molto più dei suoi colleghi supereroi, semplicemente comportandosi in un modo altruista, gentile e compassionevole, curandosi di un bambino che si sentiva abbandonato ed emarginato, consegnandoci un messaggio di un’incredibile potenza, il quale potrebbe essere riassunto citando la distinta concorrenza, per la precisione il fumetto Superman #149, nel quale un Clark Kent prossimo alla morte lasciò al mondo il messaggio “Fate del bene agli altri, ed ogni uomo potrà essere un Super Uomo”.

Dobbiamo ovviamente aggiungere una parentesi finale, qualora i rumor sul ritorno di Andrew GarfieldTobey Maguire dovessero rivelarsi veritieri, per parlare dell’estensione di questo potenziale.

Spider-Man: No Way Home potrebbe tranquillamente avere un momento non dissimile da quello visto nella serie fumettistica di Ultimate Spider-Man, nella quale Peter spiegò le sue motivazioni alla zia May citando le parole di Ben, e chiarificando che il ragazzo le ha ovviamente prese alla lettera, decidendo di usare le sue stupefacenti abilità per aiutare gli altri, anche se ciò lo mette in pericolo, ma ovviamente (sempre immaginando ipoteticamente che i rumor si rivelino accurati), sarebbe scontato uno scambio sul tema con gli altri Peter Parker, dei quali è stata mostrata con maggior chiarezza non solo l’influenza che Ben ha avuto nelle loro vite, ma anche il loro rapporto con il suddetto zio prima che venisse ucciso.

Il senso di colpa, la paura di perdere altre persone per causa propria, la profonda ammirazione verso un uomo per loro irraggiungibile, potrebbe essere un chiaro oggetto di discussione in un momento così complesso per la vita dello Spider-Man di Tom Holland, magari mostrandogli come questi insegnamenti e l’identità di Spider-Man possano portarlo ad essere uno degli eroi che lui stesso ammira, vedendo gli Spider-Man di Maguire Garfield attraverso gli occhi dello spettatore, e rendendosi conto dell’effettivo potere che ha come figura eroica, smettendo di svalutarsi e sentirsi un eroe di serie B.

Per ora si tratta semplicemente di speculazioni, ma il potenziale narrativo è chiaramente presente, i tempi sono maturi, ed il passaggio da Spider-Man: HomecomingSpider-Man: No Way Home ha chiaramente dimostrato la volontà di ascoltare il feedback dei fan per aspetti come l’azione, chissà quindi che a Dicembre 2021, non ci sia la possibilità di soddisfare il desiderio che gli appassionati hanno, di conoscere finalmente ciò che veramente spinge Peter Parker ad indossare la maschera dell’Uomo Ragno, e a correre in soccorso dei bisognosi, esattamente come Ben May fecero con lui.