In questo nuovo speciale analizziamo il percorso di Steve Rogers all’interno dell’Universo Cinematografico Marvel partendo da un momento ben preciso: l’inizio della gestione di Anthony e Joe Russo con Captain America: The Winter Soldier, che ha rivoluzionato – in meglio – il ruolo della Sentinella della Libertà.

Chi vi parla vede in Captain America un vero e proprio simbolo che, sfortunatamente, all’interno del MCU ha vissuto delle fasi tanto altalenanti quanto incomprensibili che, inevitabilmente, hanno suscitato critiche e seguenti fazioni divisorie: Chris Evans è realmente riuscito a portare l’ingombrante peso di Steve Rogers sul grande schermo? Dopo Avengers: Endgame direi che la missione è stato compiuta grazie, ed è bene sottolinearlo, ai Fratelli Russo. Tra i registi e l’attore/personaggio è nato un rapporto semplicemente armonioso derivante da un esordio per ambedue le parti in una pellicola forse fin troppo sottovalutata ma che, per il sottoscritto, risulta essere l’ago della bilancia che ha permesso di mutare definitivamente la visione che il grande pubblico, fino a quel momento, aveva sui prodotti targati Marvel/Disney: si, sto parlando proprio di Captain America: The Winter Soldier.

Correva l’anno 2014…

Il 2014 segna una vera e propria trasformazione per il Captain America cinematografico che, dopo aver vissuto un film d’origini barcollante e un ruolo alquanto bislacco (se avete visto Endgame, si è arrivati al punto di ironizzare apertamente la suit indossata da Rogers) nel primo Avengers firmato Josh Whedon, è fortunatamente passato sotto le argute mani dei Fratelli Russo e, come fossero degli abili burattinai, è stato mosso sapientemente all’interno del loro esordio alla regia nel MCU in un film che, per ciò che ha mostrato al suo interno, è riuscito a far crescere inconsciamente il pubblico grazie alla velata presenza di forti tematiche sociali come la precaria situazione della privacy, il razzismo, la manipolazione e gli intrighi politici e molto altro ancora. Captain America: The Winter Soldier infatti non può essere considerato un cinecomics bensì un bel thriller dal retrogusto action, ed è proprio quello che ha suscitato una netta evoluzione della Sentinella della Libertà.

Inutile fare discorsi su un prodotto ormai “datato”, la storia è ben nota e anche le conseguenze derivanti proprio da quella storia e da tutte le future scelte personali prese da Steve Rogers; dal rifiuto di firmare gli Accordi di Sokovia fino a quello di proteggere a ogni costo la vita Bucky nelle vicende narrate in Civil War. So bene delle divergenze nate da quel film, vero e unico “inciampo” dei Russo secondo molti, ma è indiscutibile di come sia stato dato un grande, grandissimo segnale ponendo Rogers in contrapposizione a Stark. Si è finalmente riusciti a dare quello spessore al personaggio che, fino alla metà della Fase 2, era stata vera e propria utopia. La crescita e l’accentramento nella figura di Captain America si è lentamente andare a far breccia nei cuori e nelle menti di ogni amante delle pellicole targate Marvel Studios fino a un esatto momento che, personalmente, reputo fondamentale per far quadrare appieno il mio libero pensiero: svettare al centro del primo poster promozionale di Avengers: Endgame. Una scelta simbolica che finalmente ha attestato ufficialmente Rogers come vero leader dei Vendicatori e non solo.

L’essere degni, a ogni costo

La magna opera dei Marvel Studios ha donato al mondo intero alcuni tra i momenti più emozionanti di questo genere cinematografico d’intrattenimento e, senza alcuna ombra di dubbio, Captain America è al centro di questo discorso grazie a delle emblematiche scelte che porteranno, infine, a far ritrovare il suo amore eterno e godere, anche in maniera egoista, di una vita ingiustamente privata da un destino fin troppo beffardo. Non è questo l’articolo delle discussioni in merito ai vari viaggi temporali compiuti da Rogers bensì è un voler portare passionalmente alla mente un lento e tradizionale cammino dell’Eroe tra momenti tanto drammatici quanto epici.

Credo che il climax emozionale più alto che il Captain America dei Russo non sia stato il brandire Mjolnir e sfruttare il suo tempestoso potere bensì quei brevi, ma intensi, secondi dove Rogers, impegnato nel recupero della Gemma dello Spazio, si sofferma nascosto a osservare Peggy con uno sguardo così malinconico da colpire diritto al cuore: pur di adempire al proprio compito, in quel momento il soldato ha prevalso sull’uomo scacciando nuovamente l’amore, sopito si, ma mai dimenticato della sua vita.

Idealmente ho nella mia mente una parallela narrativa dei Russo su Steve Rogers che parte dal rifiuto solenne di piegarsi a uno S.H.I.E.L.D. ormai corrotto fino al pronunciare la frase più emblematica della Casa delle Idee: Avengers Uniti. La conclusione infatti, col passaggio dello scudo a Sam Wilson (alias Falcon), è simbolicamente un commiato a tutti quanti noi che sia Rogers che i Russo hanno voluto indirettamente donare: Captain America vive di simboli, per sempre. E, fidatevi, se non fosse nata questo empatico rapporto non sarebbe esistito alcun Infinity War o Endgame da celebrare e ricordare per tutta la vita.