Ant-Man and The Wasp: piccoli eroi, grandi cuori. Ecco la nostra recensione senza spoiler del ventesimo film dei Marvel Studios, in uscita il 14 agosto in Italia.

Nel 2015 approdò nelle sale un cinecomic molto particolare, una sorpresa per molti fan, che trattava di un personaggio importantissimo per l’universo Marvel, ma sconosciuto alla maggior parte del pubblico cinematografico, un po’ come fu per Iron Man. Questo film ebbe uno sviluppo travagliato, perdendo quello che sarebbe dovuto essere il suo regista, Edgar Wright proprio quando tutto sembrava andare liscio, pertanto i dubbi non erano pochi e le aspettative sembravano non essere alle stelle, ma una volta in sala, il pubblico si ricredette.

La pellicola manteneva parte della sceneggiatura di Wright con alcune integrazioni al resto dell’Universo Cinematografico Marvel, consegnandoci un heist movie mescolato alla commedia con protagonista il secondo Ant-Man dei fumetti, Scott Lang, interpretato da Paul Rudd ed assistito dal primo storico uomo formica, interpretato da Michael Douglas.

Un ottimo cast unito ad un umorismo inusuale, sequenze miniaturizzate mozzafiato e tanto cuore in quella che forse una delle pellicole targate Marvel Studios più brillanti, particolari ed inaspettate, seppur molto intimo rispetto ad altre produzioni del settore. Questo è stato Ant-Man di Peyton Reed.

Ora esce nelle sale cinematografiche italiane (in netto ritardo rispetto agli Stati Uniti) il suo sequel, Ant-Man and The Wasp, diretto nuovamente da Peyton Reed, con Hope Van Dyne/Wasp, interpretata da Evangeline Lilly che passa al ruolo di vera e protagonista, dando alle spettatrici un personaggio in più in cui rispecchiarsi, un avvenimento che speriamo continui ad espandersi aggiungendo sempre più supereroine ad una schiera che continua a crescere con gli anni.

Ma sarà all’altezza del primo capitolo, reputato da molti una piccola perla nell’MCU? scopriamolo insieme nella recensione senza spoiler!

Partiamo in maniera piuttosto diretta: Ant-Man and The Wasp è un buonissimo sequel, che prende gli elementi migliori del primo capitolo e li espande, raddoppiandoli e regalandoci ancora più umorismo, ancora più sequenze miniaturizzate stravaganti, ancora più Luis…e soprattutto ancora più cuore.

In questo caso il regista Peyton Reed ha deciso di allontanarsi dalle tonalità di heist movie del primo capitolo per danzare su più generi: non è una vera e propria commedia romantica (nonostante l’eccellente intesa tra i due protagonisti), non è un classico film action-adventure, ma è una pellicola di cuore, leggera ed assolutamente divertente, che mette in primo piano drammi personali e situazioni familiari, un concetto ormai a cuore ai Marvel Studios.

Il regista ha inoltre cercato di concedere più spazio alla componente prettamente scientifica e tecnica, legata principalmente ad un Regno Quantico visivamente spettacolare e psichedelico, ma che almeno per noi meritava qualche scena in più al suo interno, oltre ad ulteriori approfondimenti.

Come sottolineato dalle recensioni statunitensi, non aggiunge niente di particolare al resto dell’Universo Cinematografico Marvel (se non per pochi momenti ben precisi) ed è strettamente legato al suo “mondo”, ma questa non può essere una vera critica, dopotutto gli stessi Marvel Studios hanno deciso di lasciare più spazio alla visione dei registi che hanno meno vincoli legati alla continuity. Nonostante ciò, ci sono richiami alle conseguenze di Captain America: Civil War, con alcuni possibili accenni a concetti che speriamo di vedere approfonditi in Avengers 4 o nel futuro del franchise, come anticipato più volte dagli Studios ancor prima dell’uscita del film.

Inoltre è un film fondamentale per lenire il dolore causato da Avengers: Infinity War e per riportarci nuovamente su tonalità più leggere, ma non per forza banali o prive di emozioni.

Senza fare veri spoiler sulla trama, Ant-Man and The Wasp è ambientato 2 anni dopo Captain America: Civil War, mostrandoci le conseguenze della scelta da parte di Scott Lang di supportare Steve Rogers, schierandosi di fatto contro gli Accordi di Sokovia istituiti dal Governo. Alimentati da una ritrovata speranza dopo gli eventi del primo film, in questi anni Hope ed Hank hanno intensificato gli studi sul Regno Quantico, continuando ad operare nell’ombra per cercare un modo di salvare Janet Van Dyne (Michelle Pfeiffer), moglie di Hank e madre di Hope, intrappolata ormai da decenni all’interno della pericolosa dimensione.

Ancor più del primo capitolo, in Ant-Man and The Wasp è predominante il concetto della famiglia, sia quella rappresentata da Hank e da sua figlia Hope che quella di Scott Lang, che cerca di essere un buon esempio per sua figlia Cassie (Abby Ryder Fortson), provando più di ogni altra cosa a non fare errori per vederla crescere come un vero padre. È proprio qui che risiede il cuore del film, che si basa molto sulle relazioni umane.

Proprio per questo, la posta in gioco è ancora più intima di quella del primo capitolo: il film mette da parte un concetto spesso utilizzato nei cinecomic, quello della “fine del mondo ormai imminente” ponendo in primo piano i drammi e le relazioni personali, sia per quanto riguarda i protagonisti che per l’antagonista principale: Ghost, interpretata da Hannah John-Kamen in una versione del tutto reinventata rispetto alla controparte cartacea.

A differenza di molti altri villain Marvel, mossi da un senso di rivalsa, dalla semplice ricerca di potere o dall’Oscuro Signore di turno, le motivazioni di Ghost sono ben diverse ed aggiungono un elemento tragico alla storia da non sottovalutare, che la rendono un rivale diverso rispetto a quelli visti in passato. Non per forza migliore, ma differente.

Molto intrigante dal punto di vista visivo grazie alla resa dei suoi poteri, Ghost è spinta da motivazioni personali ed in qualche modo molti spettatori potrebbero relazionarsi con le sue scelte, che faranno sicuramente riflettere. Rappresenta una sorta di decostruzione del tipico concetto del villain, ma nonostante ciò avrebbe alcuni approfondimenti e sequenze aggiuntive che sono invece mancate.

Anche se inferiore agli ottimi Thanos ed Erik Killmonger, possiamo definire Ghost un buon antagonista, superiore a Darren Cross del primo film, ed anche se non esente da difetti ci conferma l’ottimo trend intrapreso dai Marvel Studios con i suoi villain, sempre meno vicini al concetto della “macchietta” pronta ad essere sconfitta e sempre più complessi.

Continuando ad analizzare i personaggi, è stata una vera gioia guardare Evangeline Lilly e Paul Rudd insieme sul grande schermo e le dinamiche tra i loro personaggi sono ottime. Il risultato è una chimica che funziona benissimo, brillante e divertente che concede ampio spazio ad entrambi, senza realmente metterli in secondo piano.

Come potrete intuire dal titolo del film, il ruolo di Wasp non è più quello del classico personaggio di supporto (come nel primo capitolo) ma è una vera e propria protagonista, con tanti momenti per brillare ed anche per emozionare. Il merito è soprattutto di Evangeline Lilly, che si è calata perfettamente nei panni di una Hope Van Dyne lontana anni luce dalla versione del primo film, che finalmente ha la possibilità di dimostrare tutto il suo potenziale ed il suo carisma…e ci riesce perfettamente!

Lo Scott Lang di Paul Rudd si conferma uno dei personaggi più umani dell’Universo Cinematografico Marvel, che tenta sempre di fare la cosa giusta (ma che non sempre ci riesce), motivato soprattutto a ricostruire il rapporto con la figlia, una figura fondamentale nel suo percorso, cercando di essere il miglior papà-supereroe del mondo.

Luis ruba la scena ancor più del primo capitolo: imbranato, fuori luogo, buffo ed estremamente divertente, il personaggio interpretato da Michael Peña è tornato nel migliori dei modi, confermandosi una spalla comica eccezionale. Ad arricchire il tutto (e per aggiungere ulteriori gag) torna anche il resto della banda di Luis: Dave (Tip “T.I.” Harris) e Kurt (David Dastmalchian), con una nuova occupazione che in qualche modo richiama un preciso momento della carriera fumettistica di Scott Lang – chi ha letto le ultime run capirà.

Ant-Man and The Wasp è un film molto divertente per le situazioni bizzarre più che per la singola battuta e, senza fare particolari spoiler, arriva persino a prendersi gioco dei luoghi comuni dei vari film dell’MCU.

Il merito è del buon lavoro del team di scrittori composto da Chris McKenna, Erik Sommers, Andrew Barber e Gabriel Ferrari, ma anche dello stesso Paul Rudd, che ha contribuito alla sceneggiatura cercando di introdurre di novità più stravaganti, aggiungendo diverse battute ed una vena sarcastica persino ad un personaggio come Hank Pym.

Nonostante la quantità, le battute non risultano forzate e non vanno ad intaccare le scene più emozionanti, un problema già manifestato in passato dalle produzioni dei Marvel Studios.

Per evitare la sensazione di già visto, Peyton Reed ha inserito alcune trovate a dir poco geniali legate alla tecnologia Pym ed alla miniaturizzazione, che rendono le scene di combattimento assolutamente godibili, anche se a tratti ripetitive. Nonostante ciò, inevitabilmente si perde l’effetto sorpresa, un problema comune per quei sequel che non puntano a ribaltare completamente la formula del primo capitolo, ma che tendono ad espanderla.

Ammettiamolo, vedere per la prima volta un mondo “gigante” dagli occhi di uno Scott Lang terrorizzato, che si ritrova miniaturizzato in una vasca da bagno dopo aver indossato la tuta per prima volta è stata una sensazione emozionante, proprio come vederlo trasformarsi per la prima volta in Giant-Man. Rispetto al primo capitolo, questo può essere considerato un limite, ma di certo non influisce sulla qualità generale del film.

Ant-Man and The Wasp ci ricorda che l’Universo Cinematografico Marvel è estremamente versatile, al punto da mostrare due film del tutto con tonalità, generi e portata del tutto diversi a distanza di pochi mesi, senza mai perdere il suo senso di identità.

Stiamo parlando di un film molto divertente, arricchito da tante situazioni stravaganti e sequenze più emozionanti, che anche se propone una formula ripetitiva in alcuni punti, riesce ad intrattenere per circa 2 ore senza annoiare.

Non vuole assolutamente essere un film pretenzioso e non vuole certo puntare in alto, ma ha lo scopo di raccontare un altro tassello della storia di Hope, Scott ed Hank; una storia fatta di risate, situazioni fuori dal comune e tanto cuore.

 

Ant-Man and The Wasp - Recensione
Posta in gioco intima e personale, sia per i protagonisti che per l'antagonista principaleOttimi effetti visiviPunta molto sul concetto di famiglia
Alcune sequenze ripetitiveIl Regno Quantico meritava un approfondimento maggiore
7.6Overall Score
Trama6.5
Azione7.5
Personaggi ed interpretazioni8
Regia7
Effetti speciali9
Reader Rating 8 Votes
7.2