Con l’anniversario dell’uscita italiana del primo “Spider-Man” in sala, ragioniamo – col senno di poi – sul perché è un film fondamentale per i moderni film Marvel.

Siamo nel 2002. Due anni dopo X-Men di Bryan Singer e cinque anni dopo Batman & Robin, il film che diede uno stop per alcuni anni ai cinecomics dedicati ai supereroi (con l’eccezione di Blade, che uscì un anno dopo, anche se parliamo di un film il cui protagonista è forse più vicino ad essere un anti-eroe). Dopo anni di apparizioni, principalmente animate ma anche live-action (mai destinate al cinema), fa il suo approdo sul grande schermo il nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere, con un film dal semplice ed efficace titolo di Spider-Man.

Anni fa, abbiamo passato questa giornata a ripercorrere la storia della creazione del film, ma quest’oggi vogliamo fare un passo indietro, per guardare contemporaneamente in avanti, parlando di perché il primo film dedicato a Peter Parker diretto da Sam Raimi e con protagonista Tobey Maguire, è stato fondamentale nello sviluppo dell’MCU non solo dal punto di vista produttivo, ma anche narrativo.

DOVE TUTTO HA AVUTO IN INIZIO

Prima di addentrarci nel pieno della vicenda, è bene ricordare da dove i film di Sam Raimi dedicati a Spider-Man, ed i film dell’Universo Cinematografico Marvel prodotti da Kevin Feige, abbiano preso ispirazione in primissimo luogo: Superman di Richard Donner.

Il film di Donner è tutt’ora dichiaratamente la fonte d’ispirazione primaria per l’MCU. Feige stesso ha dichiarato quanto segue:

Superman è ancora oggi il modello per una perfetta storia di origini supereroistica. Lo guardiamo prima di fare ognuno dei nostri film sin da quando ho iniziato a lavorare alla Marvel.

Il presidente dei Marvel Studios ha dichiarato in passato di dovere la sua carriera a Donner, parlando del fatto che sia il regista, che la moglie Lauren Schuler Donner (di cui torneremo a parlare in questo articolo) sono stati i suoi primi mentori e le prime persone a credere in lui, sostenendolo anche agli albori del progetto Universo Cinematografico Marvel. È chiaro che l’approccio di Donner, definito “Verisimilitude”, il quale ha fatto da mantra nella creazione del film (al punto in cui Donner aveva un illustrazione nel suo ufficio di Superman, con a fianco la parola), e si riferiva al prendere seriamente la situazione, trattarla con onesta e credere che stesse veramente accadendo, senza guardarla dall’alto in basso, in quanto altrimenti non avrebbe funzionato.

Sam Raimi non ha mai dichiarato che il suo Spider-Man fosse direttamente ispirato al film di Donner, ma oltre alle evidenti similitudini tra i due film (di cui discuteremo tra poco), il regista e Tobey Maguire ne hanno brevemente discusso nel commento audio destinato all’home-video di Spider-Man 2, durante la scena nella quale l’Uomo Ragno era intento a scontrarsi con Doc Ock (Alfred Molina) per sventare la sua rapina in banca.

Tobey Maguire: ”Ero elettrizzato quando ho visto alcuni degli storyboad e degli animatic in cui erano raffigurati l’eroe e il cattivo, che si picchiavano e volavano così sullo schermo. Mi ricordo sempre che nei film su Superman era la parte che preferivo, quando uno veniva colpito e volava per 50 metri attraverso chissà cosa.”

Sam Raimi: ”Si, l’hanno fatto in ‘Superman 2’! Era davvero forte. Quando vidi il trailer, mi fece uscire di testa. [Mi dicevo] ‘Devo vedere questo film! È come un fumetto portato alla vita!’. Ma amo anche il primo film su Superman di Richard Donner. Era così incredibile secondo me. Mi ha davvero stupefatto. Ero così emozionato quando l’ho visto. Quel film era così positivo e brillante.“

E – come anticipato – i parallelismi tra il primo film su Spider-Man e quello su Superman sono evidenti. L’ascesa dell’eroe che trova la sua strada dopo la perdita della figura paterna, l’amata figura materna anziana di cui prendersi cura, l’impossibilità di trovare una connessione con la donna che l’eroe ama nei panni della sua identità civile, ma il rapporto romantico coltivato nei panni di quella eroica, ed il parallelismo col villain mostrato nel corso del film, sottolineando la rivalità tra i due, culminando con il confronto sul finale che trova il suo climax nel momento in cui la vita della donna amata viene messa in pericolo dalle macchinazioni del villain. Questo, unito al fatto che Raimi stesso ha raccontato di aver incontrato Richard Donner ed aver avuto la fortuna di poterlo vedere lavorare sul set de I Goonies, cementa chiaramente quanto il vero punto di partenza per entrambi gli elementi citati – Spider-Man ed i film dell’MCU – sia indubbiamente il film diretto da Donner del 1978.

I MUTANTI AL CINEMA

Facciamo poi un passo in avanti. Come detto in precedenza, i cinecomics supereroistici trovarono una battuta d’arresto nel 1997, con Batman & Robin di Joel Schumacher. Il progetto non convinceva nemmeno chi ci stava lavorando, e lo stesso Schumacher (che va ricordato, era grandissimo fan del personaggio di Batman) è rimasto deluso del risultato del film. Probabilmente la sua fine è stata trovata proprio nell’impossibilità di trattare il progetto seriamente, di non applicare la filosofia di Donner per quanto concerne il prendere la storia sul serio, ma a controbilanciare gli eventi sono stati gli Insuperabili X-Men nel 2000.

Il film di Bryan Singer dedicato ai Mutanti è ovviamente un capostipite dei cinecomics moderni, ed ha dato il via al ritorno del filone nel ventunesimo secolo, ma non sono stati pochi i problemi nel trasporre i personaggi.

Il film riporta fedelmente i temi fondamentali dei personaggi su schermo, fa una sintesi di essi e riposiziona alcuni ruoli/cambia alcuni elementi, in base a ciò di cui la storia ha bisogno, ma sta proprio qui il punto: X-Men è indubbiamente (secondo chi vi scrive) un ottimo film dedicato ai personaggi, ma è chiaro che il bisogno di fare da contraltare a Batman & Robin, facendosi prendere sul serio da un pubblico ormai scettico per quanto riguarda i film dedicati ai supereroi, abbia avuto la meglio su alcuni punti ”fantastici” della trasposizione. In sintesi: qualcosa non riesce ad essere preso sul serio dal film, viene tolto di mezzo.

In questa storia però, ritornano due nomi a noi familiari: Kevin FeigeRichard Donner e Lauren Schuler Donner, in quanto il regista del primo Superman ebbe il ruolo di produttore esecutivo nel film dedicato ai mutanti, Lauren Schuler Donner si occupò di fare da produttrice, con la Donner’s Company a fare da casa di produzione (a fianco ovviamente alla 20th Century Fox ed altre ancora), e come detto in precedenza, proprio il futuro presidente Marvel, Kevin Feige era alle dipendenze dei Donner, i quali gli fecero da mentori.

Kevin Feige X-Men

E Feige, che è sempre stato un grande amante dei fumetti, nonostante il suo ruolo non fosse granché in possesso di potere decisionale, cercò di far valere il suo profondo credo nel prendere sul serio ciò che veniva dalla controparte cartacea:

Lo studio voleva il pubblico più ampio possibile, in modo tale che incassasse la cifra che si aspettavano. Ci fu un po’ di resistenza inizialmente alla fedeltà ai fumetti. Kevin Feige [l’assistente di produzione della Donner sul set del film] era nel bel mezzo di tutto questo. Non aveva molta voce in capitolo all’epoca, ma prestava molta attenzione ai personaggi e ci ricordava ‘Ehi, potete fare questo ma è da qui che viene il personaggio. È qui che hanno ottenuto i poteri, quindi tenetelo a mente quando lo fate.’

Come spiegato in un’intervista con Vanity Fair nel 2017, inoltre, Kevin Feige fu responsabile della caratteristica acconciatura di Wolverine, per la quale furono necessarie numerose ore di lavoro per evitare di rendere il risultato finale ridicolo:

Lo stilista fece una versione ridicola all’inizio. Se lo riguardate, [Hugh] ha dei capelli molto particolari nel primo film. Ma quello è Wolverine! Non mi è mai piaciuta l’idea che le persone non provassero a fare determinate cose per il potenziale rischio di farle sembrare ridicole. Qualsiasi elemento presente in un fumetto ha il potenziale per sembrare ridicolo, ma questo non significa che non puoi provare a renderlo figo.

In un’intervista rilasciata con MTV News nel 2018, peraltro, lo stesso Hugh Jackman rivelò che i fumetti erano “proibiti” sul set del primo X-Men e che fu proprio Kevin Feige a consigliargli le migliori storie sull’Artigliato Canadese:

I fumetti erano banditi sul set perché Bryan Singer voleva prendere seriamente i personaggi dei fumetti come personaggi reali e tridimensionali. Diceva spesso ‘Le persone che non capiscono questi fumetti potrebbero pensare che siano monodimensionali‘. Quindi a nessuno era permesso portarli, erano illegali. Io non avevo mai letto le storie degli X-Men, quindi le persone me li infilavano di nascosto sotto la porta. Li leggevo e li trovavo brillanti.

Andai nell’ufficio di Kevin Feige e la parete non era tappezzata solo di fumetti e poster ma anche di circa 600 figurine dei vari personaggi. E mi chiedevo ‘Cosa dovrei leggere?’ e lui mi rispose ‘Dovresti leggere questo. E le storie ambientate in Giappone. E devi recuperare le origini’. Quindi mi consigliava la roba da leggere per prepararmi al ruolo, e siamo rimasti amici da allora.

Il film dedicato agli X-Men fu chiaramente un successo, ma in questo clima in cui il terrore di riportare alcuni elementi sgargianti della controparte cartacea la faceva da padrone, la possibilità di costruire qualcosa come l’MCU era decisamente inattuabile, finché…

”HE ARRIVES JUST IN TIME” – Sigla di Spider-Man(1967)

Con il debutto di Spider-Man al cinema, ritorna anche del fondamentale elemento introdotto da Richard Donner, in un film che riporta su schermo le dinamiche fumettistiche con una fedeltà decisamente fuori scala.

Il film di Raimi reinventa alcuni aspetti, rielabora alcune caratterizzazioni, ma è indubbiamente una lettera d’amore al personaggio, una storia raccontata con il fremente bisogno di mostrare al mondo ciò che ha fatto sognare il regista nella sua gioventù, quando leggeva i suoi amati fumetti nella cameretta nella quale era appeso un poster dell’Uomo Ragno sul muro, sempre a vista per ricordargli ciò che amava, ed ha dichiarato quanto segue proprio riguardo questo aspetto:

Volevo assicurarmi di raccontare la storia senza alcun “occhiolino al pubblico”. Per quanto mi riguarda, non c’era nulla su cui scherzare. Non volevo cercare di assicurarmi una reputazione da regista serio dicendo “So che tutto ciò è ridicolo, ma facciamo finta che non lo sia”. Non ho mai voluto distanziare me stesso dal materiale di partenza, o presumere che lo facesse il pubblico. Non c’era nessuna reputazione da assicurarmi. C’era solo il credere che Peter Parker esistesse e credere con tutto me stesso nel suo cuore, e nei suoi problemi. E condividere quella drammaticità con il pubblico.

Raimi non è stato l’unico ad esprimersi su ciò, in quanto anche David Koepp, sceneggiatore della pellicola e di film come Jurassic ParkCarlito’s Way e Mission: Impossible, si è espresso proprio sul trattare il materiale con serietà e rispetto:

Non ho mai voluto fare qualcosa che strizzasse l’occhio al pubblico, qualcosa che trattasse la storia con ironia. Parliamo di un dramma adolescenziale. Quel genere di emozioni sono davvero potenti e volevo che le rendessimo più vere possibili.

Il profondo amore che Spider-Man ha dimostrato per la controparte cartacea, ricreando le più fondamentali dinamiche come X-Men, ma dando anche spazio agli aspetti più surreali e comunque iconici della mitologia del personaggio, come Superman, il tutto in un contesto moderno e reale, non può che essere stato la base per l’approccio che l’MCUha avuto nel trasporre i personaggi dei fumetti Marvel.

Il film è un vero e proprio fumetto di Stan LeeSteve Ditko e John Romita Sr. che prende vita, presentandoci degli sgargianti super esseri intenti a combattere nelle più fantasiose scene d’azione ricche di adrenalina e suspense, con un eroe riluttante che si prodiga nel proteggere gli abitanti di una città che a volte lo teme, ed un villain malefico ed al contempo tormentato, ma anche una storia incentrata su delle persone ordinarie; su un ragazzo comune, impacciato, malinconico, dal cuore romantico nascosto da una grande timidezza. Un ragazzo che che, grazie agli insegnamenti impartitigli dalle persone che l’hanno cresciuto, diventa un uomo in grado di vivere una vita di responsabilità, anche quando fa più male. Questo è un film ricco di cuore, romanticismo, tensione ed umorismo, un film che lavora sulle contraddizioni e sul cambio tonale con una maestria talmente alta da essere impercettibile, in quanto il tutto è perfettamente calato in un contesto dalla sensibilità fumettistica che però viene presa fortemente sul serio.

Proprio come nei fumetti, Peter Parker affronta i problemi che potenzialmente affrontiamo tutti noi: la perdita, la solitudine, i problemi nel gestire il proprio tempo, nell’essere presente per le persone che si amano, il riuscire a guadagnarsi da vivere nonostante le avversità, l’incapacità di trovare il coraggio di dichiararsi alla persona che si ama, il tutto cercando di distanziare questa complessa ma ordinaria vita, da uno scenario straordinario, pericoloso ed esaltante, colmo di avventure fatte di scorribande nel pieno della notte nei panni di Spider-Man, nelle quale non sa se dovrà semplicemente fermare uno scippatore, o combattere l’inquietante Goblin a cavallo del suo micidiale aliante.

Risulta chiaro che, senza questo film, non ci sarebbe l’MCU, non solo per il successo che ha dimostrato alle case di produzione cosa si potesse ottenere creando dei blockbuster moderni basati sulle avventure dei supereroi, ma anche per ciò che ha contribuito nella creazione narrativa di questi film.

Basti pensare anche solo all’intera prima fase dei Marvel Studios, fatta principalmente di storie d’origini nelle quali si raccontano le avventure dei personaggi prendendoli sul serio fino al midollo, rendendole proprie e personali, ma contemporaneamente autentiche al cuore pulsante di una controparte cartacea viva e vivida, sopra le righe ma seria nella sua drammaticità. Delle storie dove la fantasia regna sovrana, senza però nascondersi da ciò che ha da offrire il mondo reale, nel bene e nel male; ispirandoci ad essere migliori come i supereroi, ma facendoci sapere che non siamo soli, grazie alle loro identità segrete.

L’approccio di Spider-Man ha fatto scuola su tantissimi fronti, ed oggi, 20 anni dopo il suo rilascio, sentiamo che c’è ancora e ci sarà sempre da imparare, dal film di Sam Raimi.

Spider-Man