Uno dei più grandi e influenti autori della storia del fumetto Americano è venuto a mancare, in questo pezzo vogliamo rendergli omaggio parlando di lui attraverso le sue storie.

Steve Ditko, nato a Johnstown nel 2 novembre del 1927 è stato un autore leggendario e tutt’ora continua a vivere attraverso le sue storie colme di eleganza, creatività, dramma e ingegno. Steve è venuto a mancare il 29 giugno di questo 2018 all’età di novant’anni, ed è in questa infausta occasione che vogliamo porgere il nostro rispetto verso l’autore e raccontarvi ciò che si può intuire del riservato Ditko, attraverso le sue storie.

Spider-Man

Il personaggio di maggior successo nato dalla matita di Ditko è di certo l’Uomo Ragno, ma il personaggio come sappiamo non era nato sotto i migliori auspici. Il co-creatore Stan Lee che insieme a Ditko sviluppò e plasmò il personaggio di Peter Parker per diversi numeri era riuscito ad ottenere come luogo di pubblicazione il quindicesimo numero di una testata morente: Amazing Fantasy, dove il tessi-ragnatele muove i suoi primissimi passi.

Lee Ditko confezionano una storia leggendaria, colma di dramma, azione e che soprattutto parlava al lettore, con un personaggio completamente inusuale per il tempo e lo si vede anche per il design.

L’idea iniziale per il costume del personaggio era stata fornita da quello che è stato il deus ex machina della Marvel per moltissimo tempo: Jack Kirby. Stando a ciò a cui si è risalito negli anni, il costume di Kirby sarebbe dovuto essere estremamente classico, rappresentando un personaggio muscoloso armato di una pistola spara-ragnatela con la comune parte inferiore del viso esposta, ma Ditko ebbe un’idea differente.

Invece di rappresentare il personaggio come possente, lo rese longilineo, in fin dei conti parliamo di un adolescente nell’età dello sviluppo, ma contemporaneamente atletico ed estremamente ragnesco, con delle pose abbastanza innaturali. Invece di quel classico costume da eroe trionfante con la mascella scoperta, una tuta che lo coprì dalla testa ai piedi, con occhi minacciosi, così da rendere il personaggio grottesco e particolare, celando la sua identità completamente, dato che in fin dei conti, appena indossata la maschera Spider-Man sarebbe potuto essere chiunque. Ed invece di una noiosa

arma in grado di tessere ragnatele, degli speciali bracciali frutto del suo genio in grado di tessere la tela con un comando della mano, così da poter divenire un mezzo di trasporto, una sorta di arma offensiva e un modo creativo per poter risolvere le situazioni, creando oggetti di ogni sorta. Ma il contributo di Steve non si fermò all’estetica del personaggio.

La regia della storia era superba, con grandi esempi di quello che è sempre stato il tratto distintivo di Ditko: la sua spigolosa e a tratti grottesca eleganza. Proporzioni non propriamente corrette così da enfatizzare la narrazione, vignette di grandezza variabile in base alla sensazione che si voleva dare, partendo dalle più piccole per dare un senso di claustrofobia e ansia, passando per un crescendo di statura delle stesse, fino a delle vere e proprie splash page per enfatizzare la gloria e la magnificenza del momento colmo spesso di azione. Espressioni dei personaggi caricate al massimo, design estremamente riconoscibili e iconici, un vero e proprio lavoro da maestro, quale era Ditko. L’autore era infatti estremamente serio e metodico riguardo il suo lavoro, sapeva di poter narrare storie in un modo unico ed inesplorato e sperimentava costantemente.

 

Dal punto di vista della sceneggiatura il suo contributo non era minore, in quanto ai tempi la Marvel era solita avere un suo personale metodo. Ai tempi la casa editrice era lungi dal diventare il colosso multimediale che conosciamo oggi, gli autori non erano di certo i vasti team creativi a cui siamo abituati oggi ed essendo Stan Lee sceneggiatore della maggioranza delle testate, si decise di agire nel modo seguente: il Sorridente Lee forniva ai disegnatori un soggetto, che poteva passare da una pagina dattiloscritta ad un post-it di quello che voleva accadesse nella storia, i disegnatori si trovavano quindi a seguire una linea generale creando di sana pianta sequenze se non tavole intere, per poi vedere l’opera completata quando Lee trovandosi davanti le tavole avrebbe aggiunto i dialoghi e qualsiasi forma scritta, passando dalle note editoriali alle voci pensiero, arrivando alle onomatopee.

Il contributo di Ditko neanche in questo caso si concluse qui. Ma arrivò alla caratterizzazione dei personaggi. L’ambientazione urbana del personaggio ed il suo essere la persona qualunque, un riflesso del lettore erano già colonne portanti delle storie, ma se non fosse stato per Ditko il tutto avrebbe preso una piega differente. L’idea era quella di rendere alcuni dei villain delle creature sovrannaturali, come per esempio il Goblin che sarebbe dovuto essere uno spirito maligno risvegliato da una tomba Egizia, ma a Ditko non piacque l’idea. Secondo lui, per avere una maggiore connessione con il mondo reale, i personaggi delle storie sarebbero dovuti essere persone qualunque a cui sarebbero accaduti incidenti fantascientifici o che avrebbero usato la tecnologia e le loro abilità a loro vantaggio, infatti praticamente nessun nemico classico dell’Uomo Ragno fu frutto di sortilegi o magie di sorta.

In poche parole: le storie di Spidey avevano due sceneggiatori veri e propri, fatto che avrebbe portato a risvolti felici, ma anche a incomprensioni o grandi discrepanze ed alla fine alla rottura del duo.

Un grande esempio di questo particolare metodo avviene in Amazing Spider-Man #33 in una scena recentemente citata in Spider-Man: Homecoming. La scena vedeva l’Uomo Ragno sotterrato dalle macerie di un macchinario cadutogli addosso nello scorso numero. Il luogo dove si trovava si stava pian piano allagando e per quanto tentasse non riusciva a rialzarsi. La fine pareva essere giunta, sembrava il momento giusto per mollare. Dopo tutto aveva fatto abbastanza, nessuno gli avrebbe potuto chiedere di più, o almeno questo è ciò che si ripeteva. Ma pensando allo zio Ben e alla morente zia May, alle persone importanti della sua vita e a ciò che avrebbe dovuto fare, l’Uomo Ragno si prodigò in un grande ed eroico sforzo, in un crescendo di vignette fino, prolungando la sequenza per quattro tavole mozzafiato, che si andarono a concludere con la celebre splash-page del nostro eroe intento a liberarsi dalle macerie.

Questo evento colpì particolarmente Lee, la capacità di Ditko di prolungare una sequenza a cui molti avrebbero concesso al massimo una pagina, senza rendere il tutto statico ma avvincente fu eccezionale.

Storie come il primo scontro di Spidey con i Sinistri Sei, in cui venivano piantati i semi per Spider-Man 2 di Sam Raimi, in cui Peter Parker perse i suoi poteri per motivi psicosomatici sono un altro esempio della maestria di Ditko, che riuscì a condensare non solo la parte umana della storia con protagonista Peter Parker, ma fornì anche dei combattimenti incredibili nel momento in cui individualmente Spidey si prodigò ad affrontare il gruppo che gli aveva dato filo da torcere, creando per ognuno di questi scontri una splash-page dedicata alla battaglia dell’eroe contro i suoi nemici.

Le note dolenti iniziano non tardano però ad arrivare quando ad un certo punto il magico duo Lee-Ditko si divide. Le ragioni non sono mai state chiare e probabilmente furono molteplici. In parte si pensa fosse per l’esposizione di Stan Lee che di certo non provò a tacere le dichiarazioni secondo cui fu lui il solo creatore del personaggio. Lee è sempre stato dell’idea che il creatore di un personaggio fosse fautore dell’idea iniziale, ma Ditko d’altro canto non celò il suo malcontento, creando una tavola in cui mise a confronto il contributo dato secondo lui da entrambi gli autori al personaggio. Lee quindi per appianare le divergenze firmò una lettera in cui disse chiaramente che non avrebbe avuto nessun problema a considerare Steve Ditko il co-creatore del personaggio, ma la risposta non fu di certo delle più entusiaste. Ditko ebbe un problema con quella dichiarazione, un problema riassumibile in una sola parola: “considerare”, che lo fece sentire sminuito in quanto non abbastanza chiara. Lui non avrebbe voluto essere considerato il co-creatore del personaggio, in quanto lo era a tutti gli effetti. I due quindi smisero di parlarsi senza mai appianare le loro divergenze, un po’ per l’ego spropositato di Stan Lee, un po’ per la puntigliosità di Steve Ditko.

 

Un altro motivo però fu riscontrato nelle ragioni narrative. I due si trovarono a parlare di quella che sarebbe dovuta essere una rivelazione futura: l’identità del Green Goblin, un personaggio la cui identità fu celata persino al lettore. Lee per ragioni narrative decise di voler rendere il personaggio il ricco industriale Norman Osborn, padre dell’amico di PeterHarry Osborn. Questo per creare un maggiore conflitto e per creare un grande colpo di scena, ma Ditko non fu d’accordo. La sua idea era che il crimine sarebbe dovuto essere anonimo, che sotto la maschera del Goblin si sarebbe dovuto celare un nuovo personaggio e che le probabilità che in una città grande come New York, la nemesi del protagonista fosse proprio il padre di un suo amico fossero infinitesimali. Ma Lee la ebbe vinta e fu probabilmente anche questo a far andare via Ditko.

Ad oggi Spidey deve moltissimo all’autore, se non quasi tutto. Certo, la personalità sarebbe variata e divenuta più gioviale e meno torbida o scorbutica, ma la base fu quella. Una base creata non solo dal sorridente Lee, ma anche dal leggendario Ditko.

Il Dottor Strange

Un altro esempio dei risultati creati del magico duo Lee-Ditko avvenne con un personaggio minore, in cui però Ditko avrebbe potuto scatenare la sua fantasia e creatività, in una storia con protagonista il miglior chirurgo del mondo, ricco, pieno di sé e dedito solo alla carriera, trovatosi per un incidente stradale inabilitato ad usare uno degli strumenti più importanti per il suo lavoro: le mani. Quel medico era il Dottor Strange, che dopo un viaggio per recuperare l’uso delle sue mani si scoprì in grado di padroneggiare, dopo un addestramento, le arti mistiche, diventando lo Stregone Supremo, protettore della terra.

Le storie con protagonista Strange disegnate da Ditko furono un grande esempio di un’altra sua grande caratteristica abilità nel rendere un particolare effetto: la psichedelia. Le tavole di Strange in viaggio per mondi e dimensioni sconosciute furono uniche, con un’immaginifico senso della prospettiva ed in grado di creare effetti che molti non avrebbero nemmeno potuto pensare di voler fare da lucidi, edd il fatto particolare fu proprio questo: secondo molti l’autore avrebbe assunto delle droghe per arrivare a creare quelle specifiche tavole, ma per via del suo noto modo di vivere tendente al conservatorismo è altamente improbabile che questa fosse la dinamica, come confermato dai suoi colleghi.

Ditko era semplicemente in possesso di una capacità immaginifica unica e particolare, oltre che della sua nota serietà sul lavoro che lo portò a passare ore a ragionare e a pensare a come quelle tavole sarebbero potute essere, a come queste dimensioni lontane sarebbero potute essere rappresentate.

Le storie del Dottor Strange non furono mai di grande successo, ma di certo sono considerabili uno dei migliori lavori dell’autore che in quel mistico ambito, mostrava la sua incredibile abilità nel rendere il fantastico.

Mr. A

C’è il bene e il male, il bianco e il nero e in mezzo non c’è niente. Questa era la filosofia non solo di Mr. A, vigilante oscuro della Charlton Comics, ma anche del suo creatore Steve Ditko.

Ditko passò alla Charlton dopo aver lasciato la Marvel, con un compenso minore ma con quella che fu spesso definita una quasi totale libertà creativa. Ditko colse la palla al balzo e proiettò in quasi tutti i suoi personaggi per la casa editrice la sua filosofia di vita, l’oggettivismo di Ayn Rand che aveva già accennato nella sua caratterizzazione per Peter Parker, anche se annacquato dalla comprensibile volontà di Lee di rendere l’eroe accessibile a tutti e anche dalle sue idee in contrasto con Ditko.

La filosofia di Rand è ovviamente difficile da riassumere in poche righe, ma cercheremo di rendere il tutto comprensibile: un eroe della matrice di Ayn Rand è un essere dal codice morale irreprensibile, con la ragione come valore assoluto e che non trova zone di grigio in cui navigare. C’è il giusto e lo sbagliato, nulla più e Ditko lo rappresenta non solo con il tratto distintivo di Mr. A, delle carte colorate di bianco e nero, ma estende il concetto all’intero albo, composto da contrasti di ombre nere su un campo bianco.

Il personaggio però non ha appeal sui lettori e risulta un po’ incompleto, un mero veicolo di ideali senza una vera e propria sostanza narrativa. Il protagonista è Rex Graine, un reporter del Daily Crusader che si cela sotto l’identità di Mr. A, un uomo in un completo bianco con una maschera e dei guanti di metallo. Incorruttibile e con un codice d’onore ferreo, questo personaggio noir non ha mai avuto una vera e propria origine, ed è quindi poco chiaro il perché di questa sua missione o della sua doppia identità, per non parlare della fortissima presenza degli ideali di Rand che si rivelano poco inclusivi per i lettori, perciò questo personaggio ebbe vita breve.

Blue Beetle

Con questo personaggio Ditko non solo introdusse un espediente narrativo fondamentale per il mito supereroistico, ma creò un supereroe noto ai fan DC.

In passato ci fu un primo Blue Beetle, le cui origini editoriali variarono costantemente, così come il suo costume e le sue abilità, quindi narreremo la versione usata ai tempi della pubblicazione di queste storie: l’archeologo Dan Garrett trovò in una tomba Egizia uno strano manufatto: uno Scarabeo in grado di fornirgli grandi poteri. Gli anni passano e ci troviamo davanti al personaggio creato al personaggio creato da DitkoTed Kord.

Kord era un ricco e brillante inventore, proprietario delle industrie Kord, che perse suo zio nonché collaboratore Jarvis in quella che sembrò un incidente, ma che si rivelò un astuto stratagemma. Jarvis stava infatti lavorando alla creazione di un gruppo robot da combattimento per acquisire il dominio del pianeta, usando le tecnologie di Ted sarebbe potuto risultare più semplice e quindi dopo averle acquisite come favore personale si dileguò in quella che sembrava essere la sua morte.

Ted chiese quindi aiuto al suo vecchio amico Dan Garrett per indagare sulla faccenda, ma non appena arrivati al nascondiglio di Jarvis i due vennero catturati, costringendo Dan a trasformarsi in Blue Beetle per quella che sarebbe stata l’ultima volta, rivelando il suo segreto a Ted. Durante lo scontro i robot vengono però sovraccaricati da Jarvis ed esplodono poco dopo, investendo principalmente Dan, che in punto di morte chiede al suo amico Ted di prendere il nome di Blue Beetle, continuando la sua missione e Ted accettò per via del senso di colpa di aver contribuito indirettamente alla sua morte con la creazione dei robot, giurando di proteggere le persone in suo nome.

Il problema arrivò quando Ted dovette attivare lo Scarabeo, che per qualche motivo non si attivò fornendogli dei poteri, trovandosi a doversi adattare, allenandosi duramente e costruendosi un armamentario per diventare una sua versione di Blue Beetle. Questo dettaglio venne aggiunto chiarificando il tutto più avanti, inizialmente non fu propriamente chiaro se Ted fosse riuscito o no ad entrare in possesso dello Scarabeo, ma di certo fu un espediente utile a Ditko per continuare la sua tradizione di eroi metropolitani affidati alle loro abilità piuttosto che alla magia. Magia che si credeva fosse la fonte dei poteri dati dallo Scarabeo, anche se non molto tempo si sarebbe scoperto qualcosa di totalmente diverso, ma questa è un’altra storia.

Il Ted di Ditko prese alcune caratteristiche dalla sua creatura più conosciuta: l’Uomo Ragno, come l’agilità, lo stile di combattimento acrobatico, l’ingegno scientifico e il senso di colpa per una morte avvenuta indirettamente per causa sua, aggiungendo però nuovi elementi molto avanti per quei tempi. Ted fu accusato nella sua seconda avventura dell’omicidio di Dan Garrett, avvenimento che negò, ma che fece conseguentemente preoccupare la sua assistente e interesse romantico: Tracy, a cui rivelò la sua identità e le sue origini per evitarle una innecessaria preoccupazione e per rendere chiaro quale fosse stato il vero fato di Dan Garrett. Un avvenimento completamente inaspettato per il genere, eroi più famosi come Superman Spider-Man misero anni, se non decenni per fidarsi completamente delle donne nelle loro vite a tal punto da rivelare loro la propria identità.

Le avventure di Ted proseguirono, passando non solo per mani di altri autori ma anche per una casa editrice differente, la DC Comics che comprò i diritti di molti eroi della Charlton, tra cui un’altra creatura originata da Ditko, la prossima della lista.

Question

Un personaggio affascinante nel suo essere misterioso, Question un’altro tentativo di Ditko di raccontare le avventure di un personaggio il quale avrebbe seguito la filosofia oggettivista di Ayn Rand. Un eroe in grado di camuffarsi sotto una maschera inquietante, una maschera che l’avrebbe camuffato cancellandogli apparentemente il volto.

Pulp, enigmatico, ossessionato dalla sua missione, Question era ferreo nelle sue convinzioni, incorruttibile e con un rigido codice morale, un vigilante a caccia di criminali instancabile. Un eroe metropolitano in pieno stile Ditko che spesso avrebbe incrociato il suo cammino con quello di Blue Beetle.

Come Ditko ha influenzato il genere

Possiamo dire che Ditko nei suoi anni si occupò non solo di sperimentare sui fumetti, ma anche di plasmare il genere. Grandi sostenitori del suo lavoro presero diverse ispirazioni come il titanico e mistico Alan Moore che per il suo Watchmen inizialmente avrebbe dovuto usare i personaggi provenienti dalla Charlton, tra cui Blue Beetle Question, ma decise di creare le proprie creature, cambiando o enfatizzando i caratteri. Per quanto riguarda i personaggi di Ditko subirono delle trasformazioni, il ricco Ted Kord, successore di un eroe che portava il suo stesso nome, dotato di un mezzo a forma di Scarabeo, di lenti atte a mascherare la sua identità e di innumerevoli gadget si trasformò nel Gufo Notturno, un riflesso distorto e decadente di Ted in quasi tutto e lo stesso avvenne per Question, che si vide trasformato in Rorschach con un’enfatizzazione comportamentale che lo rese folle e sadico quanto incorruttibile e irreprensibile, con un aspetto estremamente simile alla sua controparte originale, con la sostanziale differenza di una maschera in grado di trasformarsi nelle macchie Rorschach invece di un viso assente. Ma questa non fu la fine.

Ditko con i suoi lavori continua ancora oggi ad ispirare i creativi di tutto il mondo, che sia tramite gli iconici personaggi ideati o co-ideati da lui o che sia sotto l’aspetto grafico con la sua abilità nel rendere la psichedelia, la sua splendida regia e la sua grande teatralità e espressività nei personaggi, questo autore continua a far sognare i lettori che di certo merita di essere ricordato tra le leggende del settore.

In conclusione

La lista di certo non è completa, ci sarebbero stati altri personaggi di cui parlare come CreeperHawk e Dove Shade l’Uomo Cangiante, ma un po’ per la sintesi, un po’ per la volontà di voler parlare dei personaggi più rappresentativi dell’autore, ci fermiamo qui.

La decisione di parlare dell’autore attraverso le sue storie e i suoi personaggi non è casuale, in quanto com’è noto Ditko difese gelosamente la sua privacy, senza rilasciare mai interviste e lasciando pochissime foto o immagini con lui protagonista. Un uomo enigmatico, se vogliamo eccentrico che ha contribuito a rendere grande il fumetto Americano. Autore di immenso talento che non smetterà mai di meravigliarci e che non smetteremo mai di ringraziare.

Riposa in pace Steve Ditko, grazie di tutto.